Gatti rossi in un labirinto di vetro

Gatti rossi in un labirinto di vetro è un film del 1974 diretto da Umberto Lenzi.

Trama

Un gruppo di americani in gita a Barcellona si trova improvvisamente coinvolto in una serie di efferati delitti in cui un ignoto assassino uccide a coltellate giovani donne cui strappa poi l’occhio sinistro. La polizia sospetta, dopo avere a lungo brancolato nel buio, che l’omicida sia il pubblicitario Mark Burton, amante della signorina Paulette Stone. L’uomo, dal canto suo, ritiene che responsabile degli omicidi sia però sua moglie Alma, da tempo malata di nervi. A scoprire la verità, con l’aiuto di una foto scattata da una delle vittime, è una giovane lesbica, Naiba. L’assassina, poiché è di una donna che si tratta, è Paulette: priva di un occhio perso in un incidente, uccide per “vendicare” la sua inferiorità. Trovandosi faccia a faccia con lei, Naiba sta per subire la sorte delle altre donne, ma la polizia interviene in extremis, uccidendo Paulette.

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Commento

Ultimo giallo diretto da Umberto Lenzi prima di imboccare la fortunatissima strada dei polizieschi, “Gatti rossi in un labirinto di vetro” è un interessante co-produzione italo-spagnola interamente ambientata a Barcellona. Buon giallo lenziano, assimilabile al genere del giallo argentiano.  Il regista usa la tecnica dell’indurre sospetti su tutti i protagonisti, per distrarci dal vero assassino. Ottimi il tema musicale di Bruno Nicolai e l’ambientazione spagnola (il maniero del finale è davvero una bella location). Formidabile il cast (vorrei citare anche Mirta Miller nel ruolo della lesbica) e Rigaud. C’è pure Tom Felleghy, nel ruolo del medico.

Curiosità

Il film trae una certa ispirazione dalla pellicola A Venezia… un dicembre rosso shocking (1973) di Nicolas Roeg, che include, oltre all’impermeabile rosso che porta l’assassino, anche il particolare del flashback traumatico. Risulta evidente anche una certa somiglianza tra quest’ultimo film e Tenebre (1982) di Dario Argento, il quale deve aver tratto ispirazione sia da A Venezia… che da Gatti rossi…, a cominciare dall’incipit, realizzato all’aeroporto con la moglie malata di nervi che insegue il marito, il quale per tutta la vicenda è angosciato da questa figura – con tanto di pasticca curativa che appare in entrambi i film, per continuare coi delitti compiuti impunemente sotto la luce del sole ed il flashback di un vecchio crimine che tormenta il protagonista (avvenuto a Burlington in Gatti rossi… e nel Rhode Island in Tenebre, ed in entrambi i casi nei pressi di una piscina).

È Lenzi invece a copiare Argento invece quando mostra nel film una foto che ritrae per caso l’assassino; foto che segna anche la morte per il suo fotografo (come ne Il gatto a nove code – 1971); oppure quando mostra il particolare rivelatore dell’identità dell’omicida, ovvero la mano “che non è mancina”, come la mano che “non impugna” il coltello dell’assassino in L’uccello dalle piume di cristallo (1970). Anche il finale stesso, col protagonista che si allontata in aereo, che dopo L’uccello dalle piume di cristallo (1970) era stato rivisto in La morte cammina con i tacchi alti (1971), pare di chiara ispirazione argentiana. Altre scene riproposte da Lenzi e presenti in almeno un altro film del filone giallo sono quelle in cui l’assassino fa credere alla vittima di aver raggiunto la salvezza facendola uscire dal suo rifugio per farla precipitare proprio fra le sue braccia (da I corpi presentano tracce di violenza carnale – 1973) e la scena dell’omicidio della ragazza nel tunnel degli orrori, probabilmente ispirata da una sequenza analoga del film Ragazza tutta nuda assassinata nel parco (1972).

