Gli fumavano le Colt…

Gli fumavano le Colt… lo chiamavano Camposanto è un film del 1971 diretto da Giuliano Carnimeo.

Bel western di Giuliano Carnimeo che qui dimostra tutte le sue abilita’ di realizzatore, come amava definirsi lui, un grande raccontatore per immagini . La camera spesso sembra appollaiata sulle spalle di uno dei due contendenti, gira si sposta e compie notevoli movimenti camera.

Gianni Garko e William Berger giganteggiano nel film e come il loro viso appare sullo schermo e’ un piacere. Si nota una grande complicita’ tra i due e il risultato e’ che ogni scena che li vede protagonisti ha sempre qualche trovata originale. Bene anche tutti gli altri caratteristi che si immedesimano perfettamente nei loro personaggi, come ad esempio uno splendido Nello Pazzafini nella parte di un messicano. Insomma un film altamente consigliato, con un duello finale molto interessante e dall’ esito imprevisto.

Trama

Una diligenza sfreccia nel deserto. A bordo si trovano i fratelli MacIntire, John e George, che tornano a casa dal padre ad Arling dopo esser vissuti per quindici anni a Boston, come ultimo desiderio della defunta madre. Sulla diligenza, un becchino li informa che ad Arling serpeggia il cosiddetto “morbo di Colt”: infatti, ogni abitante porta con sé una pistola. Arrivati in città, George viene buttato a terra da un pistolero; John allora invita il signore ad una scazzottata, ma l’altro risponde che, se il giovane vuole sfidarlo, sarà con la pistola.

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Gli Fumavano Le Colt… Lo Chiamavano Camposanto

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Ma tra di loro, ad un tratto, si para un misterioso individuo vestito di nero, che senza curarsi dei due, sella il proprio cavallo. Lo sconosciuto sta per andarsene, quando l’altro pistolero lo sfida a duello, per aver interrotto il litigio con il ragazzo. L’uomo in nero prepara la pistola e sembra che stia per iniziare una sparatoria, ma invece, questi si avvicina all’avversario e lo stende con un colpo alla testa. Poi se ne va. Intanto i fratelli MacIntire ricevono il benvenuto in paese da Pedro e Cico, i due peones del signor MacIntire, loro padre e allevatore. Arrivati alla casa del signor MacIntire, i due ragazzi vanno alla tomba della madre, per portarvi dei fiori, ma il padre gli chiede di metterne alcuni anche sulla tomba vicina. Quando John gli domanda chi fossero quelli sepolti lì, il padre risponde che si trattava di una famiglia di coloni, che anni prima venne attaccata dai banditi. La madre e i due figli furono trucidati, il padre rimase ferito. Il signor MacIntire e sua moglie lo trovarono e lo curarono, e lui poco dopo se ne andò. Secondo le voci che circolavano, quell’uomo aveva perso ogni fede ed era divenuto freddo e distaccato, ed ultimamente la sua pistola si era fatta sentire sempre più spesso da quelle parti. Mentre il signor MacIntire racconta la storia ai suoi figli, sulla collinetta sovrastante, lo stesso straniero vestito di nero che era intervenuto in paese li osserva. Quando i MacIntire se ne vanno, scende nel cimitero e, triste, si inginocchia alla tomba della moglie e dei due figli. Quella sera, durante la cena, alla casa dei MacIntire arriva un esattore. John e George chiedono spiegazione, e l’esattore spiega che lui è venuto solamente per ricevere i soldi in cambio della “promessa” che i banditi non toccheranno la loro proprietà. John però perde il controllo e picchia l’esattore, che viene buttato fuori dalla casa.

