La cosa buffa

La cosa buffa è un film del 1972 diretto da Aldo Lado e tratto dal romanzo omonimo di Giuseppe Berto.

Trama

Un giovanotto di provincia, maestro elementare, svogliatamente iscritto all’università, si innamora di una ragazza veneziana, figlia di un ricchissimo industriale. Insensibile alle differenze di classe, la giovane ricambia ben presto il suo affetto. Nettissima, invece, è l’ostilità dei genitori di lei, soprattutto della madre, che, accolto malvolentieri il giovane tra le pareti di casa, ne sorveglia con una costante presenza il contegno verso la figlia.

Durante una loro crisi amorosa, il giovane ha un incompleto rapporto sessuale con una ragazza di origine ungherese, succube di una cugina dalle tendenze “particolari”. Poi egli – che ha ripreso i suoi studi universitari, trasferendosi a Padova – riceve la visita della ragazza, che gli si vuole concedere. Il loro incontro, probabilmente destinato a concludersi nel nulla per l’incapacità del ragazzo di avere rapporti normali con una donna, viene sorpreso dalla madre della giovane, che dal quel momento impedisce ai due di rivedersi.

Il ragazzo ha poi un nuovo abboccamento con l’ungherese, interrotto da sua cugina, e un definitivo colloquio col padre della “fidanzata” che, per liberarsi di lui gli offre un milione. Il giovane rifiuta il denaro e torna al proprio paese e agli interminabili, sboccati e inconcludenti discorsi sulle donne, in compagnia di un amico.

Recensione

 

 

Con La cosa buffa (1966) Giuseppe Berto affronta il tema dell’amore, nella prospettiva di due giovani esseri umani.

I due ragazzi che vengono seguiti e osservati nelle loro vicende attraversano il periodo della vita in cui la chimica interviene a compromettere processi intellettivi ancora instabili, altera comicamente i meccanismi psichici e annebbia le facoltà. Tutto ciò avviene in uno stadio della crescita in cui i protagonisti, non solo i famigliari e coloro che stanno loro intorno, tenderebbero ad aspettarsi piuttosto comportamenti commisurati allo sviluppo organico raggiunto dal loro fisico di giovani adulti. Proprio come se un’intelligenza burlona si divertisse a fare lo sgambetto a chi, dopo immani sforzi, sia riuscito a reggersi sulle proprie gambe e a muovere i propri passi con una certa sicurezza.

“La cosa buffa” è in realtà “la cosa tragica”, perché i due giovani, che non avrebbero mai dovuto incontrarsi, si trovano improvvisamente in balìa di sentimenti che li portano, ora nelle stratosfere della felicità più completa, ora negli abissi della disperazione più profonda, senza nessun costrutto logico e anzi spesso in maniera totalmente indipendente da quelli che sono gli accadimenti oggettivi.

La cosa è tragica anche perché gli stati di alterazione delle più fondamentali capacità razionali si alternano a momenti di recuperata lucidità, in cui i due giovani non riescono a capacitarsi né dei propri né dei reciproci comportamenti.

Tragica, ancora, perché tutto questo ha luogo in una città, Venezia, dove la presenza umana è ubiqua e i protagonisti sono coscienti, spesso in maniera insufficiente, di trovarsi oggetto di osservazione da parte di un’umanità maliziosa e pettegola.

La vicenda prende avvio da un fatto che turba la monotonia di una vita senza sobbalzi. Antonio si ritrova possessore di una piccola somma di denaro, ricevuta in eredità dal nonno. Evento che egli mette immediatamente in collegamento con l’opportunità di intraprendere una relazione, sentendosi finalmente in grado di affrontare le “spese del corteggiamento”.

L’incontro con Maria avviene al caffè Le zattere; ed è subito «esaltazione cosmica […] imparentata con gli smisurati concetti di spazio e di tempo, per cui l’incontro con la ragazza non risultava più casuale o casomai dipendente da lui da lei o da tutti e due insieme, ma costituiva il risultato di un’inninterrotta e rigorosa successione d’avvenimenti cominciata con la creazione dell’universo…».

Quanto a Maria, la studentessa inizialmente concentrata a memorizzare il contenuto di una dispensa, «appena certa di essere proprio lei oggetto di tanta premura, arrossì nel volto non meno di lui sebbene con molta più grazia si capisce, e ciò denotava timidezza e gentilezza d’animo e in ultima analisi anche gradimento e in effetti la poveretta non manifestava alcun proposito di sottrarsi all’incontro anzi…».

