Il sorpasso

Il sorpasso è un film del 1962, diretto da Dino Risi. La pellicola, generalmente considerata come il capolavoro del regista, costituisce uno degli affreschi cinematografici più rappresentativi dell’Italia del benessere e del miracolo economico di quegli anni

Trama

A Roma, la mattina del Ferragosto 1962, la città è deserta. Bruno Cortona, quarantaduenne vigoroso ma nullafacente e cialtrone, amante della guida sportiva e delle belle donne, al volante di una Lancia Aurelia B24 convertibile vaga alla ricerca di un pacchetto di sigarette e di un telefono pubblico. Lo accoglie in casa Roberto Mariani, studente di legge rimasto in città per preparare gli esami. Dopo la telefonata, Bruno chiede a Roberto di fargli compagnia: i due, sulla spinta dell’esuberanza e dell’invadenza di Bruno, intraprendono un viaggio in auto lungo la via Aurelia, a velocità sostenuta, che li porterà in direzione della Toscana, a Castiglioncello, raggiungendo mete occasionali sempre più distanti. Durante il viaggio verso il nord e verso il mare, arriveranno anche a far visita ad alcuni parenti di Roberto, prima, e alla figlia e all’ex-moglie di Bruno, poi.

Il giovane Roberto sarà più volte sul punto di abbandonare Bruno, ma sia il caso, sia una certa inconfessabile attrazione, mascherata da una certa arrendevolezza, terrà unita l’assortita coppia di amici occasionali, che significherà per Roberto anche un percorso di iniziazione alla vita. Egli infatti si allontana dai miti e dai timori adolescenziali e inizia la rilettura delle sue relazioni familiari, dell’amore e dei rapporti sociali, sino alla tragica conclusione che si materializza durante l’ennesimo sorpasso avventato: l’auto si scontra con un camion e precipita in un burrone. Bruno si getta fuori dall’auto riuscendo così a salvarsi, mentre Roberto perde la vita. Agli agenti intervenuti Bruno confesserà di non conoscere neppure il cognome del suo passeggero.

Recensione

Il forte taglio di critica sociale e di costume, seppure nascosto tra le pieghe comiche e divertenti della commedia, ne fa uno dei manifesti del genere cinematografico meglio conosciuto come commedia all’italiana dove compaiono alcuni innovativi e originali caratteri formali.

I personaggi protagonisti di Bruno Cortona e Roberto Mariani, per esempio, superano abbondantemente la caratterizzazione macchiettistica e caricaturale della commedia. Essi risultano psicologicamente completi e definiti (il regista è laureato in medicina e specializzato in psichiatria), soprattutto Trintignant, che dà vita a un ritratto molto intenso di un giovane timido, perdente, ma maturo nella sua coscienza di classe, attratto da schemi sociali di successo, ma allo stesso tempo incardinato a precisi canoni di comportamento mutuati dal proprio gruppo d’appartenenza, la piccola borghesia romana lavoratrice, che con le proprie virtù familiari si contrappone sia all’alta borghesia rampante e arrivista, sia al sottoproletariato urbano, ancora distante dai grandi processi economici.

Il duello psicologico Bruno-Roberto, giocato sul filo dei 130 chilometri orari, è uno schema nuovo, non consueto nei film di commedia. Come è del tutto innovativo, rispetto alle altre pellicole di genere, il ricorso all’io pensante del giovane Roberto, mediante il quale veniamo a conoscenza della contraddizione tra pensiero e azione che il ragazzo vive a contatto con Bruno, e soprattutto del percorso d’iniziazione erotica e sociale che egli compie. I personaggi protagonisti, così diversi ma in egual misura positivi e negativi, si attraggono e si respingono tra loro, attraendo a loro volta gli spettatori verso due poli distinti e contrapposti d’identificazione sociale: cosa questa che li rende assai diversi dai personaggi sordiani, protagonisti tipici della commedia, accompagnati in genere da un univoco senso di sottile disprezzo o comica compassione.

