Confessione di un commissario di polizia…

Confessione di un commissario di polizia al procuratore della Repubblica è un film del 1971, diretto dal regista Damiano Damiani.

Palermo, il commissario Bonavia induce, sotto la minaccia di un ricatto, a dimettere dal manicomio della città il pregiudicato Michele Li Puma; il commissario è al corrente di antico rancore di Li Puma nei confronti di Ferdinando Lomunno, un noto costruttore, stimato nella comunità e con amicizie politiche influenti, ma che nasconde in realtà un’intensa attività di carattere mafioso, che non è mai riuscito ad incriminare. Bonavia confida che, una volta uscito, Li Puma cercherà di rivalersi nei confronti di Lomunno che lo ha fatto rinchiudere con la complicità della sorella Serena, al tempo amante del costruttore, ed infatti il giorno dopo egli, travestito da poliziotto, fa irruzione nel suo studio sparando ed uccidendo tre sicari incaricati da Lomunno, nel frattempo avvertito, di aspettarlo, trovando a sua volta la morte.

Delle indagini viene incaricato, oltre a Bonavia, il Sostituto Procuratore della Repubblica Traini il quale viene messo immediatamente al corrente dal commissario dei rapporti intercorrenti tra Li Puma ed il costruttore e le conoscenze e le amicizie che quest’ultimo ha in seno alla politica ed alla pubblica amministrazione. Traini il giorno dopo riceve la visita dell’avvocato Canistraro che riferisce che Lomunno, resosi irreperibile, è disponibile a rispondere alle domande del Sostituto Procuratore ma solo a condizione che questi si rechi da lui, paventando un suo pericolo di vita nel caso di una fuga di notizie, a causa dell’ostitlità della polizia ed in particolare del commissario; Traini informa a sua volta il procuratore della Repubblica Malta che lo autorizza ad incontrare Lomunno all’insaputa di Bonavia.

Durante il colloquio Lomunno lascia capire che non teme il commissario, ritenendosi viceversa preoccupato dai suoi “concorrenti”, ma una volta che il magistrato ha lasciato il luogo dell’incontro, viene raggiunto dall’avvocato, da un parlamentare e da un consigliere comunale che gli chiedono spiegazioni sul suo comportamento e facendogli capire che, in caso le cose dovessero complicarsi e dovessero emergere elementi che porterebbero alla luce le connivenze sul nuovo piano regolatore essi lo scaricherebbero. Lomunno reagisce con forza, lasciando intendere che non teme le loro minacce e che i voti che ha “regalato” ai politici può in ogni momento mandarli in altre direzioni e spiegando che l’inganno nei confronti del magistrato serve a fare in modo che sia lui ad orientare le sue indagini verso Bonavia ma si rifiuta di confidare agli “amici” il nome della persona che lo ha avvertito dell’arrivo di Li Puma.

I due inquirenti cominciano a studiarsi, diffidando reciprocamente l’uno dell’altro, arrivando anche ad intercettarsi le telefonate, fino a quando Bonavia rivela al Magistrato che la sua avversione nei confronti di Lomunno deriva dalla morte di un suo amico, il sindacalista Giampaolo Rizzo: un onesto rappresentante sindacale che in passato si era schierato apertamente contro il costruttore, subendo dapprima un attentato ed in seguito, accresciuta la sua popolarità, ucciso e sepolto in una cava dai sicari di Lomunno che, allo scopo di eliminare l’unico testimone, avevano ucciso anche un bambino che aveva assistito al delitto e che Bonavia aveva cercato di proteggere.

Traini lo accusa, ancora non formalmente, del tentato omicidio di Lomunno ma Bonavia entra in contatto con Serena che, avendo capito che Lomunno intende ucciderla al fine di eliminare l’ultimo testimone, si rende disponibile a testimoniare contro di lui, mentre il Magistrato viene informato dai medici del manicomio, spaventati dopo il rapimento del figlio di uno di loro, che è stato proprio Bonavia ad indurli a fare uscire Li Puma dall’istituto, sotto la minaccia di incriminarli per la loro mala gestione. A quel punto gli eventi sembrano precipitare e Bonavia, dopo essere stato messo sotto accusa, uccide Lomunno in un ristorante, lasciando al Magistrato la sua confessione, scagionando l’agente Gammino che, per proteggere il commissario, si era auto accusato delle intercettazioni telefoniche a Traini.