Del titolo “zoonomico” della pellicola, I “gatti rossi” sono i gitanti in visita a Barcellona dopo aver indossato gli impermeabili rossi (“Quello che ho visto è come un gatto rosso che mi passava davanti…” dice uno dei protagonisti), il “labirinto” è inteso come la trappola senza via d’uscita in cui si trovano i protagonisti (“Dobbiamo uscire da questo labirinto a qualsiasi costo…”), mentre il “vetro” nasconde la caratteristica peculiare dell’assassino, l’occhio finto.

l’Occhio Sbarrato nel Buio è il titolo di lavorazione di Gatti Rossi in un Labirinto di Vetro; come mai lo cambiaste, visto che la prima scelta era in tema con il film?
Perché con Gatti Rossi in un Labirinto di Vetro cercavo di dare una descrizione di un fatto che si vede nel film ma che nessuno ha recepito: loro sono tutti vestiti di rosso, stanno dentro a un pullman (il labirinto di vetro) e si azzuffano l’uno con l’altro come gatti. Nessuno l’ha capito. Quel film, tra l’altro, ebbe molti titoli in tutto il mondo, ma il più bello di tutti è Eyeball, di cui recentemente mi ha mandato il manifesto Quentin Tarantino chiedendomi se glielo firmavo con dedica…

La scena che prelude al finale, con Ines Pellegrini chiusa da dentro che cerca di recuperare la chiave della porta e l’assassino che (con gran cattiveria) le “imbocca” la chiave da fuori facilitandole la presa, è praticamente uguale a quella realizzata l’anno precedente da Sergio Martino in I corpi presentano tracce di violenza carnale, solo con Ines Pellegrini al posto di Suzy Kendall e la sciarpa che passa da sopra anziché il foglio di giornale a terra.
Naturalmente non è per sminuire la genialità di Lenzi, ma sono di quelle coincidenze interessanti…

Questa è la chiave che Suzy Kendall, in I corpi presentano tracce di violenza carnale (1973), cerca di recuperare facendola cadere all’esterno e trascinandola da sotto la porta su un giornale; ma la chiave cade fuori dal foglio ed è proprio l’assassino, lì fuori, a consegnargliela…

Locations

 

 

 

Casa Generalizia dei Padri Maristi in Piazzale Marcellino Champagnat

 

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FOTO E POSTERS

 

 

 

Paese di produzione     Italia, Spagna
Anno     1974
Durata     89 min.
Rapporto     2,35:1
Genere     giallo
Regia     Umberto Lenzi
Soggetto     Félix Tusell
Sceneggiatura     Félix Tusell
Casa di produzione     National Cinematografica (Italia); Estella Films (Spagna)
Fotografia     Antonio Millán
Musiche     Bruno Nicolai

Interpreti e personaggi

Martine Brochard: Paulette Stone
John Richardson: Mark Burton
Ines Pellegrini: Naiba Levin
Andrés Mejuto: Commissario Tudela
Mirta Miller: Lisa Sanders
Daniele Vargas: Robby Alvarado
George Rigaud: reverendo Bronson
Silvia Solar: Gail Alvarado
Raf Baldassarre: Martinez
José María Blanco: Ispettore Lara
Marta May: Alma Burton
John Bartha: sig. Hamilton
Olga Pehar: sig.ra Randall
Veronica Miriel: Jenny Hamilton
Olga Montes
Richard Kolin: sig. Randall
Rina Mascetti: infermiera dell’ospedale
Fulvio Mingozzi:poliziotto
Vittorio Fanfoni (non appare)
Francesco Narducci: receptionist dell’hotel
Tom Felleghy: medico legale
Lorenzo Piani (non appare)

Doppiatori originali

Vittoria Febbi: Paulette Stone
Massimo Turci: Mark Burton
Micaela Esdra: Naiba Levin
Mico Cundari: Commissario Tudela
Maria Pia Di Meo: Lisa Sanders
Arturo Dominici: Robby Alvarado
Rita Savagnone: Gail Alvarado
Glauco Onorato: Martinez
Germana Dominici: Alma Burton
Rita Savagnone: sig.ra Randall
Luciano De Ambrosis: poliziotto (Fulvio Mingozzi)

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