Amici miei

Amici miei è un film italiano del 1975 diretto da Mario Monicelli.

Il progetto del film apparteneva a Pietro Germi, che non ebbe però la possibilità di realizzarlo a causa del sopraggiungere della malattia che lo condusse alla morte nel 1974. Nei titoli di testa del film, infatti, si è voluto rendere omaggio all’autore con la scritta «un film di Pietro Germi», cui segue solo successivamente «regia di Mario Monicelli».

Il significato del titolo secondo Gastone Moschin è da riferirsi all’addio al cinema di Pietro Germi “amici miei, ci vedremo, io me ne vado”.

Trama

Cinque inseparabili amici fiorentini sulla cinquantina affrontano i loro disagi sfogandosi con scherzi a danno di malcapitati.

Il conte Raffaello Mascetti è un nobile decaduto costretto a vivere dapprima ospite degli amici, poi in uno scantinato. Rambaldo Melandri è un anonimo architetto alla perenne ricerca di una donna, per la quale sarebbe anche disposto ad abbandonare i suoi amici, salvo ravvedersi all’ultimo momento. Giorgio Perozzi è un redattore capo di cronaca che cerca di sfuggire la disapprovazione per la sua poca serietà e per le sue avventure extraconiugali da parte del figlio e della ex moglie. Guido Necchi gestisce con la moglie Carmen un bar con sala da biliardo, luogo d’incontro del gruppo d’amici. Ai quattro amici di sempre si aggiunge il professor dottor Alfeo Sassaroli, brillante primario ospedaliero annoiato dalla professione e capo di una clinica in collina, che diventa in breve tempo uno dei pilastri del gruppo.

Il redattore Perozzi esce dal lavoro all’alba, senza la minima intenzione di tornare a casa a dormire, con l’idea di voler scappare via con i suoi migliori amici in occasione di una giornata che non ci sarebbe mai più stata: con loro ha intenzione di partire su due piedi per una delle loro “zingarate”, ossia una fuga dalle loro grigie realtà per stare in compagnia a scherzare. Così passa a prendere gli altri per partire tutti insieme.

Il Perozzi stesso racconta qualcosa di sé: è separato dalla moglie, stufa dei suoi lazzi, e ha un brutto rapporto con il figlio Luciano, che, al contrario del padre, è serioso e distaccato.

Il Sassaroli entra nel gruppo quando gli altri quattro finiscono ricoverati nella sua clinica in collina, feriti dopo una delle loro zingarate. I quattro amici trasformano la loro degenza in un periodo di caos nella clinica e il primario Sassaroli si dimostra immediatamente degno del loro stile, vendicandosi con cure fastidiose e dolorose. Offuscato dal dolore, il Melandri trova la sua anima gemella in Donatella, che scopre essere la moglie del primario Sassaroli, il quale non esita a cedergliela, accompagnata però dalle due figlie, dall’esigente cane Birillo e dalla governante tedesca. I due uomini si accordano perché il Sassaroli venga a visitare moglie e figlie di quando in quando. Dopo un lungo periodo di assenza dagli amici, il Melandri confessa loro di non avere buoni rapporti con il Sassaroli, il quale non perde occasione per criticare i bassi standard familiari dell’architetto. I tre vengono invitati ad una cena, alla quale ne approfittano per vendicarsi della fuga del Melandri e, finalmente, convincerlo a lasciare Donatella. Per sfogarsi vanno tutti e cinque alla stazione di Santa Maria Novella a fare la zingarata degli schiaffi ai passeggeri sul treno in partenza. Dopo questo episodio, il Sassaroli entra stabilmente nel gruppo.

In un’altra famosa zingarata, i cinque si fingono architetti e geometri inviati a prendere le misurazioni in un paesello che deve essere abbattuto per la costruzione di un’autostrada, lasciando la popolazione nel panico.

Il Conte Mascetti ha effettivamente origini nobili, ma ha scialacquato le ricchezze sue e della moglie Alice. L’uomo è costretto a vivere di vendita di enciclopedie e ha mandato moglie e figlia a vivere lontano, sulle spalle di un conoscente, e viene ospitato dagli amici. È un uomo orgoglioso delle sue origini nobili, che accetta sempre i favori ma mai la carità, e solo i suoi amici sanno come trattare questa differenza. Il Mascetti ha da tempo una relazione con Titti, giovane studentessa figlia di un colonnello in pensione, della quale è pazzo di gelosia, poiché spesso si rende irrintracciabile: lui la scoprirà infine a letto con un’altra donna.

