Barry Lyndon

Barry Lyndon è un film drammatico del 1975 diretto da Stanley Kubrick, tratto dal romanzo Le memorie di Barry Lyndon di William Makepeace Thackeray.

Nonostante all’uscita nelle sale non abbia prodotto incassi cospicui, Barry Lyndon è considerato uno dei migliori film di Kubrick e una delle più grandi opere cinematografiche mai realizzate.  Per creare un’opera il più possibile realistica, Kubrick trasse ispirazione dai più famosi paesaggisti del XVIII secolo per scegliere le ambientazioni dei set.  Le riprese vennero effettuate nei luoghi in cui è stato ambientato il film: Inghilterra, Irlanda e Germania.

Le scene e i costumi vennero ricavati da quadri, stampe e disegni d’epoca; grazie a questa attenzione ai dettagli il film ottenne i premi Oscar alla migliore fotografia (John Alcott), alla migliore scenografia (Ken Adam) e ai migliori costumi (Milena Canonero), assegnati nel 1976.  Le riprese vennero invece girate con l’ausilio della luce naturale o, tutt’al più, delle candele e delle lampade a olio per le riprese notturne.  Questa scelta implicò l’utilizzo di lenti rivoluzionarie, studiate dalla Zeiss per la NASA (come il Zeiss Planar 50mm f/0.7, l’obiettivo più luminoso della storia della fotografia) oltre a nuove macchine da presa messe a punto dalla Panavision.

Barry Lyndon è un film che assume un ruolo particolarmente importante nella filmografia di Kubrick perché costituisce il momento di maggiore libertà e distanza dai temi sociali, filosofici e politici che a Kubrick sono sempre stati attribuiti: violenza, politica, sesso. È un film fortemente visivo, talmente ricco di immagini e riferimenti estetici (dovute alle vastissime ricerche condotte dall’autore) da farne la più ampia e rigorosa rappresentazione del Settecento che il cinema abbia mai prodotto. La storia viene continuamente ridotta a quadro, a immagine da mostrare, da guardare: una grande tessitura visiva iniziata in esterni, nella profondità di campi lunghissimi e nella fredda luce del nord, dove le figure si stagliano nette sugli orizzonti sconfinati, e chiusa nel fondo nero di una carrozza.

Nel Regno Unito e negli Stati Uniti uscì il 18 dicembre 1975,  mentre in Italia il 1º gennaio 1976.

Trama

Il film si divide in:

 

Parte I: Con quali mezzi Redmond Barry acquisì lo stile e il titolo di Barry Lyndon
Parte II: Resoconto delle sventure e dei disastri che accaddero a Barry Lyndon

Parte I

Tra questi due tempi è stato posto un breve intervallo (40 secondi di schermo nero).

In un piccolo villaggio irlandese, il giovane Redmond Barry, figlio unico di madre vedova, scapestrato e di bell’aspetto ma con pochi soldi in tasca, s’innamora della cugina, la bella e frivola Nora Brady. Nel villaggio, qualche settimana più tardi, si ferma un reggimento militare del Regno Unito, che sta reclutando truppe per la guerra dei sette anni. Durante la sosta Nora conosce uno degli uomini di stanza, il capitano John Quin, con cui avvia una relazione. I fratelli di Nora, consapevoli che l’ufficiale ha un’ampia disponibilità economica, cercano di distoglierla da Redmond e di spingerla verso l’ufficiale.

Redmond cerca con tutte le sue forze di porsi tra i due promessi sposi. Appreso il giorno del fidanzamento, irrompe durante il pranzo ed offende Quin in pubblico gettandogli in faccia un bicchiere di vino (che avrebbe dovuto usare per brindare alla coppia). A causa di tale oltraggio, il capitano inglese decide di sfidarlo a duello: Redmond ferisce a morte il rivale con un colpo di pistola e il giorno stesso, dietro consiglio di un giudice di gara, fugge verso Dublino per non essere catturato e condannato per omicidio. Barry si allontana dal villaggio in groppa a un cavallo, con in tasca venti ghinee d’oro donategli dalla madre.

