Gli occhi freddi della paura

Gli occhi freddi della paura è un film del 1971 diretto da Enzo G. Castellari.

Trama

Peter Badel, giovane figlio di un magistrato, rientrando in casa in compagnia di Anna, una amica, viene sequestrato da due delinquenti installatisi nell’abitazione dopo aver ucciso il cameriere. Il più anziano dei due malviventi, condannato a suo tempo a quindici anni di detenzione dal padre di Peter, è intenzionato ad uccidere il magistrato, al suo rientro nell’abitazione, facendo saltare la casa con un congegno esplosivo.

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Peter e la sua amica cercano in tutti i modi di mettersi in contatto con l’esterno, ma inutilmente. Disperato, il giovane provoca un corto circuito che lascia l’abitazione nella più completa oscurità. Nella lotta che si scatena al buio trovano la morte i due malviventi e la ragazza: Peter, unico sopravvissuto, attende sanguinante il ritorno del padre.

Commento

Splendido thriller da camera girato dal sempre bravo Castellari che, dopo un inizio tranquillo, dà il via ad una tensione crescente davvero notevole, che avvince lo spettatore nelle sue spire, lasciandolo andare solo alla fine, dopo la straordinaria ultima parte, quasi completamente muta. Ottima la regia, bella la sceneggiatura.

Un kammerspiel dalla tensione soffocante e inarrestabile, arricchito da uno stile eclettico – prolessi, allucinazioni, labirintici effetti optical – e sferzato dagli stridenti sperimentalismi sonori di Morricone. Alte le prestazioni di tutti gli interpreti, sui quali troneggia Wolff, dapprima razionale e atarassico, poi sempre più belluino e disperato sino al macello finale.

I numerosi richiami alla giustizia che si arresta dinanzi alle colpe dei potenti preludono a La polizia incrimina, la legge assolve. Bravi Garko e la Ralli, ottimo come al solito Rey, discreto Mateos

Curiosità

Nei primi 5 minuti c’è un breve cameo di Karin Schubert che viene aggredita in casa da un maniaco che le taglia con un coltello a serramanico reggiseno e mutandine per poi gettarla sul letto e abusare di lei. Mentre si consuma il fatale amplesso Karin colpisce il tanghero a morte, pugnalandolo alla schiena con un coltello che era nascosto sotto il letto.

Subito dopo si accendono le luci e parte un applauso: la scena non era reale ma si trattava di uno spettacolo dal vivo in un club esclusivo.

Il tappeto sonoro è costituito dalla musica atonale e sperimentale di Ennio Morricone che spicca con la sua tromba solista nel Gruppo di Improvvisazione Nuova Consonanza. Tra il 1966 e il 1976 il Gruppo ha inciso 5 album, dai quali alcuni estratti sono poi diventati colonne sonore di Morricone (penso a “Un tranquillo posto di campagna”, “Giornata nera per l’ariete” e, per l’appunto, “Gli occhi freddi della paura”).

E’ musica estremamente particolare e d’atmosfera, ricca di virtuosismi tecnici (la suddetta tromba di Morricone ma anche il pianoforte e le percussioni di Mario Bertoncini) e suoni non propriamente convenzionali (ottoni e archi fusi insieme a suoni distorti causati da lamette sulle corde del pianoforte o chitarre suonate con un archetto da violino!). Un’esperienza sonora raffinata solo per pochi eletti che tocca vette di assoluta genialità…

Locations

Le scene nell’immenso garage, davvero agghiaccianti, sono state girate nell’enorme interrato -buio come una caverna- del Ministero che all’epoca era della Marina Mercantile, all’EUR. Altre scene sono state girate nell’atrio e nelle sale di rappresentanza.

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Story
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Actors
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Music
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Director
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FOTO E POSTERS

 

Titolo originale     Gli occhi freddi della paura
Paese di produzione     Italia
Anno     1971
Durata     95 min
Genere     giallo
Regia     Enzo G. Castellari
Soggetto     Enzo G. Castellari, Tito Carpi
Sceneggiatura     Leo Anchóriz, Enzo G. Castellari, Tito Carpi
Casa di produzione     Cinemar
Fotografia     Antonio L. Ballesteros
Montaggio     Vincenzo Tomassi
Musiche     Ennio Morricone

Interpreti e personaggi

Gianni Garko:
Franco Marletta:
Julián Mateos:
Giovanna Ralli:
Fernando Rey:
Leonardo Scavino:
Karin Schubert:
Frank Wolff:

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