Il Necchi viene presentato come un uomo estremamente brillante nell’inventare scherzi, come quando il gruppo si autoinvita ad una festa in villa senza conoscere il padrone di casa e il Necchi stesso defeca nel vasino di un bambino spaventando la governante, venuta in un secondo momento a controllare. È proprio del Necchi l’ideazione dello scherzo più elaborato del gruppo: dopo che il barista ha identificato un anziano pensionato cliente del suo bar, il signor Righi, il gruppo finge di essere una banda di spacciatori in lotta con il clan rivale dei marsigliesi, che ha bisogno di un basista. Il Righi viene sballottato per la provincia, incappucciato e spaventato, con la promessa di guadagnare facilmente milioni di lire, che mai arrivano. Ad intervenire è infine Carmen, la moglie del Necchi, che minaccia di spifferare tutto al Righi nel caso il marito non la smettesse di assentarsi continuamente dal lavoro. I cinque si mettono all’opera per la conclusione: l’incontro decisivo con i marsigliesi in un cantiere abbandonato, in cui il Sassaroli finge di venire ammazzato, e dopo lo scontro viene ordinato al Righi di allontanarsi, venendo spedito a Reggio Calabria.

Terminata la giornata in cui il Perozzi rievoca questi episodi, tutti decidono di tornare a casa, ma il Perozzi, appena andato a letto, viene colpito da un infarto e muore sotto gli occhi degli amici, nell’indifferenza della moglie e del figlio Luciano. Tuttavia anche in punto di morte è pronto a beffare il prete giunto per l’estrema unzione, pronunciando una supercazzola come confessione. Durante il suo funerale sopraggiunge il Righi, convinto che il defunto sia stato eliminato da loro per tradimento: i quattro sghignazzano durante il corteo funebre.

Commento

Unitamente ad altre famose pellicole dello stesso periodo, segna l’inizio di un ciclo nuovo e conclusivo di quel genere cinematografico meglio conosciuto come commedia all’italiana. L’amarezza, il disincanto, la fine delle illusioni di benessere e le tensioni sociali che caratterizzano l’Italia degli inizi degli anni settanta fanno la loro comparsa anche in questo genere comico e di costume. La risata piena si vela di tratti malinconici e tristi, i personaggi rimangono comici ma diventano amari e patetici. Scompaiono definitivamente il lieto fine e il finale leggero o comunque umoristico e lasciano il posto alla precarietà di una condizione umana spesso senza prospettiva.

Monicelli riprende in questa pellicola il tema dell’amicizia virile che aveva già trattato in alcuni film precedenti (I soliti ignoti, La grande guerra, L’armata Brancaleone) e che tornerà a trattare in lavori successivi. Il vincolo, la vitalità e la complicità del gruppo vengono proposti come risposta alle minacce esistenziali provenienti dall’ambiente, dal lavoro, dalla famiglia stessa. I membri del piccolo gruppo di amici vivono la contraddizione di una vita normale verso la quale sono assolutamente attratti (Melandri cerca insistentemente una donna, Mascetti si abbandona costantemente ai sogni di nobiltà, Perozzi vive pericolose avventure extra-coniugali) ma è fondamentalmente l’appartenenza alla banda che supplisce, con le sue dinamiche goliardiche, alla carenza delle quali sono vittime, fornendo così una soluzione, una via di fuga. Il gruppo reagisce nei confronti di ogni singolo membro che tenta di intraprendere una via solitaria e mette in atto tutta una serie di iniziative, compreso il dileggio, per ricondurlo a sé.

Curiosità

Il cast prevedeva originariamente la partecipazione di Marcello Mastroianni nel ruolo del nobile decaduto, mentre Ugo Tognazzi doveva interpretare il giornalista. Tuttavia Mastroianni rifiutò la parte perché riteneva che nei film corali la sua prestazione venisse sempre superata dagli altri attori co-protagonisti.

La parte del nobile decaduto fu proposta allora da Monicelli a Raimondo Vianello, ma anche Vianello oppose un rifiuto. Il personaggio fu allora assegnato a Tognazzi, e per la parte del giornalista fu ingaggiato Philippe Noiret.

Riconoscimenti

1976 – David di Donatello
Miglior regista a Mario Monicelli
Miglior attore protagonista a Ugo Tognazzi
1976 – Nastro d’Argento
Miglior produttore a Andrea Rizzoli
Miglior soggetto originale a Pietro Germi, Leonardo Benvenuti, Piero De Bernardi, Tullio Pinelli
Migliore sceneggiatura a Pietro Germi, Leonardo Benvenuti, Piero De Bernardi, Tullio Pinelli
Nomination Regista del miglior film a Mario Monicelli
Nomination Miglior attore protagonista a Ugo Tognazzi
Nomination Migliore attrice non protagonista a Milena Vukotic
Nomination Miglior attore non protagonista a Duilio Del Prete
1976 – Globo d’oro
Miglior attore rivelazione a Duilio Del Prete

Nel documentario Ritratto di mio padre (2010) di Maria Sole Tognazzi, Monicelli ha rivelato a quest’ultima che, per ideare gran parte degli scherzi (le “zingarate”), gli autori si erano ispirati a fatti realmente accaduti o aneddoti ben noti a Firenze, negli anni precedenti all’epoca in cui fu girato il film.