Lungo la strada per Dublino, mentre attraversa un bosco, Barry viene bloccato da due briganti, che lo derubano di tutti i suoi averi e lo lasciano senza cavallo. Squattrinato ed appiedato, giunge in un piccolo villaggio dove un ufficiale sta arruolando uomini per l’esercito britannico. Disperato per aver perso tutto e senza altre prospettive, Barry si arruola nell’esercito. L’inadeguatezza di Barry alla vita militare emerge subito: una mattina, al momento del rancio, l’ingenuo giovane chiede che gli venga sostituito il boccale perché sporco di grasso, suscitando così il sarcasmo dei commilitoni. Uno in particolare, il corpulento Toole, lo prende in giro davanti a tutti. Barry non ci sta e, dietro consiglio di un altro commilitone, riesce a irritarlo facendo riferimento al malo modo in cui Toole viene trattato dalla moglie. Per decidere chi ha ragione si organizza un combattimento di pugilato, da cui, anche questa volta, l’irlandese esce vincitore.

Dopo questa affermazione, Barry ottiene la fiducia dei suoi superiori e viene dunque spedito in battaglia in prima linea. L’esercito si trasferisce in territorio tedesco, dove si sta svolgendo uno scontro decisivo tra le truppe francesi e quelle inglesi. Un giorno Redmond viene informato dal capitano del suo battaglione, un suo vecchio amico, Grogan, già padrino del fatale duello, che il capitano Quin, il pretendente di Nora, è in realtà ancora vivo: la pistola di Barry era stata infatti truccata (in modo che sparasse un tampone di stoppa) dai familiari di Nora, i quali non volevano perdere l’opportunità di imparentarsi con Quin, che con i suoi averi rappresentava una notevole sicurezza economica. Nora quindi aveva sposato il rivale in amore del povero Redmond.

Doppiamente beffato, il giorno dopo Barry partecipa con il suo reparto a una sanguinosa battaglia e vede morire, sotto i suoi occhi, Grogan stesso. A questo punto, orfano del suo unico protettore, matura la volontà di disertare per fuggire dalla guerra, che l’avrebbe condotto con molta probabilità alla morte. L’occasione buona gli capita quando vede due ufficiali omosessuali intenti a dialogare sul loro amore mentre fanno il bagno in un fiume. Uno dei due è stato incaricato di condurre una delicata missione: recapitare un messaggio al generale Percival Williamson, che si trova a Brema. Barry approfitta dello scambio di effusioni tra i due militari per rubare l’uniforme e il cavallo di uno di loro e fuggire verso Brema con i documenti dell’ufficiale.

Dopo essere entrato nel territorio controllato dai prussiani, alleati degli inglesi, si verificano due imprevisti. Il primo, positivo, consiste nel fatto che un giorno, alla ricerca di un luogo dove mangiare, Barry incontra una giovane donna che si offre di ospitarlo. I due diventano amanti, ma dopo qualche giorno Barry riprende la strada per Brema. Il secondo, negativo, vede Barry incrociare sulla sua strada un gruppo di soldati prussiani. Il capitano Potzdorf, che li comanda, si presenta e si offre di accompagnarlo. Il prussiano, che sospetta che Barry sia un impostore e un disertore, lo conduce in una taverna per soldati e, cercando di farlo parlare e ostentando un atteggiamento amichevole, fa cadere Barry in contraddizione: l’irlandese gli comunica che deve consegnare un messaggio al generale Percival Williamson, che in realtà è morto da dieci mesi. Ottenuta la prova che sta mentendo, lo fa disarmare immediatamente e gli offre due alternative secche: essere tratto in arresto (con sicura condanna a morte per diserzione) oppure arruolarsi nell’esercito prussiano; Barry è quindi costretto a scegliere la seconda.

L’addestramento nell’esercito prussiano è molto più duro che in quello inglese. Barry fatica ad ambientarsi e subisce numerose punizioni a causa della sua mancanza di disciplina. Durante una battaglia cruciale a colpi di cannone e di fucile, a cui Barry prende parte, una cannonata colpisce una trave. Barry capisce in anticipo che la trave cadrà addosso al capitano ed interviene salvandogli la vita. Come ricompensa, Potzdorf lo premia con due federichi d’oro e gli affida un incarico di secondo piano senza alcun rischio: un lavoro di spionaggio in cui deve farsi assumere come cameriere presso un raffinato giocatore d’azzardo francese, un certo Chevalier de Balibari. In realtà, egli è un irlandese e vive sotto copertura, e per questo i prussiani hanno buon motivo di sospettare che possa essere una spia per conto dell’Austria. La missione di Barry è osservare l’uomo e fare rapporto tutti i giorni al capitano Potzdorf su quello che fa.

