L’uccello dalle piume di cristallo

L’uccello dalle piume di cristallo è un film del 1970, il primo diretto da Dario Argento, che dell’opera ha firmato anche soggetto e sceneggiatura, liberamente ispirata al romanzo La statua che urla (The Screaming Mimi) di Fredric Brown.

Il film è il primo episodio della Trilogia degli animali diretta dal regista.

Trama

Sam Dalmas, italo-americano, lavora a Roma in un istituto di scienze naturali (lavoro trovato grazie all’aiuto di un suo amico ornitologo Carlo); in realtà è uno scrittore, che ha deciso di passare un po’ di tempo in Italia, il suo paese di origine, per ritrovare calma e ispirazione. Sam ha appena terminato uno studio sulle caratteristiche dei tipi più rari di uccelli e si appresta a ripartire per gli Stati Uniti con la sua ragazza italiana, Giulia.

Una sera, mentre torna a casa, assiste ad una colluttazione in una galleria d’arte in cui una donna, Monica Ranieri, moglie del direttore della galleria, Alberto, cade a terra ferita e Sam avverte la polizia.

Il caso viene affidato al commissario Morosini, che è convinto che l’aggressore sia lo stesso che ha già ucciso tre donne nel giro di un mese. Dalmas racconta tutto quello che sa, ma ammette di non ricordarsi un particolare che potrebbe essere decisivo ai fini delle indagini e per questo il commissario gli ritira il passaporto per qualche giorno. Nel frattempo l’omicida è di nuovo in azione: uccide una ragazza di 28 anni che vive da sola, accoltellandola dopo averle strappato gli indumenti intimi. Quando la donna che ha salvato viene dimessa dall’ospedale, Sam si reca a casa sua ma il marito di lei gli spiega che è sotto l’effetto dei sedativi e non può parlare.

Dalmas decide di indagare sul primo omicidio. La prima vittima lavorava come commessa in un negozio di antiquariato. Si reca nel negozio per cercare informazioni. Il titolare gli spiega che il giorno stesso dell’omicidio ha venduto uno strano quadro, che raffigura una violenza su una ragazza. Dalmas ottiene una fotografia del dipinto e lo porta a casa dove lo appende ad una parete.

Pochi giorni dopo il commissario restituisce il passaporto a Sam, ma lo scrittore decide di non partire perché sente di essere vicino alla scoperta dell’assassino. Il commissario gli assegna un uomo di scorta.

Una sera, mentre tornano a casa insieme, Sam e Giulia subiscono un attentato: il poliziotto di scorta viene investito da un’auto, Sam riesce a mettere al riparo Giulia e, rocambolescamente, sfugge all’agguato. Questa volta è riuscito a vedere il suo aggressore in volto. Racconta tutto alla polizia, che gli mette di scorta due uomini, e contemporaneamente si mette ad indagare sull’uomo che ha attentato alla sua vita. Riesce a scoprire dove potrebbe abitare, ma quando arriva a casa sua, lo trova morto.

L’assassino si fa vivo con una telefonata sia alla polizia, per dire spavaldamente che ucciderà ancora, sia con Sam per dirgli di desistere, minacciando di uccidere la sua fidanzata. Entrambe le telefonate vengono registrate. La sorprendente conclusione delle analisi scientifiche è che provengono da due voci diverse. L’ispettore Morosini deduce che l’assassino ha un complice. In una delle due registrazioni si sente anche un rumore strano. La polizia scientifica lo confronta con centinaia di altri rumori, senza però arrivare ad una conclusione. Un giorno Sam fa ascoltare a Carlo quello strano rumore. L’amico percepisce qualcosa e si porta a casa il nastro per studiarlo meglio. Quella notte intanto l’assassino aggredisce una ragazza mentre rientra a casa, colpendola a morte a colpi di rasoio dentro l’ascensore.

Alla ricerca di indizi, Sam decide di andare a parlare col pittore autore del quadro che, presumibilmente, è stato comprato dall’assassino. L’artista, Berto Consalvi, vive ad Alviano in una casa con porte e finestre sbarrate, da solo con dei gatti, di cui peraltro si ciba, ed è appena approdato a un altro stile: sta vivendo un periodo mistico. Sam riesce a farsi dare un’informazione su quel dipinto: Consalvi aveva sentito in giro una storia che narrava di una donna aggredita dieci anni prima; lei fu salvata, l’aggressore invece fu rinchiuso in un manicomio.