Il signor MacIntire allora prende una decisione: la sua famiglia tornerà a battersi. Il giorno seguente i fratelli vanno al ranch Island per chiedere a Toland, un amico del padre, di aiutarli a riportare l’ordine in città senza l’uso delle armi, ma vengono mandati via poiché, secondo Toland, l’unica legge è quella della pistola. Assieme a Pedro e a Cico, i fratelli MacIntire chiedono aiuto agli altri abitanti del paese, ma questi, per paura, dicono di non sapere niente. Mentre stanno facendo un bagno nel fiume, i quattro vengono sorpresi dall’esattore e da altri tre banditi, che li fanno uscire dall’acqua per tartassarli di proiettili. In quel momento, però, passa di lì, a cavallo, lo straniero vestito di nero, e il taglieggiatore, per essere sicuro di non avere testimoni, lo fa disarmare e lo mette assieme agli altri quattro. Sembra che i banditi stiano per ucciderli tutti, ma lo straniero estrae una mini-pistola Derringer dalla manica e riesce a fulminarli in tempo. Poi se ne va, consigliando a John e a George di armarsi, se non vogliono morire. All’hotel della città, intanto, giunge un altro uomo misterioso; dopo aver ordinato del whisky, estrae dalla tasca un bicchiere pieghevole e racconta al barista che si tratta dell’unico ricordo che ha di suo padre, una specie di conte. Sua madre invece era una sgualdrina. Mentre beve, quattro vaccari entrano in cerca di un tavolo libero per giocare a poker e quando chiedono al nuovo sconosciuto se possono sedersi al suo tavolo, questi rifiuta con messaggi inequivocabili. Allora i quattro preparano le pistole, e lo straniero è costretto ad alzarsi, con il bicchiere speciale in mano. Quando lo chiude, spara alla mano del primo, poi spara alle fondine degli altri e fa cadere le loro pistole a terra. I quattro, quindi, se ne vanno. Quando lo sconosciuto si appoggia al bancone, vede entrare il misterioso personaggio in nero, e lo saluta con il nome di “Straniero”. Questi, a sua volta, ricambia chiamandolo “Duca”. Appoggiati al bancone, ognuno dei due chiede all’altro di andarsene dalla città, poiché, essendo entrambi sicari, è da regolamento non essere mai in due nella stessa città. Purtroppo, entrambi hanno dei lavori da svolgere ad Arling, quindi non c’è niente da fare. Il giorno dopo, i fratelli MacIntire si comprano finalmente delle armi. Quando però entrano all’hotel per una birra, il Duca li sta aspettando, evidentemente per liquidarli. Ma lo Straniero interviene e lo ferma, dicendogli che uccidere due bambocci non farebbe certo bene alla sua reputazione. Comunque il Duca non rinuncia. Mentre Pedro, Cico, George e John stanno andando da un familiare di Pedro per ricevere alcune informazioni sui banditi, un gruppo di sicari li aspetta, pronto ad ucciderli. Ma dall’alto di un albero, lo Straniero li liquida prima che possano nuocere. I giovani lo ringraziano, ma gli chiedono di aiutarli, dato che non sanno niente in fatto di armi. Lo Straniero accetta, a patto che nessuno lo venga a sapere. Così insegna ai quattro le regole basilari sui duelli e gli scontri a fuoco.

Lo stesso giorno in città, arriva un terzo straniero, un messicano, che si dirige al negozio d’armi. Lo Straniero sa di chi si tratta: è un sicario come lui, Cobra Ramirez. Mentre parla amichevolmente con lui, lo Straniero convince Cobra che il Duca abbia fatto lo spiritoso parlando di lui. Cobra allora, raggiunge il Duca per sfidarlo, ma questi non ne vuole sapere. Poi, il messicano spara al bicchiere pieghevole del Duca, convincendolo quindi a duellare. I due si mettono davanti al negozio del becchino, decidendo di sparare quando Cobra avrà contato fino a tre. Il messicano sembra deciso, ma il Duca è più veloce: lo imbottisce di piombo e lo fa cadere proprio in una delle bare che il becchino ha lasciato esposte fuori dalle pompe funebri. Tornando alla sua stanza, all’hotel, lo straniero viene disarmato e catturato da alcuni banditi. Questi lo portano fin dal loro capo che, con il volto coperto, lo attende assieme al Duca. Il capo dei banditi gli offre di uccidere i MacIntire in cambio di una grossa somma. Lo straniero inizialmente rifiuta, ma poi confessa che l’idea lo alletta. Il Duca capisce le intenzioni dello Straniero, e così se ne va. Lo straniero, infatti, vuole solo vedere in faccia il capo dei banditi, ma quando questi sta per levarsi il fazzoletto che gli copre la faccia, arrivano Cico, Pedro e i fratelli MacIntire, che uccidono la maggior parte dei banditi. Il loro capo, purtroppo, fugge via. All’hotel, quella sera, altri sicari sono pronti ad uccidere lo Straniero, ma quando questi arriva, viene avvertito dal Duca, e riesce così a freddare i nemici. La mattina seguente, il Duca va dallo Straniero salutandolo con il nome che gli hanno dato in paese: “Camposanto”. Poi gli chiede di andare via dalla città finché è in tempo. Dato che la sera prima Camposanto ha eliminato gli ultimi sicari, il Duca è rimasto solo sulla piazza ed evidentemente presto lo pagheranno tanto, che non potrà più essere gentile con chi gli si mette fra i piedi.