Il sorpasso segna un’ulteriore differenziazione rispetto ad altre pellicole della commedia all’italiana. In questo film la personalità artistica del regista è più marcata e presente, e non si limita alla sola partecipazione o rifinitura del soggetto. La dinamica delle scene e il succedersi dei piani sono estremamente più elaborati, e sono il frutto di una sola mente ideativa. A volte, la ripresa sfuma nel documentarismo, e i particolari d’ambientazione sono così definiti da somigliare quasi a un cinegiornale del tempo: così, per esempio, nella scena girata nella sala da ballo in riva al mare, quando il regista si sofferma con insistenza sui passi di twist delle comparse. Qui, il regista non è colui che si pone dietro la macchina da presa e si limita a filmare il lavoro corale di una squadra di artigiani, della quale un gruppo di geniali attori fa parte. Risi concepisce personalmente i piani-sequenza, determina a tavolino i ritmi delle scene e delle battute, e, pur lasciando ampio spazio alla creatività dell’attore, decide a priori l’incisività e lo stacco di alcune di esse. Il risultato è leggero, godibile, divertente, nello stile dell’autore, ma al tempo stesso si propone come testimonianza, documentazione e denuncia, allontanandosi molto dai confini della commedia. In alcuni momenti, come quando il giovane studente tenta di salire su un mezzo pubblico nel porto di Civitavecchia, la rappresentazione sociale diventa ultra-realistica, pressoché pasoliniana.

Il sorpasso risulta quindi, come suggerisce del resto il suo stesso titolo, un film assai veloce e ritmato su precisi spunti di accelerazione, e le battute memorabili di Vittorio Gassman chiudono i tanti siparietti che nella pellicola si aprono e si chiudono con continuità, schema questo che ha assai poco di teatrale e molto di cinematografico.

Altri elementi formali fanno del film un’importante novità. La pellicola infatti è considerata da alcuni un vero road-movie (“pellicola di strada”), il primo del genere in Italia, poiché è strutturale il legame che viene vissuto con la strada nello svilupparsi della vicenda narrativa. È la strada, nel suo rapporto attivo e passivo coi due protagonisti, che segna il percorso del soggetto da un punto di partenza preciso (la Roma deserta di un ferragosto qualunque) sino alla tragica curva di Calafuria, poco dopo il paese di Quercianella, sul lungomare toscano.

Occorre spendere qualche parola in più sui simbolismi che intorno alla strada si raccolgono. Non a caso è la Via Aurelia il percorso lungo il quale la vicenda si snoda, l’arteria consolare che esce da Roma e si dirige pigramente verso le riviere di Fregene e dell’alto Lazio, perché è questa la strada che più di altre nel corso degli anni sessanta ha rappresentato un mito collettivo e generazionale: una strada verso la vacanza, l’evasione, il benessere in molteplici rappresentazioni. L’Aurelia ha rappresentato, in certo qual modo, una sintesi sociale. Il suo percorso, muovendo dal centro della città, attraversava dapprima i quartieri borghesi della capitale in crescita, sorti a ridosso del centro storico di Roma, quindi sfiorava le borgate popolari ancora fatiscenti, e, correndo velocemente tra le ultime contrade agricole della bonifica laziale, raggiungeva le spiagge popolari della riviera o i piccoli centri delle facoltose Fregene, Santa Marinella, e via via su sino a Capalbio, tra un fiorire di urbanizzazioni selvagge e abusive.

La civiltà che i protagonisti incontrano nel loro viaggio è quindi davvero uno spaccato trasversale di quella società romana che collettivamente si metteva in moto ogni domenica per celebrare il rito della festa, tra soste alle stazioni di servizio, lunghe code d’automobili e incidenti frontali.