Durante il primo incontro con de Balibari, però, Barry non riesce a nascondergli di essere un suo compatriota e di essere stato inviato a spiarne le mosse. Lo Chevalier apprezza la sincerità di Barry, dato che anche lui vive un analogo esilio forzato, e i due diventano amici. De Balibari fa entrare Barry nel mondo del gioco d’azzardo, ed egli, inventando ogni genere di trucco con la propria astuzia, aiuta il suo benefattore a vincere tutte le partite a carte con altri nobili. Nei suoi rapporti quotidiani al capitano Potzdorf, Barry riporta cose vere ma totalmente ininfluenti al fine di svelare la reale identità dello Chevalier. Un giorno però la fortuna abbandona la coppia: un principe, conosciuto alla corte del re, accusa de Balibari di aver barato al gioco. Tra i due nasce un alterco, al termine del quale il principe annuncia la sua intenzione di ricorrere a un duello. Dopo che Barry riporta fedelmente l’accaduto ai suoi superiori, interviene il governo, che tramite il ministro di Polizia decide di far espellere lo Chevalier dal territorio prussiano.

I due sodali, però, smontano il piano del governo prussiano: la mattina dopo, quando due soldati prussiani si presentano davanti alla residenza del giocatore, colui che prendono in consegna è in realtà Barry, travestito in modo da somigliare allo Chevalier, e lo scortano, mentre questi si finge scandalizzato e offeso, fino al confine. Il vero de Balibari è espatriato comodamente durante la notte. La carriera dei due giocatori procede con un successo dietro l’altro. Barry si rende famoso, oltre che per la sua fortuna al tavolo da gioco, per la sua bravura con la spada e per la sua bellezza, che attira diverse donne, tra cui la giovane contessa Lady Lyndon, donna sofisticata e infelice, sposata con Sir Charles Reginald Lyndon, ricchissimo e molto malato, da cui ha avuto un figlio, Lord Bullington, il cui precettore è il reverendo Runt.

Parte II

Alla morte di Sir Charles, Barry si sposa con Lady Lyndon. La madre di Barry viene a vivere nel palazzo della coppia. Dal matrimonio con la donna, Barry ha un figlio, il piccolo Bryan Patrick Lyndon, e si attira l’inimicizia del figliastro, Bullington, che lo ritiene un uomo rozzo e opportunista. Sebbene Barry cerchi di essere gentile con lui e di trattarlo come un figlio, Bullington si rifiuta di vedere in lui un padre e dichiara fermamente che il suo unico e vero padre sarà sempre Sir Charles. Un giorno Bullington palesa il suo sentimento rifiutandosi di baciare Barry; per la mancanza di rispetto Barry gli infligge sei scudisciate e gli dice che lo rifarà ogni volta che si vedrà trattare in modo simile.

Passano gli anni: tra Barry e Lady Lyndon l’amore è finito, Barry ha numerose amanti e i due vivono separati. Il conflitto tra Bullington (attaccatissimo alla madre) e Barry si fa sempre più aspro, mentre a consolare Barry è l’amore paterno nei confronti di suo figlio Bryan.

Un giorno la madre di Barry dice chiaramente al figlio che, nonostante sia sposato con una ricca nobildonna, non ha niente intestato a sé, quindi è nullatenente, e per questo non sarà lui a ereditare la fortuna di famiglia, ma il figlio primogenito, che gli è fortemente ostile. Tutto si risolverebbe se Barry ottenesse un qualsiasi titolo nobiliare. Barry si getta anima e corpo nell’impresa, finanziando opere e organizzando sontuosi ricevimenti. L’unico risultato tangibile che riesce a ottenere è partecipare a un ricevimento in cui è presente re Giorgio III. Il colloquio tra i due è però deludente: quando il re viene informato che Barry ha reclutato a sue spese una compagnia per la guerra in America, si limita a suggerirgli di reclutarne un’altra e partire con essa per combattere.

Un giorno i due fratellastri, mentre sono soli nell’aula di studio in assenza del reverendo Runt (istitutore di entrambi), iniziano a litigare per una matita e vengono alle mani. Richiamato dalle urla di Bryan, Barry entra nella sala, vede che il figlio grande sta sculacciando il piccolo e decide immediatamente di punirlo con sei scudisciate. Il figliastro, sconvolto, promette che la prossima volta che Barry lo toccherà, lo ucciderà.

Un giorno, durante un’esibizione musicale dove Lady Lyndon suona il clavicembalo accompagnata da una piccola orchestra d’archi, Bullington mette in atto un piano per screditare la falsa immagine di Barry, sfruttando l’amore incondizionato che questi prova per il piccolo Bryan, e annunciare l’intenzione di lasciare la casa paterna per non ritornarvi più finché vi avesse abitato il patrigno. Questo suscita le ire di Barry stesso, che non riesce a trattenersi dal saltare addosso al figliastro e picchiarlo a sangue davanti a tutti gli astanti. Dopo questo episodio, Barry perde definitivamente ogni speranza di ottenere un titolo nobiliare, mentre tutti i suoi creditori si affrettano a chiedergli il pagamento di quanto loro dovuto, gravando pesantemente sulla rendita di Lady Lyndon.