Ma Camposanto ribatte dicendo che, qualsiasi sarà la sua mossa, gliela farà sudare. Intanto, all’hotel, i rancheri si sono riuniti per discutere della situazione creata dai MacIntire: infatti, da quando si sono messi a combattere i banditi, questi operano rappresaglie sugli allevatori di tutto il territorio. Anche Toland, che è per le maniere forti, non trova giusto il metodo dei MacIntire. In quel momento entra lo sceriffo, che annuncia di aver inseguito i banditi, ma di non essere riuscito a catturarli. Quando uno degli allevatori si lamenta di ciò, lo sceriffo risponde di non essere disposto a crepare per la paga di due dollari al giorno. Poi dice di aver perso i banditi al ranch MacIntire, così uno dei presenti li accusa di essere loro i capi dei banditi. John perde nuovamente il controllo ed inizia così una rissa tra tutti i presenti.

Quando i fratelli MacIntire vengono buttati fuori dall’hotel, notano la sella con borchie cesellate dello sceriffo, che sarebbe impossibile comprare con la paga di due dollari che riceve. Così quella notte, Cico e Pedro rapiscono lo sceriffo e lo interrogano, facendosi rivelare così, che i soldi sottratti agli allevatori si trovano nella missione abbandonata, fuori paese. I fratelli MacIntire e i peones si dirigono quindi al nascondiglio dei soldi assieme allo sceriffo. Riescono a trovare i soldi, ma lo sceriffo, approfittando di un momento di distrazione di Cico, gli dà una spinta e lo fa cadere da una finestra, rompendogli una gamba, e poi fugge a cavallo, facendo fuggire quelli degli altri quattro.

Quindi si dirige a casa di Toland, il vero capo dei banditi per comuunicargli dove ha imprigionato i MacIntire. Quando chiede una ricompensa per il lavoro svolto, Toland risponde sparandogli. In quel momento arriva il Duca. Toland gli chiede di fermare lo straniero fino all’alba, in modo da uccidere i MacIntire, ed offre ventimila dollari. È arrivato il momento in cui il Duca non può più permettersi di essere misericordioso. Quindi Toland si dirige con tutta la sua banda alla missione per porre fine alla storia, ma vengono accolti dal fuoco dei MacIntire e dei due peones, che però si accorgono presto di essere a corto di munizioni. Intanto, Camposanto galoppa verso di loro, ma il duca gli prepara un agguato da una parete rocciosa e comincia a sparargli addosso. Camposanto scende da cavallo con il fucile in mano e si ripara dietro alcune rocce. Tenta di colpire l’avversario, ma non riesce ad individuarlo in mezzo alle rocce.

Dapprima chiama il suo cavallo, ma il Duca gli spara non appena mette una mano fuori dal riparo. Poi spara ad alcune rocce poste in alto, creando una piccola frana, che però non arriva fino al nemico, e lo rende anzi più attento. Intanto, alla missione, i MacIntire si ritrovano con tre sole pallottole, mentre Cico e Pedro devono ripiegare sui coltelli da lancio. Camposanto, dietro il suo nascondiglio, smonta uno dei suoi due orologi da taschino, così da avere un piccolo specchio, che usa per guardare oltre le rocce senza il rischio di essere colpito.