Anche l’automobile, una Lancia Aurelia B24 (l’analogia tra il nome della spider e la via consolare non può, anche questa volta, esser casuale) riflette un simbolismo radicale. La macchina, infatti, era uscita dalle officine nel 1956 e rappresentava allora il prototipo di un’idea di eleganza e raffinatezza, ma ben presto si trasformò nell’ideale dell’automobile aggressiva, prepotente, truccata nel motore e negli allestimenti, tra cui il famosissimo clacson tritonale che accompagna gran parte delle sequenze in auto. In alcune scene del film la si scorge infatti in questa sua immagine. La fiancata destra mostra ancora le lavorazioni di un’officina di carrozziere, le riparazioni non ancora riverniciate, le cicatrici che dovevano testimoniare le battaglie sostenute dall’auto e dal suo pilota (notare che manca anche uno dei due terminali di scarico della vettura). Dino Risi sceglie non casualmente una Lancia Aurelia, poiché essa rappresenta proprio la corruzione di un’idea, quella fiducia nel miracolo economico che con gli anni andrà a finire in Italia, lasciando il posto a una società divisa e contraddittoria, nella quale solo i cialtroni opportunisti, come Cortona, e i loro pseudovalori morali diventeranno i soggetti protagonisti di un benessere sociale

Curiosità

 

 

Originariamente il soggetto era stato scritto per Alberto Sordi nel ruolo di Bruno Cortona e doveva avere come titolo Il giretto. La produzione passò poi a Mario Cecchi Gori che spinse per affidare il ruolo del protagonista a Vittorio Gassman, avendo a quel tempo Alberto Sordi un’esclusiva con Dino De Laurentiis.

Rodolfo Sonego afferma di essere il vero autore del soggetto che avrebbe poi venduto alla De Laurentiis. La cosa tuttavia non ebbe alcun seguito legale: né Rodolfo Sonego, né la De Laurentiis intentarono una causa, ma Sonego afferma che comunque Il sorpasso, nella realizzazione di Mario Cecchi Gori, era molto fedele al soggetto che egli aveva scritto.

Intervistato nel 2012 per il cinquantenario del film, Jean-Louis Trintignant dichiarò che fu scelto lui perché assomigliava alla controfigura. In effetti Dino Risi, in un testo per L’Unità, aveva raccontato così la scelta: «Cominciai il film (…) senza sapere chi sarebbe stato il compagno di Bruno Cortona: sapevo solo che doveva essere di piccola statura, biondo e, naturalmente, giovane.» Quindi fu scelta una controfigura con queste caratteristiche. Poi il regista fece arrivare da Parigi l’attore francese, «per me sconosciuto, Jean-Louis Trintignant. Lo vidi e dissi subito: è lui. Gentile, timido, educato, era il perfetto antagonista di Gassman.» Nei titoli di testa, comunque, il nome di Trintignant viene dopo quello della Spaak.

Una delle due turiste nel cimitero militare tedesco (di Pomezia) è Annette Stroyberg, con la quale Gassman avrà in futuro un’importante relazione sentimentale. Nella scena della partita di ping-pong in spiaggia s’intravedono un ventenne Vittorio Cecchi Gori, figlio del produttore del film e futuro produttore lui stesso ed un giovanissimo Giancarlo Magalli seduto su una ringhiera. In una scena dove si possono vedere due ragazzi che giocano a ping-pong, questi sono Andrea e Carlo Giordana, figli di Claudio Gora.

Una delle due turiste nel cimitero militare tedesco (di Pomezia) è Annette Stroyberg, con la quale Gassman avrà in futuro un’importante relazione sentimentale. Nella scena della partita di ping-pong in spiaggia s’intravedono un ventenne Vittorio Cecchi Gori, figlio del produttore del film e futuro produttore lui stesso ed un giovanissimo Giancarlo Magalli seduto su una ringhiera. In una scena dove si possono vedere due ragazzi che giocano a ping-pong, questi sono Andrea e Carlo Giordana, figli di Claudio Gora.

Le prime scene a venir girate furono proprio quelle che aprono il film: le riprese furono effettivamente realizzate nel periodo di Ferragosto e siccome Risi non aveva ancora scelto l’interprete di Roberto Mariani, usò una controfigura, sia quando il giovane appare alla finestra, sia nella parte iniziale del viaggio, con il transito in Piazza di Spagna, Piazza del Popolo e Piazza San Pietro: le inquadrature sono sempre in campo lungo, e quando l’auto passa davanti alla macchina da presa, il figurante si copre il viso.

