I senza nome

I senza nome (Le cercle rouge) è un film noir del 1970 del regista francese Jean-Pierre Melville.

Penultima pellicola dell’autore, è considerata una delle migliori nel genere della storia del cinema

Trama

Durante un trasferimento in treno da Marsiglia a Parigi, il detenuto Vogel elude la sorveglianza del commissario Mattèi e fugge dal finestrino, inutilmente inseguito dai colpi di pistola di Mattèi. Contemporaneamente Corey, in carcere a Marsiglia ove sconta una pena di cinque anni, riceve la visita di un secondino che, dopo avergli annunciato la liberazione anticipata per buona condotta, gli suggerisce un colpo milionario in una gioielleria, sita al primo piano di un edificio che si affaccia su Place Vendôme a Parigi.

Rilasciato il giorno successivo, Corey si reca dal malavitoso Rico per recuperare il denaro dovutogli ed una pistola, scoprendo che con Rico vive ora quella che era la sua amica prima della sua incarcerazione. Ripartito per Parigi, durante una sosta in autogrill si accorge che Vogel, il quale ha raggiunto casualmente lo stesso luogo dopo aver seminato poliziotti e cani poliziotto, si infila furtivamente nel bagagliaio della sua auto. Corey si porta in un luogo isolato e fa uscire Vogel e, dopo un attimo di diffidenza, tra i due nasce un’intesa leale, trovando occasione di aiutarsi a vicenda, soprattutto dopo che Vogel salva la vita a Corey, intervenendo mentre due sicari, mandati da Rico, stavano per ucciderlo.

Arrivati nella capitale, Corey convince Vogel a partecipare al colpo nella gioielleria, ma per questo serve anche un buon tiratore. Vogel suggerisce il suo amico Jansen, ex tiratore scelto della polizia, radiato dal corpo per alcolismo ed afflitto da deliri e allucinazioni: il suggerimento viene accettato ma, nel frattempo, il commissario Mattèi ha intensificato le ricerche e sta setacciando il milieu parigino per trovare Vogel.

I tre realizzano perfettamente il colpo, ma il ricettatore, precedentemente contattato, si ritira con la scusa dell’invendibilità della preziosa refurtiva in quanto troppo famosa, in realtà per consentire a Rico di tendere una trappola a Corey; i tre se ne accorgono in tempo, ma devono comunque piazzare la refurtiva e decidono di rivolgersi a Santi, proprietario di un importante locale notturno e uomo fidato del milieu, il quale però è stato costretto con un ricatto a diventare un informatore di Mattèi.

La polizia organizza così un’imboscata in una villa in periferia, la casa di Mattèi, il quale si spaccia per un grosso ricettatore di preziosi. Solo Corey dovrebbe presentarsi all’appuntamento con il falso ricettatore (egli non conosce Mattèi), ma Vogel e Jansen, subodorando il pericolo, cercano di accorrere in suo aiuto. Moriranno tutti e tre, uno dopo l’altro, sotto il fuoco degli agenti.

Recensione

Regista autodidatta, stilisticamente discepolo di Robert Bresson oltreché appassionato cinefilo, Melville faceva del rigore il punto nodale della sintassi filmica inseguendo costantemente il perfezionismo. Ne I senza nome applica con spessore tecnico i dettami del minimalismo, la cura del dettaglio, l’arte del silenzio, creando sul fronte visivo e sonoro soluzioni innovative.

In continuità con il passato, la fotografia è un “bianco e nero a colori”, in cui Henri Decaë desatura senza approdare mai alla dominante di grigio, e l’atmosfera notturna si arricchisce di una tonalità blu a la Turner di notevole espressività, successivamente molto imitata. Assai replicata sarà anche la sottolineatura cromatica di dettagli emblematici dal resto dell’inquadratura (come il rosso vivo della rosa).

La musica, utilizzata raramente, privilegia la forma linguistica a quella emozionale, laddove gli effetti sonori rilevano le tappe sostanziali del racconto.