Nota un alveare sopra la posizione da cui spara il Duca. Così mette la canna del fucile fuori, punta con lo specchietto, e spara. L’alveare cade ed il Duca viene attaccato dalle api. Quando finalmente riesce a disfarsene e sta per riafferrare il fucile, Camposanto gli arriva alle spalle e lo disarma. Il Duca però gli dice che ora può andare: il suo contratto durava fino all’alba, ed il sole sta per sorgere. Toland, intanto, capisce che i quattro all’interno della missione sono rimasti senza munizioni, ed ordina a metà dei banditi di assaltare l’edificio, e all’altra metà di dare fuoco di copertura. I banditi corrono verso la missione. I fratelli MacIntire usano gli ultimi tre proiettili, poi si preparano allo scontro corpo a corpo.

Ma proprio in quel momento, alle loro spalle arriva Camposanto che, impugnate due pistole, fa strage dei nemici. Passa poi le munizioni necessarie ai MacIntire e ai peones, e ferma Cico, dicendogli di aver bisogno di lui. Intanto John e George hanno visto Toland correre nella missione e partono al suo inseguimento. Ne perdono le tracce. George entra in una stanza, Toland gli arriva alle spalle puntandolo molto attentamente. Ma John interviene e fredda il nemico. La battaglia è finita. Cico si fascia la gamba ferita e, insieme agli amici, esce dall’edificio per ringraziare Camposanto.

Questi però dice di essersi stancato di loro e dice che terrà il denaro dei banditi, per il disturbo. I fratelli MacIntire, dalla rabbia, stanno per estrarre le pistole e ucciderlo, ma Camposanto spara alle loro fondine e fa cadere le armi a terra. Quindi, i quattro si allontanano sconsolati. Camposanto esce dalla missione con le due borse piene d’oro, quando un proiettile le colpisce e ne fa cadere una a terra. È il Duca. Dice di voler la metà del denaro, ma recuperarlo è costata fatica a Camposanto, e quindi i due si preparano ad un duello. Dopo una breve chiacchierata, il Duca prende una moneta dalla tasca: la lancerà in aria e i due spareranno quando si fermerà. La monetina vola in alto, poi atterra e comincia a girare vorticosamente. I due sfidanti si scrutano. Poi la monetina si ferma. I due estraggono, ma sparano verso la missione: Toland, ancora vivo, è sulla soglia del portone ed è pronto ad ucciderli.

I proiettili colpiscono le travi di sostegno del soffitto che crolla, schiacciando Toland. La tensione passa ed i due si mettono a ridere. Il Duca dice che comunque un giorno dovranno capire chi di loro due è il più veloce, e Camposanto ribatte che quel giorno si batteranno per qualcosa di più che delle pietre. Infatti spara alle borse, da cui fuoriescono molti sassi. Il denaro, infatti, è nascosto nella fasciatura della gamba di Cico che, una volta sicuro che il Duca si trovi abbastanza lontano, svela il segreto ai compagni. Evidentemente Camposanto non era un uomo così malvagio. Il Duca si lamenta con il collega: imbrogliarlo per uno sciocco debito. Ma Camposanto si difende dicendo che doveva sdebitarsi con il signor MacIntire, che anni prima gli salvò la vita. Quindi i due discutono su dove andare ora. Camposanto dice che c’è del lavoro ad Abilene, a nord. Il Duca prontamente si dirige verso sud, dicendo “Fratello, se tu vai a nord…”. E quando Camposanto chiede perché lo abbia chiamato “Fratello”, il Duca risponde: “Mi somigli molto: anche tu sei un gran figlio di…”. Quindi i due si allontanano, ridendo.