Le scene iniziali del film, con Bruno Cortona che percorre in auto strade assolate e deserte di una Roma periferica, furono tutte girate nella zona detta della Balduina, il quartiere romano che negli anni Sessanta era abitato da numerosi attori e cantanti e che rappresentò un simbolo del cosiddetto boom economico. Nei condomìni borghesi di recente costruzione, infatti, convivevano impiegati statali e ricchi commercianti, avvocati e importanti imprenditori edili, spesso definiti con disprezzo palazzinari. Quando Bruno fa nuovamente una sosta questa volta per bere a una fontanella si avvede di un giovane affacciato alla finestra.

In realtà, come detto, colui che appare alla finestra non è Trintignant, ma una controfigura, scelta con le caratteristiche del giovane che Risi aveva immaginato, ripresa in penombra e in campo lungo; inoltre, il vero palazzo usato per l’abitazione di Roberto si trova in un altro quartiere romano, quindi il dialogo fra i due personaggi è un montaggio di scene girate in tempi e luoghi diversi, con interpreti diversi. La cosa si può capire da alcuni particolari: quando Bruno guarda in alto, la persona pare portare gli occhiali e la finestra è grande, del tipo a tre vetri, solo uno dei quali chiuso; quando è invece inquadrato Trintignant, la finestra è visibilmente più piccola, e di tipo diverso; inoltre dietro alla fontanella – che in teoria è frontale alla finestra – è tutta campagna, ma nella scena in cui Roberto vede la portinaia sul balcone dei vicini, tale balcone risulta dirimpetto alla medesima finestra.

La località di Castiglioncello, frazione di Rosignano Marittimo (Livorno), fu scelta da Risi su insistenza di Gassman, che vi era solito trascorrere le vacanze con la famiglia e voleva approfittarne nelle pause di lavorazione: il fatto viene riportato, fra gli altri, nel libro Una grande famiglia dietro le spalle di Paola Gassman, dove l’attrice racconta che proprio per tale circostanza partecipò anche lei alle riprese, debuttando ad appena 17 anni.

Mario Cecchi Gori, produttore del film, aveva pensato a un finale differente rispetto a quello deciso da Dino Risi, cioè quello di inquadrare i due protagonisti mentre sfrecciavano verso l’avventura, ma questo finale non fu adottato: infatti, i due avevano scommesso che se il giorno seguente all’ultima ripresa ci fosse stato bel tempo avrebbero girato il finale voluto da Dino Risi; in caso contrario avrebbero chiuso il set e adottato il lieto fine di Mario Cecchi Gori. Ma il sole di quel giorno, a detta di Dino Risi, fu bellissimo e splendente e questo comportò la scelta del finale tragico.

Il sorpasso uscì in Francia col titolo Le Fanfaron e negli Stati Uniti con il titolo The Easy Life. In America, il film “diventò un fenomeno di culto” : Dennis Hopper, il regista del cult movie Easy Rider si è ispirato a Il sorpasso per scrivere il suo soggetto considerato il capolavoro (nonché il capostipite) dei road movie .

Il film non fu accolto con un grande successo di critica. Dino Risi raccontò che alla prima erano presenti solo 50 persone . Il successo di pubblico arrivò lentamente grazie al passaparola degli spettatori che avevano assistito alla proiezione. Gli incassi successivi furono eccezionali, il film infatti costò una cifra superiore ai 300 milioni di lire e incassò in 3 anni più di un miliardo di lire. La consacrazione della critica arrivò solo in tempi successivi, dopo la metà degli anni ottanta. Il sorpasso fu un successo non solo italiano ma internazionale, tanto che in Argentina alcuni credono che “sorpasso” significhi “spaccone”.

Incasso accertato sino a tutto il 30 giugno 1965 Lit. 1.182.686.541

Premi e riconoscimenti

Il film è stato anche inserito nella lista dei 100 film italiani da salvare, “100 pellicole che hanno cambiato la memoria collettiva del Paese tra il 1942 e il 1978”.

