13a PUNTATA: KEOMA

Keoma! KEOMA!! KEOMAAA!!!! – strilla Gabriella Giacobbe – poi inizia la grande musica dei Fratelli De Angelis…con i titoli di testa.

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Alzi la mano chi si ricorda… questo grande inizio. Io ho tutte e due le mani alzate…. Che attrice la Giacobbe!! Ancora oggi penso che lei è perfetta nel ruolo della “Morte”. Un’attrice fantastica. Ha lavorato moltissimo in teatro. Un vero peccato che morì qualche anno dopo aver fatto “Keoma”. La ricordo quando andai a visitare il set del villaggio indiano vicino al Lago di Vico. Una vera signora. Una bravissima attrice!

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Avevo 6/7 anni quando il mio papà ha girato questo classico – diventato poi negli anni, un favoloso e stupendo western. Io lo sapevo già che era un film bellissimo. Allora non capivo perché nessuno conosceva “Keoma”… poi quando ho iniziato a capire come andava il cinema – …era diventato tutto chiaro. Ma per fortuna, da qualche anno a questa parte il film è meritevolmente conosciuto ovunque. Prima nel mondo e poi in Italia. Una bella soddisfazione per tutti.
Adoro profondamente questo film. Se devo dare un punteggio da 1 a 10. Merita, senza discussioni un bel 20. E’ ancora un film fresco. Tecnicamente parlando, non ti annoia mai. Ti prende e non ti lascia mai. Segui il film come se fossi accanto a Keoma…. ci sono delle scene che hai voglia di strillare – “Attento Keoma!!” – Ma sai bene che Keoma riuscirà a sconfiggere il male e rompere il culo ai cattivi. Pure al povero Roberto “Ridola” Dell’Acqua – quello che viene buttato giù dalla torre!

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Non parliamo della morte del padre (William Berger). Una scena che mi distrugge. Ogni volta che la vedo, come la scena della morte di mia sorella in “La polizia incrimina, la legge assolve” piango. Non mi vergogno a dirlo. Piango.
Cosa mi ricordo del set? TUTTO. Non scherzo. Veramente tutto. Specialmente la polvere. Ritornavo a casa la sera e dopo un bagno – l’acqua della vasca era nera. La primissima immagine che mi viene subito in mente è il bar dei Teatri di posa “Elios” – pieno di persone stranissime. Una paura pazzesca…. sono tutti malati. Hanno dei brutti segni in faccia e sulle braccia. Corro da mio papà: “Papà!!! Dentro il bar ci sono delle persone malate. Devono andare all’ospedale!!!”

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“Come malate? Ma cosa dici Kid.”
“Si…vieni con me!” Avevo una paura…. entriamo nel bar. Tengo stretta la mano di papà. Guardo in giro e… non ci sono i cartelli pubblicitari dell’acqua Pejo oppure Compari o JB come nei films polizieschi 🙂 Ma solo tante persone malate e vestite solo di stracci.
“Vedi papà…. “

Inizia a ridere. Si abbassa e mi dice dolcemente che sono le comparse del film. Sono dei malati finti. Per il film. Guardando il film, sono quelli che aspettano le medicine da Woody Stroode e dal dottore del villaggio, Leon Lenoir…un altro grandissimo amico di famiglia.

In fondo al bar noto anche Giusy Bovino che da l’ultima sistematina ai capelli delle comparse… Un ultimo controllo prima di girare. Mi saluta con tenerezza. La nostra carissima amica Giusy. Una persona stupenda. E’ sempre accanto a noi. Ancora oggi. Lei è colpevole di aver organizzato il famoso incontro tra mio padre e Franco Nero. Grazie a lei che i due grandi si sono potuti incontrare. Tanti conoscono la storia di come è andata a finire…. Giusy è sempre presente nella nostra famiglia. L’ultimo lavoro che abbiamo fatto insieme è stata la serie TV “Il deserto di fuoco” prodotto da Goffredo Lombardo. (Lombardo è lo storico produttore della grande casa di produzione “Titanus”. E’ stato il produttore dei più grandi capolavori del cinema italiano). Mi ricordo che Giusy non si fermava un attimo – ha lavorato praticamente con tutte le produzioni americane. Abbiamo lavorato insieme nel film di Anthony Minghella: “Il paziente inglese”. E’ il top del suo settore..