Questi nel frattempo inizia a ricostruire le attività criminose di Lomunno e dei politici a lui collegati e si mette a sua volta alla ricerca di Serena ma, dopo che la donna gli aveva telefonato, avendo saputo dalla televisione dell’arresto di Bonavia, grazie ad una spiata viene trovata dai sicari, uccisa e sepolta in un pilone di cemento, impedendo al Magistrato la possibilità di proseguire le sue indagini. Bonavia viene informato in carcere della sparizione di Serena e chiede a Traini chi fosse presente al momento in cui ha ricevuto la telefonata e questi risponde “il Procuratore Malta”, rifiutando decisamente l’illazione del commissario che l’alto magistrato possa essere implicato, ma venendo persuaso a proseguire le indagini “in ogni direzione”.

Bonavia viene ucciso in carcere durante una proiezione cinematografica e Traini, ormai convinto della connivenza di Malta, lo incontra in Tribunale fissandolo senza parlargli, lasciando intendere che non fermerà le sue indagini.

Commento

Notevole poliziesco coabitato da sentimenti giustizialisti, intrighi prettamente noir e ambizioni di denuncia. Proseguendo la sua analisi delle collusioni tra mafia e potere in Sicilia e rammentando fatti di cronaca, Damiani si sofferma sulle differenze tra la giustizia pragmatica di un commissario e quella dogmatica di un magistrato in un percorso tortuoso che collega il costume locale – fotografato in modo serio e realistico – con le aree del cinema noir, riscontrabili nella ferocia di delitti ed esecuzioni. Il risoluto Balsam e il ligio Nero sbrigliano efficaci dinamiche, supportati dai volti truci e malfidi di Lastretti e Catenacci e da una Tolo tremebonda e nuda prima dell’atroce dipartita.

Locations

 

 

 

rovine del castello di Vicari

via Piano dell’Ucciardone a Palermo:

via Principe Umberto I a Vicari (PA).

Piazza Caracciolo a Palermo

 

 

Data di uscita
Italia: 26 marzo 1971
Giappone: 11 novembre 1971
Francia: 26 gennaio 1972
Ungheria: 22 giugno 1972
Germania Ovest: 6 ottobre 1972
Belgio: 12 gennaio 1973
Svezia: 12 marzo 1973
Danimarca: 11 maggio 1973
Finlandia: 21 settembre 1973
Norvegia: 8 ottobre 1973
Stati Uniti: 16 agosto 1974

Titolo originale Confessione di un commissario di polizia al procuratore della repubblica
Lingua originale italiano, inglese
Paese di produzione Italia
Anno 1971
Durata 101 min
Colore colore
Audio mono
Rapporto 2,35 : 1
Genere drammatico, thriller
Regia Damiano Damiani
Soggetto Damiano Damiani, Fulvio Gicca Palli
Sceneggiatura Damiano Damiani, Salvatore Laurani
Produttore Mario Montanari, Bruno Turchetto
Casa di produzione Euro International Film, Explorer Film ’58
Fotografia Claudio Ragona
Montaggio Antonio Siciliano
Musiche Riz Ortolani
Scenografia Umberto Turco

Interpreti e personaggi

Franco Nero: dott. Traini, sostituto procuratore
Martin Balsam: commissario Bonavia
Marilù Tolo: Serena Li Puma
Claudio Gora: procuratore distrettuale Malta
Luciano Lorcas: Ferdinando Lomunno
Giancarlo Prete: Giampaolo Rizzo
Arturo Dominici: Avvocato Canistraro
Michele Gammino: Gammino
Adolfo Lastretti: Michele Li Puma
Nello Pazzafini: prigioniero
Calisto Calisti: un mafioso
Wanda Vismara: cameriera di Traini
Adele Modica: Lina Paladino, amante di Bonavia
Dante Cleri: Agente in ufficio
Roy Bosier: Giuseppe Lasciatelli
Giancarlo Badessi: Onorevole Grisì
Filippo De Gara: Nicotra, il sindaco
Giuseppe Alotta: Prigioniero
Paolo Cavallina: Se stesso
Gianni Palladino: agente di polizia

Doppiatori italiani

Sergio Graziani: dott. Traini, sostituto procuratore
Arturo Dominici: commissario Bonavia
Pino Colizzi: Ferdinando Lomunno
Pino Locchi: Avvocato Canistraro
Carlo Alighiero: Onorevole Grisì
Alessandro Sperlì: Nicotra, il sindaco

Premi

Gran Premio 1971 al Festival di Mosca

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