1963 – David di Donatello
miglior attore protagonista a Vittorio Gassman
1963 – Nastri d’argento
miglior attore protagonista a Vittorio Gassman
Nomination miglior soggetto a Dino Risi
1963 – Festival internazionale del cinema di Mar del Plata
miglior regista a Dino Risi

Uscite all’estero

Italy     5 December 1962     (Rome)
Italy     6 December 1962     (Turin)
Italy     8 December 1962     (Milan)
Argentina     16 March 1963     (Mar del Plata Film Festival)
Hungary     20 June 1963
France     27 June 1963
Greece     17 September 1963     (Thessaloniki International Film Festival)
West Germany     18 October 1963
Sweden     11 November 1963
USA     22 December 1963     (New York City, New York)
Argentina     8 January 1964
Mexico     6 February 1964
Colombia     13 February 1964
Portugal     4 December 1964
Denmark     29 March 1965

Titoli all’ estero

Argentina     Il sorpasso
Bulgaria (Bulgarian title)     Изпреварването
Brazil     Aquele Que Sabe Viver
Colombia     La vida facil
Denmark     Jeg – en playboy
Spain     La escapada
Finland     Playboy
France     Le fanfaron
UK     Il Sorpasso
Greece     Ο φανφαρόνος
Greece     Το πέρασμα
Hungary     Előzés
Mexico     La vida facil
Poland     Fanfaron
Portugal (original subtitled version)     A Ultrapassagem
Portugal     A Ultrapassagem
Sweden     Lyxraggaren
Soviet Union (Russian title)     Обгон
USA     Il Sorpasso
West Germany     Verliebt in scharfe Kurven
World-wide (English title)     Il Sorpasso
World-wide (English title) (informal title)     The Easy Life

Locations

 

 

Capalbio, Grosseto, Tuscany, Italy

Via P. Petronia 66, Rome, Italy
(Where Bruno meet Roberto while drinking at the water fountain)

Via Calata della Rocca, Civitavecchia, Rome, Italy
(The restaurant in the harbor where Bruno and Roberto have lunch)

Beach Resort “La Lucciola”, Castiglioncello, Livorno, Italy
(Where Bruno play Ping Pong)

Santa Marinella, Rome, Lazio, Italy

AGIP Gas Service Station, Via Aurelia Km.8.4, Rome, Italy
(Where Bruno and Roberto stop to refuel and to use the restroom)

Bagni Ausonia, Castiglioncello, Livorno, Tuscany, Italy
(Beach where Bruno and Roberto fall asleep)

Rome, Lazio, Italy

Piazza F. Morosini, Rome, Italy
(Bruno try to reach a public phone thru the the gate of a store that is closed)

Via Caporati 10, Rome, Italy

 

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Titolo originale     Il sorpasso
Lingua originale     italiano
Paese di produzione     Italia
Anno     1962
Durata     108 min
Dati tecnici     B/N
Genere     commedia, drammatico
Regia     Dino Risi
Soggetto     Dino Risi, Ettore Scola, Ruggero Maccari
Sceneggiatura     Dino Risi, Ettore Scola, Ruggero Maccari
Produttore     Mario Cecchi Gori per Fair Film, INCEI Film, Sancro Film
Distribuzione (Italia)     INCEI Film
Fotografia     Alfio Contini
Montaggio     Maurizio Lucidi
Effetti speciali     Aurelio Pennacchia
Musiche     Riz Ortolani
Scenografia     Ugo Pericoli

Interpreti e personaggi

Vittorio Gassman: Bruno Cortona
Catherine Spaak: Lilly Cortona
Jean-Louis Trintignant: Roberto Mariani
Luciana Angiolillo: Gianna
Claudio Gora: Bibì
Luigi Zerbinati: commendatore
Franca Polesello: moglie del commendatore
Linda Sini: zia Lidia
John Francis Lane: Alfredo, l’avvocato
Annette Stroyberg: turista tedesca
Nando Angelini: Amedeo
Mila Stanic: Clara
Bruna Simionato: zia Enrica
Edda Ferronao: ragazza a Civitavecchia
Jacques Stany: automobilista toscano

Doppiatori originali

Melina Martello: Lilly Cortona
Paolo Ferrari: Roberto Mariani
Benita Martini: Gianna
Edoardo Toniolo: commendatore
Antonio Guidi: Alfredo, l’avvocato
Noemi Gifuni: moglie del commendatore

 

FOTO E POSTERS

 

 

 

 

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