Recensione

Enzo Barboni, creatore di Trinità, inventa un western convenzionale nella trama ma divertente nello svolgimento, grazie all’impronta satirico-grottesca che lo contraddistingue e ad alcuni inconfondibili caratteristi (Fangareggi e Penne) promossi al rango di semiprotagonisti. Garko propone una variante del suo Sartana, Berger il suo rivale-amico e Staccioli riveste della sua consueta teatralità il personaggio del taglieggiatore.  Peccato che Pazzafini si veda pochissimo, meritava più approfondimento il suo personaggio. La coppia Garko-Berger è azzeccata e finché rimangono in scena con i loro siparietti il film va alla grande.

Giuliano Carnimeo è per lo più noto nell’universo degli spaghetti western per i suoi sequel Sartana che hanno seguito l’originale di successo di Frank Krammer. Tanto successo che ha generato un vasto numero di sequel non ufficiali soli secondo a Django. For They Call Him Cemetery, prende due veterani del genere e getta tutto nel mixer della cucina della regia per fare un film dannatamente bello.

Due giovani con modi impeccabili arrivano da Boston per vedere il loro padre da qualche parte nel lontano ovest. Che, come scoprono presto, è un luogo senza legge, pieno di gente atrana ed imprevedibile. Il loro padre, insieme a tutti i maggiori proprietari di ranch della zona, viene regolarmente ricattato da un gruppo di banditi. Spetta ai due giovani scoprire chi c’è dietro a tutte le truffe, ma non sono da soli.

Inserisci Gianni Garko come lo straniero. Garko è uno di quegli attori di genere conosciuto anche al di fuori del circolo degli spaghetti western, ed in questo genere e’ un’icona di culto per i fan. Collaboratore regolare con Carnimeo, qui praticamente riprende il suo famoso ruolo Sartana. Certo il nome è diverso, ma la pistola, l’aspetto e lo stile urlano Sartana. Garko potrebbe essere dalla parte di Greenhorn, ma il suo antagonista, assunto dai banditi per fare il burattino dei ragazzini ficcanaso, è nientemeno che William Berger, un altro grande attore e icona cult degli spaghetti western. Entrambi sono chiari nei loro ruoli e ci sono scintille che volano nelle loro scene insieme. Una grande parte del successo del film è che si basa sulle spalle di tali conduttori esperti e di talento. Bellissime musiche di Nicolai alla Morricone. All’epoca sfondò al botteghino.

Fortunatamente per noi, mancano le trame a volte contorte dei sequel di Sartana di Carnimeo. Invece otteniamo una storia abbastanza semplice, con un tocco di humour e molta commedia, sia sotto forma di dialoghi caustici (le battute di Berger su sua madre sono divertentissime) sia di battute. Se il film riporta alla mente i film di Trinità, questo non  deve sorprendere, perche’ Enzo Barboni ha scritto questo film. Qui non si trova la cupa prospettiva dei western di Corbucci. Nessun segno della tendenza rivoluzionaria della sinistra messicana alla fine degli anni ’60. Questo è un Italo-western divertente, duro, elegante che si occupa solo di puro intrattenimento. Il ritmo è praticamente perfetto, qualcosa di interessante accade in ogni scena. C’è anche una colonna sonora di Bruno Nicolai, che offre bei temi sia per i personaggi di Garko che per quelli di Berger. Certo, potrebbe esserci la tipica quantità di scazzottate inutili e zoom veloci che ogni film western può vantare, ma ciò che rende davvero così bello il film è che è realizzato con autentico fascino per il vecchio west (e per i vecchi western americani per inciso).

In questo senso, è un vero spettacolo sulla scia del maestro Sergio Leone. Come il padrino del genere era solito dire “è come giocare a cowboys e indiani”. In effetti, c’è una qualità giocosa inella pellicola, che rende tutto così divertente da guardare. La visione del caotico west vista attraverso gli occhi dei due giovani nei primi 15 minuti che arrivano nella cittadina è una rissa nella risa. I genitori leniscono le loro grida di bambini dando loro una pallottola da masticare, le anziane dimostrano le loro abilità di tiro impeccabili tagliando i cactus a metà, c’è un’enorme rissa di sberle all’interno di un saloon, persone a faccia in giù ed in mezzo alla strada. Tutto è ironico eppure fatto con un fascino infantile per il western che ora assume la forma del mito. Ecco dove gli spaghetti western decollano davvero. È il vecchio west interpretato attraverso gli occhi di europei. E quando riescono a farlo come loro è perché le persone che facevano questi film amavano davvero il loro soggetto.