Grandissima parrucchiera. Grandissima amica. E pensare che ha iniziato a lavorare con mio nonno….. praticamente è una di famiglia. Ancora oggi ho un affetto particolare verso Giusy. La considero come una zia. Una zia speciale. (Nella foto sono con Giusy e mia sorella Stefania a casa sua in campagna).

Dopo avermi calmato… papà mi compra la mia solita Fanta. Mi prende la mano ed usciamo dal bar. Dopo pochi passi giro e sono dentro uno stranissimo villaggio western. E’ tutto rotto… Case rotte con le finestre rotte… carri rotti – tubi ed oggetti di metallo rotti… Muri rotti. Che strana atmosfera. Magica ed affascinante…. Ma profondamente cupa. Andiamo verso il set. Vedo Rocco che mi saluta. Con lui c’è Angelo Ragusa detto “Caccoletta” – devo spiegare il perché del suo soprannome? Non credo 🙂 Ogni acrobata ha il suo sopranome. Rocco tiene in mano uno stranissimo fucile. Un fucile molto potente. Ha un tubo attaccato…. osservo dove finisce il tubo… ad una bombola. Come quella che gonfia i palloncini al Luna Park. Pronti per girare… Rocco prende la mira e spara. E’ un fucile ad aria compresa che spara i colpi finti. Quelli che poi si attaccano al vetro ed il vetro non si rompe. Lasciano un tipo di tappetto nero ed intorno vedi una specie di “colla” – che fa sembrare il vetro rotto. La scena che girano è quella dove William Berger spara fuori dalla finestra del Saloon contro i cattivi. Tutto andato bene. Devono fare il controcampo… vedo Bonadonna che parla con Rocco. Deve organizzare i colpi in arrivo e le varie cadute. Gli acrobati sono tanti e tutti pronti. Rocco è veramente bravo nel sistemare i “ragazzi”. Mi metto vicino a mio papà e mio godo la preparazione. Non mi sposto. Appena si alza mio padre…mi siedo sulla sua sedia di regista.

C’è una cosa che adoro sempre fare… prendere il ciak. Ci gioco. Il ciak del film è grosso. Nero e di legno. E’ pesante. Ma sono un bambino. Ma sentire il rumore del ciak è musica. Per tanti è un rumore secco. Per me no. Per me da l’inizio all’avventura. L’inizio di una scena che ho visto provare e sistemare tante volte. Poi un attimo dopo è tutto finito. Sapevate che certe volte il ciak viene usato in coda alla scena. Ci sono delle scene che non puoi utilizzare il ciak all’inizio e si usa subito dopo. La segretaria d’edizione deve inserire nel libretto e nel copione che in quella specifica sequenza il ciak è stato usato alla fine – cosi che in fase di montaggio, il montatore – in questo caso Gianfranco Amicucci, legge le note e sa in anticipo che il numero della scena ed il ciak si trovano alla fine. Il famoso “Ciak in coda”…

Un vero peccato che mio padre non prendeva mai i ciak al termine delle riprese del film. Solo quando sono diventato il suo aiuto regista, alla fine dell’ultimo giorno e dell’ultima scena – mi prendo il ciak.
Nel frattempo che organizzano un’altra sequenza acrobatica…. decido di entrare nel Saloon… apro le porte e vedo il Saloon…. che FICATA!!! Sui tavoli ci sono le carte ed i dollari finti. Sul balcone – mamma mia quanto è alto – è pieno di bottiglie di “whiskey” (non è vero whiskey ma thè oppure coca-cola allungata con l’acqua) e non possono mancare i classici bicchieri. Mi avvicino alle scale e noto una vetrina con dentro vari oggetti “western”…. Che meraviglia. Io sono dentro il Saloon ed all’improvviso sento: “Forza! Pronti per girare!!!”. Corro fuori, le macchine da presa sono sistemate. Le luci anche. Gli acrobati sono pronti… Si parte!
“Pronti per girare!”
“Motore”
“Partito”
“Ciak”
Mio padre da il via a Rocco.
Rocco inizia a chiamare uno per volta, i nomi degli acrobati… ed uno alla volta vengono colpiti e cadono. Tutto in un attimo. Ma poi nel film – con l’uso del rallenty…. la sequenza risulta un bellissimo balletto classico di movimenti.

“STOP!” – un’altra. Gli acrobati si alzano – entrano in campo gli assistenti costumisti e puliscono e sistemano i nostri ragazzi. Gli effetti speciali si preparano…. Tutti pronti per un altro ciak…

E voi? Pronti per la mia prossima puntata? Avete solo il tempo di andare a prendere il popcorn

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