Approssimandosi la festa di compleanno di Bryan, il piccolo chiede al padre di avere in regalo un cavallo (in precedenza aveva un semplice pony). Barry decide di fargli una sorpresa: finge con lui di non accontentarlo mentre in realtà acquista un cavallo purosangue, un puledro bellissimo che non è stato ancora domato. Nonostante Bryan avesse promesso ai genitori di non cercarlo e di non montarlo mai in assenza del padre, un giorno segue il padre di nascosto e trova il cavallo. Appena gli sale in groppa, l’animale, imbizzarrito, disarciona il bambino, che si ferisce mortalmente al cranio.

Dopo due giorni di agonia Bryan muore, provocando una grave perdita in famiglia. Barry inizia ad annegare il proprio dolore nell’alcol, mentre Lady Lyndon tenta il suicidio ingerendo della stricnina (che le provoca solo una grande sofferenza). Dell’accaduto viene informato Lord Bullington; egli decide dunque di ritornare nella tenuta Lyndon, chiedendo soddisfazione per l’affronto subito qualche mese prima. In un pagliaio poco lontano Bullington e Barry si sfidano a duello con le pistole. Al primo tentativo Bullington, per l’emozione, esplode erroneamente il colpo, sprecandolo, mentre carica l’arma. Al suo turno Barry rimane colpito dal terrore di Bullington, e forse per compassione, spara a terra per chiudere la sfida. Bullington invece chiede di poter esplodere il secondo colpo. Al secondo sparo la sua mano poco ferma finalmente colpisce Barry, ferendolo a una gamba. La ferita appare subito grave e l’uomo viene portato immediatamente in una locanda, dove viene chiamato un chirurgo. La pallottola ha reciso l’arteria tibiale anteriore e il rischio di un’ulteriore emorragia è troppo alto: l’unica cosa sicura che si può fare è amputare la gamba sotto il ginocchio.

Qualche giorno dopo, mentre Barry è ancora convalescente, riceve la visita dell’amministratore della casa. L’uomo comunica a Barry che Lord Bullington è disposto a versargli un vitalizio di 500 ghinee all’anno purché Barry lasci la casa e l’Inghilterra. L’amministratore fa presente a Barry che, se decidesse di rimanere in Inghilterra, finirebbe in prigione e nessun finanziatore e nessuna banca accorrerebbe per risanare i pesanti debiti contratti, perché è completamente screditato. Pochi giorni dopo Barry, accompagnato dalla madre, lascia l’ospedale e ritorna in Irlanda. Il narratore commenta la scena dicendo che Barry si recherà successivamente in Europa a giocare d’azzardo, senza più, però, la fortuna di un tempo.

Lord Bullington ritorna nella casa paterna e affianca la madre nell’amministrazione dei beni di famiglia. Nell’ultima scena del film, Lady Lyndon, con aria assente, firma la cedola relativa al versamento in favore di Barry per l’anno sotto gli occhi del figlio, brutto e precocemente invecchiato. 1789.

Il film termina con l’epitaffio:

Fu durante il regno di Giorgio III che i suddetti personaggi vissero e disputarono. Buoni o cattivi, belli o brutti, ricchi o poveri, ora sono tutti uguali.

Commento

Ascesa e caduta dell’irlandese Redmond Barry nell’Europa del ‘700, in un ciclo i cui passaggi sono segnati da un arbitrio solo apparente e in realtà spinti dal volere e dal vantaggio altrui.Il geniale Kubrick ci porta come nessuno ha mai fatto prima dentro la storia ed il quotidiano del Settecento. Attraverso la storia del protagonista, il regista affronta i soliti temi del suo cinema e lo fa con grande maestria e con tecnica sopraffina. Tutto è perfetto, compresa una confezione a dir poco scintillante. Semplicemente prodigiosa e stupefacente la fotografia per la quale sono stati creati appositi obiettivi. Meravigliosa anche la fusione tra immagini e musica, che è del tutto riuscita. Il film è un insieme di gallerie e quadri storici realizzati con una fotografia da manuale realizzata da Alcott con il solo ausilio della luce naturale. Bellissime le musiche sapientemente assemblate, buona la prova degli attori. La lunghezza del film è notevole ed il ritmo lento, ma ciò non pregiudica il giudizio di capolavoro per l’opera.