Il montaggio, eseguito alla moviola direttamente dal cineasta, cambia sovente registro assecondando le tempistiche dell’azione interna. Tutto ciò è esplicito in alcune scene di rilievo, quale il primo incontro in campagna fra Corey e Vogel con l’impiego di stacchi alternati a più piani, associati ad uno splendido uso narrativo della colonna sonora, o la rapina in gioielleria, con il montaggio a scandire il ritmo e generare tensione assecondando il gusto maniacale di Melville per le sfumature feticiste ed i richiami temporali (la scena è muta, della durata di 20 minuti, divisa esattamente a metà da un’unica battuta).

Gli uomini qui non perdono mai il controllo e non mostrano mai le loro emozioni. È un mondo di sogni astratto, dove gli uomini vivono con il proprio codice, un codice gangster con i valori del mondo esterno apparentemente assente. In questa straordinaria saga di film, Melville affronta il thriller del crimine americano nel suo stile abbastanza scuro e desolato, ma realizzato alla grande con un budget pesante di dieci milioni di dollari e con tre delle grandi star francesi dell’epoca. Alain Delon come il ladro a capo della banda, Yves Montand come ex-poliziotto alcolizzato, la stella italiana Gian-Maria Volonté come un criminale sfuggito e André Bourvil in un ruolo atipico come il capo della polizia.

Compendio dei temi distintivi di Melville quali il fatalismo, l’amicizia virile, il coraggio, la morte, il tradimento, la solitudine e la colpa, egli stesso lo riteneva una sorta di testamento cinematografico, contenente tutte le 19 possibili situazioni per un polar (una combinazione fra poliziesco e noir), in omaggio al capolavoro di John Huston Giungla d’asfalto (The Asphalt Jungle) (1950). Ha anche affermato di voler girare un film noir a colori e in molti modi ci è riuscito. Le due influenze primarie per questo film sono il film di John Huston del 1950, l’ASPHALT JUNGLE e il RIFIFI di Jules Dassin (1955). Ma a differenza di questi film, dove impariamo molto sullo spirito dei singoli membri della banda, con tutti i loro piccoli bisogni e le preoccupazioni che li motivano, rendendo chiaro che questi non sono solo tipi di fuori da ogni regola, ma individui ordinari impegnati in un mondo di preoccupazioni quotidiane e sforzo umano, Melville, però, non ci dice quasi nulla sui suoi criminali.

Perché Corey (Alain Delon) era in prigione? Perché il suo collega Vogel (Jean-Marie Volonté) è stato arrestato in primo luogo? O perché l’ex poliziotto Jansen (Yves Montand) ha lasciato la polizia, è stato il suo alcolismo? Non apprendiamo mai le motivazioni dietro le loro azioni e non scopriamo mai cosa guida questi uomini. Le donne sono ancora più assenti rispetto ai suoi film precedenti, con i legami “emotivi” esclusivamente tra gli uomini. Non sembrano nemmeno avere vite personali. Una sorta di zona crepuscolare emotiva e sebbene l’impostazione non sia astratta come nel suo precedente LE SAMOURAI (1967), Melville ancora disegna un mondo molto spaventoso. L’attore preferito di Melville, Alain Delon, è perfetto e quasi supera se stesso in freschezza, se mai possibile.

Da sempre elemento cardine della filosofia melvilliana (come dimostra l’incipit artificiosamente attribuito a Buddha), il determinismo è il vero protagonista dell’opera, in un apogeo di simbolismi e geometrie dell’intreccio in cui tutto è già deciso da un destino ineluttabile ed inspiegabile. Melville aveva da sempre identificato nel gangster film quei tratti che gli permettevano di definire lucidamente e senza ambiguità la difficoltà e l’assurdità esistenziale

Con un percorso ed una lunghezza di oltre 140 minuti, Melville prende il suo tempo per raccontare la storia, ma il suo lento ritmo e lunghezza sembrano un modo perfetto per mostrare il mondo desolato in cui questi uomini vivono. Nulla è mai fuori luogo nei films di Melville e qui non è diversa dal solito la storia, ogni piccolo dettaglio e’ apparentemente di importanza fondamentale per la narrazione del film.

Curiosità

 

 

La rapina in gioielleria dura per esattamente 27 minuti e non ha alcun dialogo.

La Ford Mustang del direttore Jean-Pierre Melville può essere vista nella linea di auto al primo attraversamento di frontiera di Corey (Alain Delon).