L’ispirazione risale agli anni ’30, quando a Castiglioncello, Livorno, cinque ragazzi combinavano le famose zingarate. I cinque erano Mazzingo Donati, medico immunologo fiorentino, Ernesto Nelli architetto, Giorgio Menicanti giovane nobile del luogo, Silvano Nelli, giornalista, e Cesarino Ricci collaboratore dell’amico Silvano.

Il personaggio del “Conte Mascetti” fu concepito basandolo su un nobiluomo locale, Giorgio Menicanti, ancora vivente al tempo della realizzazione della pellicola, che in gioventù aveva sperperato un ingente patrimonio personale compiendo più volte il giro del mondo con alcuni amici da lui mantenuti, e infine rientrato nel capoluogo toscano con un orso al guinzaglio, ma ridotto in miseria. Il celebre prof. Sassaroli interpreterà il conosciuto Mazzingo Donati, uomo di grande ironia e goliarda, noto in seguito per aver realizzato il primo trapianto al mondo di midollo osseo.

Inoltre il regista ricorda di aver conosciuto nella vita reale un’altra persona, che ispirò la gag della Supercazzola, in grado di eseguire alla perfezione quest’ultima, nonché decisamente meglio di come fu concepita dagli sceneggiatori; secondo la testimonianza del paroliere Alberto Salerno e del giornalista Mario Luzzatto Fegiz, l’inventore di questa e di altre gag presenti nel flm fu il cantante Corrado Lojacono

Uscite all’ estero

Italy 26 July 1975 (Taormina Film Festival)
Italy 24 October 1975
Italy 30 October 1975 (Turin)
Spain 4 June 1976
USA 18 July 1976
France 18 August 1976 (Paris)
Poland 2 November 1976
Portugal 23 December 1976
Denmark 26 May 1977
Sweden 29 July 1977
West Germany 9 June 1978
Hungary 7 December 1978
Netherlands 17 January 1980
Brazil 4 February 1980
USA October 1984 (Chicago International Film Festival)
Greece 2 October 2004 (Panorama of European Cinema)
Greece 8 July 2005 (re-release)
France 29 October 2011 (Villerupt Italian Film Festival)
France 9 November 2011 (re-release)

Titoli all’ estero

My Friends
Argentina Amigos míos
Bulgaria (Bulgarian title) Приятели мои
Brazil Meus Caros Amigos
Denmark Mig og vennerne
Spain Habitación para cuatro
France Mes chers amis
Greece (transliterated ISO-LATIN-1 title) Oi entimotatoi filoi mou
Greece Οι Εντιμότατοι Φίλοι μου
Hungary Férfiak póráz nélkül
Iran (Persian title) Doostane Man
Netherlands (alternative transliteration) Mijn gabbers
Poland Moi przyjaciele
Portugal Oh! Amigos Meus
Sweden Det gamla gänget
Soviet Union (Russian title) Мои друзья
West Germany Ein irres Klassentreffen
World-wide (English title) My Friends

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Titolo originale: Amici miei
Paese di produzione Italia
Anno 1975
Durata 140 min
Rapporto 1.85:1
Genere commedia
Regia Mario Monicelli
Soggetto Pietro Germi, Leonardo Benvenuti, Piero De Bernardi, Tullio Pinelli
Sceneggiatura Pietro Germi, Leonardo Benvenuti, Piero De Bernardi, Tullio Pinelli
Produttore Carlo Nebiolo
Fotografia Luigi Kuveiller
Montaggio Ruggero Mastroianni
Musiche Carlo Rustichelli
Scenografia Lorenzo Baraldi
Costumi Giuditta Mafai
Trucco Franco Di Girolamo

Interpreti e personaggi

Ugo Tognazzi: Raffaello Mascetti
Gastone Moschin: Rambaldo Melandri
Philippe Noiret: Giorgio Perozzi
Duilio Del Prete: Guido Necchi
Adolfo Celi: professor Alfeo Sassaroli
Bernard Blier: Nicolò Righi
Marisa Traversi: Bruna, l’amante di Perozzi
Milena Vukotic: Alice Mascetti
Franca Tamantini: Carmen Necchi
Olga Karlatos: Donatella Sassaroli
Silvia Dionisio: Titti
Ulla Johanssen: Amante di Titti
Angela Goodwin: Laura Perozzi
Maurizio Scattorin: Luciano Perozzi
Giorgio Iovine: Ambrosio, padre Titti
Mauro Vestri: il neurologo
Mario Scarpetta: vigile urbano

Doppiatori italiani

Renzo Montagnani: Giorgio Perozzi
Luciano Melani: Guido Necchi
Melina Martello: Donatella Sassaroli
Corrado Gaipa: Nicolò Righi
Renato Turi: Ambrosio, padre Titti
Dante Biagioni: vigile urbano

 

FOTO E POSTERS

 

 

 

 

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