Curiosità

Inesattezze storiche
Nonostante la cura maniacale che Kubrick usò per i dettagli del film, come del resto per ogni altra sua regia, nel film compaiono tre evidenti anacronismi. Il primo riguarda una cartina geografica che viene mostrata, sulla quale compare un treno a vapore, che però all’epoca ovviamente non esisteva. In scene successive, compare un cane di razza Labrador Retriever, che però fu allevata solo a partire da fine Ottocento e riconosciuta nel 1903.Il terzo riguarda gli strumenti ad arco dell’orchestra, che sono montati “alla moderna”: sono presenti i puntali di violoncello e contrabbasso, comparsi solo nel secolo successivo ed affermatisi solamente nel XX secolo, inoltre gli archetti sono anch’essi moderni.

Dopo Arancia meccanica, Kubrick decise di dirigere un film a cui lavorava da tempo, Napoleon, biopic su Napoleone Bonaparte, con Jack Nicholson nel ruolo del protagonista.  Ma dopo il flop di un film simile, Waterloo di Sergej Fëdorovic Bondarcuk, Kubrick abbandonò il progetto,[11] senza discostarsi però dal film storico.  In questo periodo gli passò sottomano il romanzo di William Makepeace Thackeray, Le memorie di Barry Lyndon, e dunque decise di approfondirlo, iniziando a stendere una prima sceneggiatura.
« Mi ha sempre attirato un film in cui il destino del protagonista è già inciso sul primo fotogramma, e non ne avevo ancora fatti, quindi questa fu l’occasione migliore.
(Stanley Kubrick)

Una prima stesura dell’opera non comprendeva molti dei dialoghi e la voce narrante era in prima persona, come nel libro dal quale il film è tratto.  A questo proposito Kubrick disse:
« Thackeray usava l’osservatore ‘imperfetto’ – anche se sarebbe più corretto dire l’osservatore ‘disonesto’ – consentendo al pubblico di giudicare da sé la vita di Redmond Barry. Questa tecnica andava bene per il romanzo, ma non per un film, in cui hai dinanzi a te una realtà oggettiva per forza! Il narratore in prima persona avrebbe funzionato se il film fosse stato una commedia: Barry diceva il suo punto di vista, in contrasto con la realtà oggettiva delle immagini, e allora il pubblico avrebbe riso per questa contrapposizione. Ma Barry Lyndon non è una commedia».
(Stanley Kubrick)

Kubrick riferì di non avere scelto Le memorie di Barry Lyndon, tra i romanzi di Thackeray, a caso:
« Ho avuto l’intera collezione delle opere di Thackeray sulla libreria, a casa, per anni. Dovetti leggere i libri svariate volte prima di arrivare a Barry Lyndon. Prima, ad esempio, mi interessava La fiera della vanità, ma la storia era troppo intricata per essere spiegata solo in un film. Oggi ci sarebbero le miniserie televisive, ma non avevo assolutamente l’intenzione di girarne una».
(Stanley Kubrick)

Il regista asserì di amare i personaggi e di aver trovato un modo per non fare perdere l’impatto del libro nel passaggio dalla carta alla pellicola.

« Barry Lyndon offriva l’opportunità di fare una delle cose che il cinema può realizzare meglio di qualunque altra forma d’arte: presentare cioè una vicenda a sfondo storico. La descrizione non è una delle cose nelle quali i romanzi riescono meglio, però è qualcosa in cui i film riescono senza sforzo, almeno rispetto allo sforzo che viene richiesto al pubblico».

Il cast del film comprende Ryan O’Neal nel ruolo di Redmond Barry Lyndon (inizialmente assegnato a Robert Redford),  Marisa Berenson nel ruolo di Lady Lyndon, Leon Vitali nel ruolo di Lord Bullington, Patrick Magee nel ruolo dello Chevalier de Balibari e Anthony Sharp nel ruolo di Lord Hallam.

Sharp e Magee avevano già collaborato con Kubrick in Arancia meccanica.  In particolare, in un’intervista con Michel Ciment, il regista rivelò le sue impressioni sull’attore protagonista del film, Ryan O’Neal, sino ad allora quasi sconosciuto: «Era l’attore migliore per la parte. Aveva l’aspetto giusto ed ero sicuro che avesse più dote di quanto non ne aveva mostrato sino ad allora. Penso di averci visto giusto, data la sua performance, e non riesco ancora neanche a concepire uno che avrebbe interpretato meglio Barry. Ad esempio, nonostante siano grandi attori, Al Pacino, Jack Nicholson o Dustin Hoffman sarebbero sicuramente stati errati in quel ruolo».