Locations

 

 

La chiesetta dove vanno i tre marmocchi a recuperare un bottino trafugato dallo sceriffo disonesto è al paese abbandonato di Canale Monterano (Roma), nota multilocation:

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Proprio nella scena dei titoli di testa appare l’altopiano di Camposecco (Camerata nuova, appennino laziale). Ecco una scena fra un titolo e l’altro. Confrontiamola con lo stesso altopiano al giorno d’oggi (la foto l’ho fatta io a Camposecco). Ovviamente è tutto rimasto inalterato.

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Curiosità

 

 

Uscite all’ estero
Italy     23 September 1971
West Germany     9 June 1972
France     20 August 1972     (Paris)
Sweden     25 September 1972
Portugal     7 December 1972
Turkey     May 1973
Spain     22 July 1974     (Madrid)
Belgium     4 October 1974     (Antwerpen)
Denmark     14 April 1975
Spain     30 June 1975     (Barcelona)

Titoli all’ estero

Bullet for a Stranger
Brazil     Eu Sou Sartana
Denmark     Skyd først – Spørg bagefter
Spain (video box title)     Funeral por un colt
Spain     Y dejaron de llamarle Camposanto
France (TV title)     Quand les colts fument… on l’appelle Cimetière
Greece (transliterated ISO-LATIN-1 title)     Enas paranomos pou ton legane Nekrothafti
Portugal     O Forasteiro Invencível
Sweden     En kula för en främling
Turkey (Turkish title)     Silahlarin Gölgesinde
USA     A Bullet for a Stranger
USA     His Pistols Smoked… They Call Him Cemetery
USA     They Call Him Cemetery
West Germany     Ein Halleluja für Camposanto

 

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Music
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Gli fumavano le Colt… lo chiamavano Camposanto
Lingua originale italiano
Paese di produzione Italia
Anno 1971
Durata 97 min. ca
Colore colore
Audio mono
Rapporto 2,35 : 1
Genere western, commedia
Regia Giuliano Carnimeo (con lo pseudonimo di Anthony Ascott)
Soggetto Enzo Barboni (con lo pseudonimo di E. B. Clucher)
Sceneggiatura Enzo Barboni (con lo pseudonimo di E. B. Clucher)
Casa di produzione Flora Film, National Cinematografica
Fotografia Stelvio Massi
Montaggio Ornella Micheli
Musiche Bruno Nicolai
Scenografia Carlo Leva

Interpreti e personaggi
Gianni Garko: Camposanto
William Berger: Duke
Chris Chittell: John McIntire
John Fordyce: George McIntire
Ugo Fangareggi: Pedro
Raimondo Penne: Chico
Franco Ressel: Giudice
Aldo Barberito: lo sceriffo
Ivano Staccioli: taglieggiatore
Nello Pazzafini: Cobra Ramirez
Gianni di Benedetto: Toland
Pinuccio Ardia: l’armaiolo
Gildo Di Marco: il becchino
Ugo Adinolfi: un allevatore

Doppiatori italiani
Pino Colizzi: Gianni Garko
Pino Locchi: William Berger
Angelo Nicotra: Chris Chittell
Massimo Turci: John Fordyce
Gianfranco Bellini: Ugo Fangareggi
Carlo Romano: Raimondo Penne
Daniele Tedeschi: Franco Ressel
Manlio De Angelis: Ivano Staccioli
Cesare Polacco: Nello Pazzafini
Arturo Dominici: Gianni Di Benedetto
Stefano Sibaldi: Pinuccio Ardia

FOTO E POSTERS

 

 

 

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