I due giovani si trovano quindi in una relazione, casualmente e quasi loro malgrado. Il che dà origine a tutta una serie di insicurezze e di dubbi, a partire, da una parte, dalla oggettiva o presunta bellezza della ragazza e dall’altra dalla reale affidabilità di lui. La storia segue a raccontare minutamente i particolari e i vari stadi che portano dalla conoscenza casuale all’amore più tragicamente travolgente e lo fa tenendosi sempre al limite del comico, poiché i protagonisti sono preda via via dei sentimenti incontrastabili e dei dubbi generati dalla coscienza di trovarsi in balìa di reazioni su cui non hanno nessun controllo, come chi si trovi improvvisamente alla guida di un locomotore impazzito e ora si abbandona all’ineluttibilità del moto rettilineo, ora si dispera per l’incertezza di un nuovo cambio di direzione, inaspettato eppure prevedibilissimo.

Poiché Maria appartiene a una agiata famiglia veneziana e Antonio proviene da una situazione di incerte fortune economiche della provincia, né dimostra, da studente, di essere avviato a un futuro promettente, è facile prevedere che, come spesso avviene, la famiglia di lei, passata da uno stadio di inconsapevolezza a un istante di iniziale sorpresa, si adoperi poi in tutti i modi per contrastare la relazione tra i due. La storia porterà verso un futuro più smaliziato e più pragmatico.

Berto è un maestro nel descrivere come l’insicurezza del protagonista giochi un ruolo determinante nel precipitare la vicenda verso un esito sfavorevole a questi. La genialità dell’autore è tutta nel camuffare da commedia, nella quale tutti noi possiamo riconoscere una fase della nostra vita.

Che lo si voglia o no, i primi anni Settanta non furono soltanto ribellione politica e liberazione sessuale, temi qui soltanto sfiorati, ma enunciati da Lado con la sincerità espressa dai volti stupiti e sofferenti di Gianni Morandi e Ottavia Piccolo. Un piccolo pregio in più, ovviamente derivante dall’opera letteraria dalla quale il film è tratto, è il rifiuto di un lieto fine che sarebbe inevitabilmente risultato di maniera.

Il Film è prodotto da Giovanni Bertolucci,ed è tratto da un romanzo di Giuseppe Berto, che ha anche fatto la sceneggiatura,ed è il classico prodotto degli anni ’70,dove c’è un Gianni Morandi in un ruolo inconsueto, che pensa sempre al sesso. Infatti con il suo amico Benito vanno in giro a parlare di donne e sesso,imperterriti.

Da segnalare la buona direzione dove spicca il già citato Morandi, che è tra le prove più convincenti e alternative,lontano dal suo personaggio, una splendida Ottavia Piccolo,che trasmette la sua purezza e ingenuità e dove Lado gli fa primi piani da copertina,sapendo di avere tra le mani un pezzo da 90,e il personaggio di Maria colpisce il segno per le cose citate e per il suo “orgasmo facile” che gli fa dire il tormentone:”Oh madonna…”.

Ma anche figurano: Angela Goodwin-Fabio Garriba-Riccardo Billi (piccola parte ma che colpisce il segno) -Dominique Darel- Giusi Raspani Dandolo e un certo Nino Formicola (Gaspare con Zuzzurro,ma non ci ho fatto caso, però figura).

Invece nel Cast tecnico segnalerei la colonna sonora del grandissimo Ennio Morricone e la fotografia di Franco Di Giacomo,che raffigura una Venezia malinconica.

Curiosità

 

 

Uscite all’estero

Italy 27 October 1972
Japan 7 December 1974
Mexico 1975
Colombia 7 July 1976

Titoli all’ estero

Argentina Intimidades de una pareja virgen
Colombia Certificado de virginidad
Greece (transliterated ISO-LATIN-1 title) 17hroni proklisi
Mexico Certificado de virginidad

Locations

 

 

Badoere, Morgano, Treviso, Veneto, Italy

Incir De Paolis Studios, Rome, Lazio, Italy

Venice, Veneto, Italy

Villa Condulmer, Mogliano Veneto, Treviso, Veneto, Italy

Vota la recensione
[Total: 1 Average: 5]
Story
1
Actors
1
Music
1
Director
1
Media
  Caricamento, attendere prego yasr-loader

Titolo originale La cosa buffa
Lingua originale italiano
Paese di produzione Italia, Francia
Anno 1972
Durata 108 min
Genere commedia, erotico
Regia Aldo Lado
Soggetto Giuseppe Berto (romanzo)
Sceneggiatura Aldo Lado, Giuseppe Berto, Alessandro Parenzo
Produttore Giovanni Bertolucci
Casa di produzione Euro International Film, Carlton Filmexport
Fotografia Franco Di Giacomo
Montaggio Alberto Gallitti
Musiche Ennio Morricone
Scenografia Alessandro Parenzo

Interpreti e personaggi

Ottavia Piccolo: Maria
Gianni Morandi: Antonio
Angela Goodwin: padrona
Riccardo Billi: Ilario
Giusi Raspani Dandolo: signora Borghetto
Fabio Garriba: Benito
Luigi Casellato: Amedeo
Dominique Darel: Marika

FOTO E POSTERS

 

 

 

 

Facebooktwittergoogle_pluspinterest