A Ghentar si muore facile

A Ghentar si muore facile è un film del 1967, diretto da León Klimovsky.

Trama

Teddy Jason, avventuriero e sommozzatore, viene ingaggiato dai ribelli della repubblica di Ghentar, che lottano contro Lorm, il dittatore, affinché recuperi, da un aereo caduto in mare, una cassetta con importanti documenti.

Con l’aiuto di un pescatore, Botul, Teddy riesce nel suo intento, ma scopre che, in realtà, nella cassetta c’è un bel mucchio di diamanti. Deciso ad appropriarseli, Teddy li nasconde sotto la barca di Botul, ma gli uomini di Lorm lo catturano e sequestrano l’imbarcazione.

Torturato, Teddy si rifiuta di parlare; Lorm, allora, lo confina nelle terribili “miniere del Paradiso”, dove i detenuti muoiono come mosche per i maltrattamenti e il clima spaventoso: ma Teddy organizza l’evasione e riesce a scappare. Durante una marcia nel deserto, però, cade nelle mani di Kim, in apparenza capitano del servizio segreto di Lorm. Kim, in realtà, è il capo della rivolta contro Lorm e Teddy, per poter recuperare i diamanti, accetta di collaborare con lui: penetra nella fortezza di Lorm, la fa saltare, apre la via ai rivoluzionari, che attaccano e uccidono il feroce dittatore Teddy, insieme a Botul recupera la barca e i diamanti: ma, per un banale incidente, li perde definitivamente. Tutti, tranne uno: e, con quello, Teddy e Botul muovono, in barca, verso nuove avventure.

In order to overturn the government of some exotic country, the rebels decide to hire an experienced American diver (George Hilton). His risky mission: recover from the botton of the sea a treasure, which would provide financial support to their endeavor.

Recensione

Durante la fine degli anni Sessanta, la pellicola di guerra è diventata un genere popolare tra i filmmaker europei. In primo luogo, queste sono state influenzate dai personaggi di Quella sporca dozzina (Dalle Ardenne all’Inferno, 67) o The Guns of Navarone (Probability Zero, (Probabilità zero, 69)). hanno incorporato aspetti dello spionaggio o del film di guerra.

L’avventuriero Teddy Jason (George Hilton) è assunto dai ribelli della Repubblica di Ghentar per recuperare un baule pieno di documenti provenienti da un aereo che si è schiantato in mare. Ha immediatamente problemi con la polizia segreta, che sembra conoscere i suoi piani ed è costretto ad ottenere l’aiuto di un pescatore chiamato Botul. Dopo alcuni problemi, ha successo nel suo compito, ma rimane sorpreso nello scoprire che la cassa è in realtà piena di diamanti. Avendo intenzione di tenerli per se stesso li nasconde in segreto nello scafo della barca di Botul.

Purtroppo viene prontamente catturato dalla polizia e, rifiutandosi di parlare sotto tortura, è condannato in prigionia nel “Le miniere del paradiso” – un campo di carcere nel deserto. Oltre a soffrire del caldo, del lavoro esaustivo e di un periodo di isolamento individuale, Teddy è anche incoraggiato a parlare dalla tentazione di una bella birra fresca. Questo è sinceramente troppo per un uomo solo, quindi organizza una fuga frenetica con alcuni compagni prigionieri.

L’abbandono, tuttavia, è solo l’inizio dei loro problemi: c’è ancora un deserto da attraversare a piedi. Dopo che tutti i suoi compagni sono morti di sete, Teddy è fortunato ad essere trovato dagli uomini di Kim (Thomas Moore), un capitano della polizia segreta che è in realtà alla testa dei ribelli. Accetta di aiutarli con la loro rivoluzione nella speranza che questo gli darà la possibilità di rimettere saldamente le mani sui diamanti.

Il film è fortunato a trarre vantaggio da una colonna sonora assolutamente di prima qualità, grazie a Carlo Savina, che mescola un tema di tipo western con alcune tracce influenti arabe a grande effetto. Ottima la cinematografia.

Leon Klimovsky era noto per aver posto il suo nome in film che in realtà non erano diretti da lui. Questo ha permesso ai produttori di chiedere le imposte dal governo spagnolo, che è stata una grande cosa per loro, ma un grave mal di testa per gli storici di film che cercano di elaborare chi ha fatto le dannate cose. La presenza del direttore italiano veterano Marino Girolami in un ruolo di supervisione generico è un buon indizio che qualcun altro era in realtà responsabile, come ha detto Hilton in un’intervista a Cine70: “Leon Klimovsky era un argentino e in Argentina aveva fatto alcune cose importanti ed era una persona molto rispettata. Ma era già anziano e non era molto abile in questo tipo di film. Il vero regista era Enzo Girolami, e ricordo che alcuni scene furono anche dirette dal padre di Enzo, Marino Girolami, che era un’ottima persona.”.

Curiosità

 

 

Uscite all’estero

Italy 16 August 1967
Turkey 1 April 1968
Spain 19 August 1968 (Madrid)
France July 1969

Titoli all’ estero

Brazil Ghentar: Reduto de Mercenários
Spain En Ghentar se muere fácil
France À Ghentar, la mort est facile
Greece (transliterated ISO-LATIN-1 title) Dyo pistolia gia pente tafous
Turkey (Turkish title) Hürriyet fedaileri

Locations

 

 

Melilla, Spain

Morocco

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Titolo originale A Ghentar si muore facile
Lingua originale spagnolo
Paese di produzione Italia, Spagna
Anno 1967
Durata 117 min
Rapporto 2,35 : 1
Genere azione, avventura
Regia León Klimovsky
Soggetto Tito Carpi, Gino De Santis, Manuel Martínez Remís
Sceneggiatura Tito Carpi, Gino De Santis, Manuel Martínez Remís, Roberto Natale
Produttore esecutivo Marino Girolami
Casa di produzione Marco Film, R.M. Films
Fotografia Mario Fioretti
Montaggio Antonio Gimeno, Antonietta Zita
Musiche Carlo Savina
Costumi Giorgio Desideri
Trucco Carlos Vásquez

Interpreti e personaggi

George Hilton: Teddy Jason
Ennio Girolami: Kim (con il nome Thomas Moore)
Marta Padovan: Mary
Venancio Muro: Botul
Alfonso Rojas: Lorme
Luis Marín: Sirdar
Attilio Severini:
Alfonso de la Vega: prigioniero biondo
Anne Rosas:
Gan Squir:
Rafael F. Rosas:
José Luis Lluch: prigioniero

Grazie ad Andrea Girolami per alcune foto del set.

FOTO E POSTERS

 

 

 

 

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