Per il film, Kubrick cercò di essere quanto più realistico possibile,[10] utilizzando sul set solamente candele o lumi a olio.[8] Tutto ciò per ricreare l’atmosfera tipica del XVIII secolo.[8] A ricreare quest’atmosfera collaborarono anche i quadri di autori come Hayez (Il bacio è riproposto in una scena d’amore tra Barry Lyndon e una sua amante), William Hogarth, Joshua Reynolds, Chardin, Antoine Watteau, Zoffany e altri, come ha rivelato lo scenografo Ken Adam.

Kubrick rivelò di non avere usato quasi nessuno storyboard, per la realizzazione del film, asserendo che sono poche le riprese provenienti da idee lampanti,  aggiungendo che anzi il preparare una scena prima di essere sul set può soltanto danneggiarla: «L’ispirazione giusta viene in un momento e basta. Non c’è alcuna alchimia alle spalle, la si riconosce e ci si ispira a essa».
Il dipinto”L’imbarco per Citera”servì come ispirazione per alcune esterne del film

Le riprese durarono 300 giorni, in un arco complessivo di due anni: con un budget di circa 11 milioni di dollari, iniziarono nel giugno 1973 e finirono nel settembre 1975.  Per ispirare gli attori, Kubrick faceva ascoltare sul set le musiche che avrebbero fatto da sottofondo, nel montaggio finale, alla scena, come fece Sergio Leone con il cast di C’era una volta il West.

La pellicola venne girata alla Powerscourt Estate, una famosa tenuta del XVIII secolo nella contea di Wicklow, in Irlanda.  La casa venne distrutta in un incendio diversi mesi dopo l’inizio delle riprese (nel novembre 1974): per questo il film viene considerato, oltretutto, una sorta di documentario sull’aspetto della dimora prima della sua distruzione.[18] Tra le altre location, il castello di Howard, in Inghilterra (in cui vennero girati gli esterni della tenuta Lyndon), il castello di Dublino, in Irlanda, dimora dello Chevalier e alcuni edifici governativi a Potsdam, vicino Berlino.

Alcune tecniche di ripresa ricollegano direttamente ad altri lavori precedenti del regista: lo zoom e il grandangolo, elementi-chiave in 2001 e Arancia meccanica. Inoltre, alcuni elementi riportavano direttamente al cinema muto: «Penso che il cinema muto avesse molte più qualità del cinema sonoro», asserì Kubrick.  Poi, aggiungendo, disse: «[La scena nel terrazzo tra Lady Lyndon e Barry] è tutta molto romantica, però nello stesso tempo credo che suggerisca quell’attrazione vuota che sentono l’uno per l’altra e che scomparirà con la stessa rapidità. Prepara cioè il terreno a tutto quello che seguirà nel loro rapporto».

Con questo film, Kubrick si aggiudicò un BAFTA al miglior regista 1976

Fotografia

Alla fotografia lavorarono John Alcott e Stanley Kubrick: Kubrick aveva già lavorato con Alcott per 2001: Odissea nello spazio e Arancia meccanica e avrebbe continuato in Shining.  Alcott venne premiato per il lavoro svolto su Barry Lyndon con un premio Oscar 1976.

L’intento di Kubrick era quello di girare il film senza alcun ausilio di luci artificiali, così da donare alla pellicola un aspetto realistico, «quello di un dipinto o un affresco».  Per questo, durante la fase di pre-produzione del film, il regista girò in lungo e in largo alla ricerca di obiettivi molto luminosi.[8] Il compito non fu difficilissimo per Kubrick, che aveva lavorato per diverso tempo alla rivista statunitense Look.[10] Ed DiGiulio, presidente della Cinema Products Corp., rivela che Kubrick giunse un giorno con una proposta quasi “assurda”: «Mi chiamò per chiedermi se […] era possibile adattare per la BNC l’obiettivo Carl Zeiss Planar 50mm f/0.7 che si era appena procurato e che aveva una focale da 50 millimetri e un’apertura massima di f/0.7. . Quando lessi le specifiche delle dimensioni, conclusi che sarebbe stato impossibile collegarlo alla sua BNC a causa del diametro e anche perché la parte posteriore sarebbe arrivata a soli 4 mm dal piano della pellicola».  Nonostante questo Kubrick insistette sino a quando DiGiulio non accettò di approfondire la questione.

