Il commissario Pepe

Il commissario Pepe è un film di Ettore Scola del 1969 tratto dall’omonimo romanzo di Ugo Facco De Lagarda.

Trama

Commissario di polizia in una cittadina del nord piuttosto tranquilla, il dottor Pepe viene un giorno incaricato e sollecitato a svolgere indagini sul malcostume dilagante che uno strano tipo di invalido anarcoide denuncia gridando per le strade e con lettere anonime.

Dopo una prima breve inchiesta Pepe trova implicati, tra gli altri, alcuni personaggi di vario ceto sociale: due vecchi che affittano stanze per convegni amorosi; una ex manicure che vive con dieci studenti; la figlia del prefetto, minorenne, che si prostituisce per mantenere l’amante; un illustre clinico dedito a rapporti particolari così come il preside della scuola; una nobildonna patronessa di opere assistenziali, che usa la sua villa per riunioni orgiastiche; una suora che ha strani rapporti con le sue alunne.

Il commissario, che comprende la gravità della situazione, cerca dapprima di risolvere con le buone alcune situazioni poi prepara le denuncie presentando il fascicolo ai superiori. Pur elogiato per il suo scrupoloso lavoro, Pepe viene invitato a depennare dalla lista dei colpevoli i nomi più illustri per evitare uno scandalo. Posto di fronte a un così grave caso di coscienza, brucia il fascicolo e resta in attesa del trasferimento.

Commento

Bel film, più atmosferico che satirico. Quel clima perennemente tra tardo autunno e prima primavera, rilassato e vagamente malinconico, crepuscolare anche in pieno giorno, di un’anonima cittadina del nord Italia, tra ipocrisie e piccoli segreti, lo si respira a pieni polmoni dalla prima all’ultima inquadratura.

Il commissario Pepe non è un antesignano dei futuri poliziotteschi sturm and drung, piuttosto si accontenta di assecondare il secolare corso delle cose di un modesto centro della bassa veneta (Vicenza) e di chiudere un occhio, se non tutt’e due. Scola, coadiuvato da un ottimo Tognazzi e da una valida colonna sonora, offre un giallo soft molto italiano, garbato, che quasi in punta di piedi scoperchia un mondo ipocrita e inquieto;

Tognazzi tratteggia molto bene la figura del commissario disincantato che cerca di far meglio che può il suo dovere; molto bene anche i comprimari, tra i quali troviamo anche un buon Cimarosa.
I temi musicali di Trovajoli completano un piccolo gioiello da tenere in una videoteca che si rispetti.

Locations

 

 

 

Girato a Vicenza e a Bassano del Grappa, città comunque mai nominate nel film. Alcune scene furono girate anche a Villa Ducale una bella Villa Veneta che si trova a Dolo (Ve) lungo la Riviera del Brenta. Giuseppe Maffioli non era un attore professionista, ma un giornalista e gastronomo.

Il ponte in ferro che si vede in apertura del film è in Viale Giuriolo a Vicenza.

Mentre il commissario descrive la cittadina, scorrono le immagini del porticato della Basilica Palladiana sita in Piazza dei Signori, la piazza centrale di Vicenza.

Il commissariato si trova in Contrà Santa Corona a Vicenza. Attualmente l’edificio è sede di un museo archeologico. Il bar nel quale il commissario si reca a bere un caffè e a comprare il giornale si trova proprio di fronte a questo edificio

Il cordialissimo sig. Carletti, proprietario della villa di Povolaro, per intenderci gli esterni con vasche di pesci di Villa Zaccarin, mi ha raccontato alcuni simpatici aneddoti.

Ricorda ad esempio che Tognazzi, che nei giorni delle riprese era ospite in villa, alla fine di ogni pranzo declamava un noto proverbio veneto: “A boca no xe straca se no a sa da vaca” (in pratica non c’è pranzo se manca il formaggio alla fine).

Il grande Ugo era amante della grappa, tanto da consumarne più o meno una bottiglia al giorno, e fece buona amicizia con il Carletti tanto da invitarlo al mare a Torvajanica.

Un altro episodio interessante si verificò al momento delle riprese: quando girarono a Vicenza l’arrivo di Tognazzi (Pepe)in auto a Villa Valmarana, che sappiamo essere la prima villa utilizzata, il tempo era nebbioso ma, al momento di girare, a Povolaro la nebbia non c’era. Il regista Scola chiese così ai vari custodi della villa di bruciare un’enorme quantità di erba verde per creare il… fumo necessario! fonte davinotti (http://www.davinotti.com)

Citazioni dal film
C’è più verità in una lettera anonima che in un proverbio cinese. (Nicola Parigi)

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FOTO E POSTERS

 

Titoli di testa del film
Paese di produzione     Italia
Anno     1969
Durata     107 min.
Colore     colore
Audio     sonoro
Genere     poliziesco
Regia     Ettore Scola
Soggetto     Ugo Facco De La Garda, Ruggero Maccari, Ettore Scola
Sceneggiatura     Ruggero Maccari, Ettore Scola
Produttore     Pio Angeletti, Adriano De Micheli
Fotografia     Claudio Cirillo
Montaggio     Tatiana Casini Morigi
Musiche     Armando Trovajoli
Costumi     Gianni Polidori

Interpreti e personaggi

Ugo Tognazzi: Antonio Pepe
Giuseppe Maffioli: Nicola Parigi
Silvia Dionisio: Silvia
Tano Cimarosa: agente Cariddi
Marianne Comtell: Matilde Carroni
Dana Ghia: Suor Clementina
Elsa Vazzoler: vecchia prostituta
Véronique Vendell: Maristella Diotallevi
Rita Calderoni: Clara Cerveteri
Virgilio Scapin: Conte Lancillotto
Elena Persiani: Marchesa Norma Zaccarin
Pippo Starnazza: ubriacone
Gino Santercole: Oreste
Nogara Gervasio: barista dell’hotel

Doppiatori italiani

Antonio La Raina : direttore dell’hotel
Antonio Guidi: il preside, il questore

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