L’epigrafe, accreditato a Buddha, fu scritto dal regista Jean-Pierre Melville. Ha anche scritto l’epigrafe in Frank Costello – Faccia d’angelo (1967), accreditata al Libro di Bushido.

Il pulsante del sistema di sicurezza del negozio di gioielli ha JPM, le iniziali del regista, su di esso.

Jean-Pierre Melville ha scritto originariamente una versione della scena dei gioielli nel 1950, ma dopo Giungla d’asfalto (1950) (e, più tardi, Rififi (1955)) , conservo’ l’idea fino al 1970.

Uno dei film preferiti di Aki Kaurismäki.
Il capitano Mattei, il ruolo svolto da Bourvil, fu originariamente offerto a Lino Ventura; il ruolo di Jansen, interpretato da Yves Montand, fu originariamente offerto a Paul Meurisse; e Jean-Paul Belmondo è stato originariamente contattato per svolgere il ruolo di Vogel in ultima analisi interpretato da Gian Maria Volontè.

Un mese prima della morte del film, Bourvil (Mattei) mori’ (la malattia di Kahler). Stava per interpretare il film La mania di grandezza (1971), che poi fu interpretato da Yves Montand (Jansen).

Alla prematura morte del regista nel 1973, la pellicola venne repentinamente dimenticata per quasi un decennio.

La rivalutazione iniziò negli anni ottanta prima negli Stati Uniti e successivamente in Asia, per merito di una nuova generazione di registi (fra cui Walter Hill e Michael Mann) e di critici.

Dagli anni novanta I senza nome è riconosciuto come un cult movie del polar, ed elogiato per l’approfondimento linguistico e la modernità dei contenuti. Ad esso si sono parzialmente ispirati Michael Mann per Heat – La sfida (1995) e Bryan Singer per I soliti sospetti, mentre John Woo ha da tempo annunciato l’intenzione di girarne un remake.

La lavorazione del film fu la più travagliata e difficile per Melville, tanto da fargli meditare un ritiro dalla regia. Ebbe molteplici problemi relazionali con la troupe a cui rimproverava scarsa dedizione e mancanza di entusiasmo (la definì «non all’altezza… una medusa sulla spiaggia…che non si muove»), e si incrinarono persino i rapporti con l’amico e suo primo collaboratore Henri Decaë, il celebre direttore della fotografia che aveva condiviso l’esordio de Il silenzio del mare e ben 7 dei suoi 12 film.

Ci furono inoltre contrasti con Gian Maria Volonté, ingaggiato dopo la visione di Banditi a Milano (1968), a causa di insanabili differenze caratteriali e politiche.
Nonostante questo, l’autore si dichiarò completamente soddisfatto del girato («…solamente, invece di finirlo in 50 giorni ce ne sono voluti 70»).

Il cast doveva essere molto diverso, con Lino Ventura al posto di Bourvil (rifiutò per uno screzio con il regista, sorto durante le riprese de L’armata degli eroi), Paul Meurisse nel ruolo avuto poi da Yves Montand e Jean-Paul Belmondo in quello di Volonté (il precedente avvio della produzione di Borsalino vanificò l’accoppiata con Delon).

La versione in italiano ha una durata di 30 minuti inferiore rispetto all’originale. Sono assenti l’inseguimento e la cattura di Volonté all’inizio, alcune inquadrature della rapina in gioielleria, la scena del commissario Mattei a casa, ma soprattutto i tagli eliminano integralmente le sequenze riguardanti il capo della polizia (Paul Amiot) e l’arrivo di Corey e Vogel nel vecchio appartamento abbandonato, quest’ultima “fra le più significative dell’intera opera”

Uscite all’estero

France 20 October 1970
Japan 12 December 1970
Netherlands 17 December 1970
Italy 18 December 1970
Portugal 23 December 1970
Austria 1971
Belgium 22 January 1971 (Gent)
Uruguay 29 May 1971
Denmark 23 August 1971
West Germany 16 September 1971
Finland 29 October 1971
Spain 2 December 1971
UK 1972
Ireland 15 September 1972
Turkey 13 November 1972
Poland 1973
Norway 21 April 1973
Poland 1 October 1973
Italy 7 June 1974 (re-release)
East Germany 23 December 1974 (TV premiere)

