Il giocattolo

Il giocattolo è un film del 1979 diretto da Giuliano Montaldo.

Trama

Vittorio Barletta è un ragioniere romano emigrato nell’Italia settentrionale, che lavora come contabile presso una ricca e potente azienda di proprietà di un suo amico ed ex-compagno di scuola, Nicola Griffo, un individuo egoista e spregiudicato che non esita a sfruttare il suo nome in rischiose operazioni finanziarie, spesso al limite della legalità.

Vittorio conduce un’esistenza grama ed insoddisfacente con sua moglie Ada, una donna dalla salute cagionevole e da diversi anni sofferente di forti emicranie. Un giorno, recatosi in un supermercato con la moglie, resta gravemente ferito ad una gamba in una sparatoria scoppiata durante una rapina.

Dimesso dall’ospedale, Vittorio frequenta per fini riabilitativi una palestra, dove fa la conoscenza di Sauro Civera, un navigato poliziotto napoletano con il quale stringe un’immediata e solida amicizia. Sentendosi sempre più vulnerabile, Vittorio decide di prendere un porto d’armi ed acquistare una pistola, che però gli viene rubata non appena uscito dal negozio. Egli tuttavia dimostra un talento naturale nell’uso delle armi da fuoco, una mira eccezionale che lo fa classificare primo in diverse gare di tiro.

Una sera, per festeggiare, i due amici si recano in un ristorante ma Sauro riconosce fra i clienti un pericoloso ricercato. Malgrado Vittorio cerchi di dissuaderlo, egli tenta di trarlo in arresto, ma il bandito gli spara a bruciapelo uccidendolo. Vittorio, sia pur sotto shock, impugna istintivamente la sua arma ed uccide uno dei complici, diventando un eroe mediatico. Da questo momento la sua vita, già di per sé vuota, diviene un vero e proprio calvario, essendo continuamente minacciato di morte da altri complici, e, come se non bastasse, le condizioni di salute della moglie peggiorano drasticamente.

Dopo l’ennesimo messaggio intimidatorio, culminato con l’incendio doloso della sua automobile, i malviventi lo sorprendono fuori casa a tarda sera. Egli dapprima si finge in preda al panico ma, non appena il gruppo di criminali abbassa la guardia, estrae una pistola e, con assoluta freddezza e rapidità, li neutralizza gambizzandoli.

Sopraggiunta la polizia ad arrestarli, finisce in manette lo stesso Vittorio, accusato di eccesso colposo di legittima difesa. Scarcerato dopo alcuni giorni, al suo rientro a casa apprende che per sua moglie resti poco da vivere, ritrovandosi lui nella più totale solitudine ed impotenza. La figlia viziatissima di Griffo intanto, per fare un torto al genitore, con il quale ha un rapporto conflittuale, si reca a casa di Vittorio e lo seduce. Il padre, venutone a conoscenza, non esita a licenziare Vittorio, e con la scusa della sua situazione precaria si riappropria dei titoli a lui intestati.

Sentendosi ormai ferito e abbandonato da tutti, Vittorio medita di vendicarsi e, armato, decide di recarsi dal suo vecchio datore di lavoro. Ada, ormai morente, cerca disperatamente di dissuaderlo, ma di fronte alla sua fredda e tenace ostinazione gli spara, ferendolo mortalmente. Difficilmente in Italia si è visto e si vedrà di meglio e la sola colonna sonora di Morricone non a caso ripresa da Tarantino per Inglouriuos Basterds basterebbe per far capire la bellezza di questa opera da vedere assolutamente. Girato con grande tecnica. si basa sul rapporto umano tra uno sfortunato direttore di galera e un detenuto. Bella la fotografia di Aldo Scavarda

Commento

Vero e proprio noir italiano, il film di Giuliano Montaldo è per molti versi complementare al capolavoro di Monicelli Un borghese piccolo piccolo. Un grandissimo Nino Manfredi per una storia che sembra partire come la classica commedia all’italiana dei Settanta e si trasforma poi in qualcosa di cupo e violento, tesissimo nel dubbio su quella che potrà essere la svolta nella psicologia del protagonista.

Montaldo ironizza (in modo lugubre quando non proprio drammatico) sugli anni di piombo, sulla paura e sulla voglia di riscatto del cittadino medio. La contestualizzazione storica è ben resa dalle preoccupazioni di Foà sulla tematica “sequestri” e sulla violenza urbana nelle strade cittadine. Anche la Villoresi è bravissima. Finale inatteso e simbolico, sull’orlo dell’onirico. Ottimi anche Vittorio Mezzogiorno e la Jobert.

Locations

 

 

 

Villa Gnecchi a Verderio Superiore (Lecco):

Villa Parisi a Frascati

piazzale dello Stadio di San Siro

San Vittore

quartiere Collatino di Roma a Via Fiorentini.

quartiere Testaccio in Via Alessandro Volta 45:

Piazza di Firenze a Roma

Porta Genova a Milano

Lungotevere degli Artigiani 8 a Roma.

In un’intervista Manfredi afferma che si sarebbe discusso con il regista Montaldo sul finale, ipotizzando la feroce vendetta e la definitiva rovina del protagonista. Ciò tuttavia sarebbe sembrato antitetico con il tema, quello dell’insicurezza del cittadino medio italiano in epoca di Terrorismo e di recrudescenza criminale, quasi un invito a provvedersi di un’arma, innanzi all’impotenza delle Istituzioni.

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FOTO E POSTERS

 

Titolo originale     Il giocattolo
Paese di produzione     Italia
Anno     1979
Durata     118 min
Colore     colore
Audio     sonoro
Rapporto     4:3
Genere     Drammatico, commedia
Regia     Giuliano Montaldo
Soggetto     Sergio Donati
Sceneggiatura     Sergio Donati, Giuliano Montaldo, Nino Manfredi
Produttore     Claudio Mancini, Sergio Leone
Fotografia     Ennio Guarnieri
Montaggio     Nino Baragli
Musiche     Ennio Morricone
Scenografia     Luigi Scaccianoce
Costumi     Franco Carretti, Erminia Ferrari Manfredi
Trucco: Pier Antonio Mecacci

Interpreti e personaggi

Marlène Jobert: Ada Barletta
Nino Manfredi: rag. Vittorio Barletta
Olga Karlatos: Laura Griffo
Vittorio Mezzogiorno: Sauro Civera
Pamela Villoresi: Patrizia Griffo
Arnoldo Foà: Nicola Griffo
Mario Brega: rapinatore
Carlo Bagno: scopino del carcere
Luciano Catenacci: gorilla di Griffo
Arnaldo Ninchi: intervistatore televisivo
Renato Scarpa: armaiuolo
Daniele Formica: Gualtiero
Margherita Horowitz: proprietaria pizzeria
Loris Bazzocchi
Mario Cecchi
Lory Del Santo

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