Accoglienza

All’uscita, nel dicembre 1975, il film venne apprezzato particolarmente,  per le sue atmosfere barocche, la fotografia e la scenografia.  Nonostante tutto, l’accoglienza da parte del pubblico non fu delle più calorose e il critico italiano Enzo Ungari, ad esempio, nel 1976, la definì «svagata»  e asserì che Barry Lyndon aveva avuto un po’ ovunque degli apprezzamenti «grigiamente positivi».

Brian Koller scrisse che il film è il secondo più bello di Kubrick, successivo solo al Dottor Stranamore, che cattura e fa saltare lo spettatore in un mondo sin troppo realistico.  In seguito al successo – quantomeno sotto il punto di vista critico – del film, negli anni successivi molti registi sfornarono una serie di film storici ambientati nel ‘700, che cercavano di ricreare le atmosfere realistiche: tra questi, I duellanti di Ridley Scott, in cui per altro i duelli svolgono un ruolo fondamentale.

Registi italiani come Bernardo Bertolucci, però, sottolinearono il fatto che anche questo film, come già accadeva in 2001: Odissea nello spazio e Arancia meccanica, metteva in risalto il sentimento di amore/odio che Kubrick prova verso la civiltà umana

Riconoscimenti

1976 – Premio Oscar
Migliore fotografia a John Alcott
Migliore scenografia a Ken Adam, Roy Walker e Vernon Dixon
Migliori costumi a Ulla-Britt Soderlund e Milena Canonero
Miglior colonna sonora a Leonard Rosenman
Nomination Miglior film a Stanley Kubrick
Nomination Migliore regia a Stanley Kubrick
Nomination Migliore sceneggiatura non originale a Stanley Kubrick
1976 – Golden Globe
Nomination Miglior film drammatico
Nomination Migliore regia a Stanley Kubrick
1977 – Premio César
Nomination Miglior film straniero a Stanley Kubrick
1976 – Premio BAFTA
Migliore regia a Stanley Kubrick
Migliore fotografia a John Alcott
Nomination Miglior film
Nomination Migliore scenografia a Ken Adam
Nomination Migliori costumi a Ulla-Britt Soderlund e Milena Canonero
1975 – National Board of Review Award
Miglior film
Migliore regia a Stanley Kubrick
Migliori dieci film

1977 – David di Donatello
David Europeo a Stanley Kubrick
1975 – Los Angeles Film Critics Association Award
Migliore fotografia a John Alcott
1975 – British Society of Cinematographers
Migliore fotografia a John Alcott
1976 – Directors Guild of America
Nomination DGA Award a Stanley Kubrick
1975 – National Society of Film Critics Award
Migliore fotografia a John Alcott
1977 – Sant Jordi Award
Miglior film straniero a Stanley Kubrick
1976 – Writers Guild of America
Nomination WGA Award a Stanley Kubrick
1977 – Cinema Writers Circle Award
Miglior film straniero
1978 – Guild of German Art House Cinemas
Miglior film straniero a Stanley Kubrick
1975 – New York Film Critics Circle Award
Nomination Miglior film
Nomination Migliore regia a Stanley Kubrick

Differenze con il romanzo

Versione di riferimento: William Makepeace Thackeray, Le memorie di Barry Lindon, traduzione di T. Giartosio, Editore Fazi 2003.

Dal confronto con il romanzo il film di Kubrick presenta varie innovazioni:

Redmond non viene derubato dai briganti durante la sua prima fuga a Dublino, ma viene ospitato nella città da una signora incontrata durante il viaggio (che si diceva aggredita dai banditi) e qui ingannato e derubato dalla donna stessa e da suo marito che si fingevano nobili;
si arruola poi nell’esercito britannico e partecipa alla guerra dei sette anni, ma non diserta rubando la divisa dell’ufficiale omosessuale al fiume, bensì scambia la sua identità con quella del capitano inglese ferito, ospitato a casa della pastorella tedesca, che diviene sua complice;
l’ufficiale tedesco che lo smaschera e lo arruola nelle truppe prussiane muore in guerra e non è lo stesso che lo fa assumere come spia e lo presenta allo Chevalier de Balibarì;
lo Chevalier non è un estraneo, ma proprio suo zio, fratello del padre e fatto da lui diseredare con l’accusa di cattolicesimo;
il “vecchio” Sir Charles non muore sotto gli occhi di Redmond;
le trame per concludere il matrimonio con lady Lyndon, che nel film risulta quasi immediato, occupano uno spazio considerevole e sono inframmezzate al racconto dell’amore clandestino della Principessa di X e alla mediazione di Barry per far concludere un buon matrimonio ad un suo cugino;
per riuscire nel suo piano Redmond prima ferisce e minaccia di uccidere in duello Milord Gorge Poynngs, cugino e pretendente della vedova Lyndon (personaggio inesistente nel film), poi ricatta la Lady con delle lettere compromettenti da lei scrittegli quando era ancora in vita il marito;
nel complesso lo spazio dedicato al periodo coniugale è molto più ampio nel film;
risulta diverso anche il personaggio del primo figlio di Lady Lyndon, il Visconte Bullington, che nel romanzo sembra messo meno in rilievo: parte per la guerra nelle colonie americane, viene creduto morto e riappare solo nelle ultime pagine per bocca del narratore esterno, il quale dice che Bullington si opporrà ad ogni indulgenza della madre nei confronti di Barry e che lo punirà;
non viene affatto descritto il duello, molto importante nel film (Redmond manca volutamente il bersaglio mentre il figliastro, rispondendo al fuoco, lo colpisce alla gamba che gli dovrà poi essere amputata);
nel film, in seguito a questo intervento di Lord Bullington, Barry viene interdetto ed estromesso dalla famiglia Lyndon, mentre nel romanzo questo avviene per una trama ordita dalla stessa Lady, dai suoi parenti e dalla sua vecchia fiamma lord Georges.
Kubrick fa terminare la storia nel 1789, data della Rivoluzione Francese, mentre Thackeray prolunga la storia fino ad oltre il 1811.

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Titolo originale     Barry Lyndon
Lingua originale     inglese, tedesco, francese
Paese di produzione     Regno Unito, Stati Uniti
Anno     1975
Durata     184 min[1] Rapporto     1,37:1 (negativo)[2] 1,66:1 (designato)[2] Genere     storico, drammatico
Regia     Stanley Kubrick
Soggetto     William Makepeace Thackeray (romanzo)
Sceneggiatura     Stanley Kubrick
Produttore     Stanley Kubrick
Produttore esecutivo     Jan Harlan, Bernard Williams
Casa di produzione     Hawk Films Ltd., Peregrine, Warner Bros.
Distribuzione (Italia)     Warner Bros. Italia
Fotografia     John Alcott
Montaggio     Tony Lawson
Musiche     Leonard Rosenman
Scenografia     Ken Adam
Costumi     Milena Canonero
Trucco     Alan Boyle

Interpreti e personaggi

Ryan O’Neal: Redmond Barry Lyndon
Marisa Berenson: Lady Lyndon
Patrick Magee: Chevalier de Balibari
Hardy Krüger: capitano Potzdorf
Steven Berkoff: Lord Ludd
Gay Hamilton: Nora Brady
Marie Kean: madre di Barry
Diana Körner: Lischen
Murray Melvin: reverendo Samuel Runt
Frank Middlemass: sir Charles Reginald Lyndon
André Morell: Lord Gustavos Adolphus Wendover
Arthur O’Sullivan: capitano Feeny
Godfrey Quigley: capitano Grogan
Leonard Rossiter: capitano John Quin
Philip Stone: Graham
Leon Vitali: Lord Bullington
Billy Boyle: Seamus Feeny
Geoffrey Chater: dottor Broughton
David Morley: Bryan Patrick Lyndon
Wolf Kahler: principe di Tübingen
Roger Booth: re Giorgio III
Pat Roach: Toole

Doppiatori originali

Michael Hordern: narratore

Doppiatori italiani

Giancarlo Giannini: Redmond Barry Lyndon
Melina Martello: Lady Lyndon
Alberto Lionello: Chevalier di Balibari
Renato Cortesi: Lord Ludd, Mick, il principe di Tubingen, John Fakenhan
Alida Cappellini: Nora Brady
Gianna Piaz: madre di Barry
Oreste Lionello: reverendo Samuel Runt
Gianni Bonagura: Charles Lyndon, Graham
Mario Feliciani: Lord Wendover
Corrado Gaipa: Capitano Grogan
Mario Maranzana: capitano John Quin
Rodolfo Traversa: Lord Bullingdon
Carlo Baccarini: dottor Broughton
Massimo Foschi: Re Giorgio III, Ulik
Vittorio Di Prima: Toole
Romolo Valli: narratore
Marcello Tusco: venditore di tessuti
Roberto Bertea: padre di Nora, un ministro di polizia
Marco Guadagno: Lord Bullington da giovane
Vittorio Congia: recluta
Giampiero Albertini: padrino di Barry al duello
Pietro Biondi: Frederick
Silvio Spaccesi: capitano Feeney
Sergio Di Giulio: Seamus Feeny

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