Titoli all’ estero

(original title) Le cercle rouge
Argentina El círculo rojo
Austria Vier im roten Kreis
Australia The Red Circle
Belgium (Flemish title) De rode cirkel
Bulgaria (Bulgarian title) Червеният кръг
Brazil O Circulo Vermelho
Denmark Den røde cirkel
Spain Círculo rojo
Finland Punainen ympyrä
UK Le Cercle Rouge
Greece (reissue title) Epiheirisi: Kokkinos kyklos
Greece (transliterated ISO-LATIN-1 title) O kokkinos kyklos
Greece (reissue title) Skliros kai akatamahitos
Greece Ο Κόκκινος Κύκλος
Hungary A vörös kör
Italy I senza nome
Japan Jingi
Netherlands De Rode Cirkel
Norway Den røde sirkel
Poland W kregu zla
Portugal O Círculo Vermelho
Romania Cercul rosu
Serbia Crveni krug
Sweden Den röda cirkeln
Slovakia Osudový kruh
Soviet Union (Russian title) Красный круг
Turkey (Turkish title) Ates çemberi
USA Le Cercle Rouge
Uruguay (original subtitled version) El círculo rojo
West Germany Vier im roten Kreis
World-wide (English title) Le Cercle Rouge
World-wide (English title) (informal literal English title) The Red Circle
Yugoslavia (Serbian title) (literal title) Crveni krug

Locations

 

 

Monument à Nicéphore Niepce Saint-Loup-de-Varennes, Saône-et-Loire, France
(first police roadblock)

Gare de Marseille-Blancarde, Marseille, Bouches-du-Rhône, France

25 Rue Danielle Casanova, Paris 1, Paris, France
(scene during which Corey and Vogel park the Plymouth before the heist)

Bijouterie Mauboussin, 20 Place Vendôme, Paris 1, Paris, France
(heist sequence)

Bureaux de la Police Judiciaire, Quai des Orfèvres, Paris 1, Paris, France

Chalon-sur-Saône, Saône-et-Loire, France

Marseille, Bouches-du-Rhône, France

Meursault, Côte-d’Or, France

Parc du Château de Jean-Claude Brialy, Monthyon, Seine-et-Marne, France

Paris, France

Studios de Boulogne-Billancourt/SFP – 2 Rue de Silly, Boulogne-Billancourt, Hauts-de-Seine, France

 

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Titolo originale Le cercle rouge
Paese di produzione Francia, Italia
Anno 1970
Durata 122 min. (versione italiana); 135 min. (versione originale)
Rapporto 1,66:1
Genere poliziesco, noir, thriller
Regia Jean-Pierre Melville
Soggetto Jean-Pierre Melville
Sceneggiatura Jean-Pierre Melville
Produttore Robert Dorfmann, Jacques Dorfmann
Fotografia Henri Decaë
Montaggio Marie-Sophie Dubus, Jean-Pierre Melville
Musiche Eric Demarsan, Jimmy Webb
Scenografia Théobald Meurisse, Pierre Charron
Costumi Colette Baudot

Interpreti e personaggi

Alain Delon: Corey
Gian Maria Volonté: Vogel
Yves Montand: Jansen
Bourvil:[1] il commissario Mattei
Paul Crauchet: il ricettatore
Paul Amiot: il capo della polizia
Pierre Collet: il guardiano della prigione
François Périer: Santi
André Ekyan: Rico
Jean-Pierre Posier: l’assistente di Mattei
Yves Arcanel: il giudice istruttore
René Berthier: il direttore del P.J.
Jean-Marc Boris: il figlio di Santi
Jean Champion: il casellante
Yvan Chiffre: un poliziotto
Anna Douking: la vecchia amica di Corey
Robert Favart: il venditore vicino a Mauboussin
Roger Fradet: un poliziotto
Édouard Francomme: il guardiano del biliardo
Jean Franval: il proprietario dell’hotel

Doppiatori italiani

Massimo Turci: Corey
Gian Maria Volonté: Vogel
Giuseppe Rinaldi: Jansen
Pino Locchi: Santi
Stefano Sibaldi: il commissario Mattei
Carlo Alighiero: il venditore vicino a Mauboussin
Alessandro Sperlì: il guardiano della prigione
Bruno Persa: Rico

 

FOTO E POSTERS

 

 

 

 

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