Intanto l’omicida decide di uccidere Giulia; questa si barrica in casa e tenta di telefonare per chiedere aiuto ma l’assassino taglia il cavo telefonico e il cavo della corrente e con un coltello colpisce la porta aprendovi una fessura; Giulia reagisce prendendo un coltello da cucina e piantandolo nella fessura senza riuscire a colpire l’assassino; in quel momento arriva Sam e l’omicida scappa.
Una scena di violenza nel film

Il giorno dopo torna Carlo: ha capito da dove proviene il rumore. È il verso di un raro animale che vive nel Caucaso meridionale, chiamato comunemente l’uccello dalle piume di cristallo. Fuori del Caucaso esiste un solo esemplare vivo, allo zoo di Roma. Subito Sam, Giulia, Carlo e la polizia si recano allo zoo per vedere il volatile. Giunti davanti alla gabbia, Sam nota come l’abitazione del marito dell’unica vittima scampata all’assassino dia proprio sullo zoo. I tre sentono delle grida provenire dall’edificio e si precipitano a vedere. Sfondano la porta e trovano Alberto mentre sta tentando di uccidere la moglie. Salvano la donna ed accerchiano l’uomo, ma questi nel tentativo di salvarsi uccide un poliziotto e scivola fuori dalla finestra mentre Sam tenta di tirarlo su ma senza successo. Caduto sull’asfalto e ferito, confessa di essere l’assassino e muore.

Sam intanto va alla ricerca della moglie che è fuggita. Arrivato in uno stabile apparentemente disabitato, sale le scale ed entra nella prima stanza dove gli interruttori non si accendono perché i fili della luce sono staccati. Trova Carlo, che tiene in mano un coltello insanguinato, ma il suo corpo gli cade addosso: è stato pugnalato alla schiena.

Poi sente una risata: è una voce di donna. Appare sul fondo della stanza la moglie del gallerista che impugna un grosso pugnale. Sam lo vede e gli viene in mente quel particolare decisivo che non era riuscito a ricordare davanti al commissario: nella colluttazione era la donna che aveva in mano il pugnale. Quindi era lei la vera autrice dei delitti, e voleva assassinare anche il marito, ma era stata ferita da lui che poi era scappato quando si era accorto di essere stato visto da Sam. Alberto, per non abbandonarla, ingaggiò un sicario per eliminare Sam, ma il killer fallì, uccidendo la guardia di scorta. L’uomo, per non lasciare testimoni, aveva ucciso il sicario.

La donna scappa e Sam la insegue. Dopo avere attraversato un ingresso la donna accende la luce: siamo nella galleria d’arte. Ma la donna ha teso una trappola a Sam e gli fa cadere addosso una scultura. Monica comincia a giocare con un coltello vicino alla testa di Sam immobilizzato, ma prima che lo colpisca viene fermata dal pronto intervento della polizia. Giulia era stata rapita dalla donna, ma era riuscita a liberarsi ed a dare l’allarme. Sam deve a Giulia la sua vita. Durante un’importante intervista, lo psichiatra di Monica racconta la sua storia: dieci anni prima la donna venne aggredita e subì un trauma. Un giorno si trovò per caso a guardare il dipinto dove era ritratta la scena di violenza e, in un istante, si risvegliò in lei la schizofrenia dalla quale era guarita. Stranamente, si identificò non nella vittima, ma nell’aggressore, forse per scacciare via quel brutto ricordo. Suo marito, per proteggerla, era divenuto anch’egli uno schizofrenico, al punto da diventare suo complice. L’indomani Sam e Giulia possono finalmente ripartire con l’aereo e tornare in patria.

Commento

Notevole esordio di Argento in un film teso e magnetico, grazie a una narrazione stringente, a una straordinaria sapienza visiva (la scena del tentato omicidio nella galleria d’arte è strepitosa), a un uso eccellente della musica, a una potente orchestrazione di personaggi e dettagli e a una storia (il testimone americano che vuol sapere la verità) che si sottrae alla perspicacia dello spettatore sorprendendolo continuamente. Un vero labirinto mentale che si sovrappone al labirinto della città per stordire prima di sferrare il colpo finale.

La pellicola mostra già molte delle caratteristiche del cinema argentiano, è interpretata da attori di grande spessore (Enrico Maria Salerno, un buon Tony Musante e un grande Adorf nel ruolo del pittore matto) e ha un tema musicale di Morricone memorabile. Uno di quei film che quando si guardano si vorrebbe non finissero mai: splendido.

Curiosità

Bernardo Bertolucci aveva avuto l’incarico di far realizzare un film tratto dal romanzo La statua che urla (The Screaming Mimi) di Fredric Brown. Conosceva molti giovani promettenti. Per l’adattamento del romanzo al grande schermo scelse l’allora quasi sconosciuto Dario Argento, ex critico cinematografico e sceneggiatore con il quale aveva collaborato per la sceneggiatura di C’era una volta il West. Argento si impegnò moltissimo in fase di scrittura, e la storia che ideò cominciò ad appassionarlo al punto tale che decise a mano a mano di modificarla, modellandola in base alle sue fantasie e alle ispirazioni oniriche e inquietanti. Terminato il lavoro, Argento iniziò a proporre a vari produttori il soggetto, ma il copione rischiava sempre di essere modificato od attribuito a sceneggiatori dal nome già affermato. Così, aiutato da suo padre Salvatore, Dario Argento fondò la società di produzione autonoma Seda Spettacoli, con la quale finanziò e diresse di persona questa storia, alla quale teneva moltissimo per tutto l’impegno personale che aveva profuso nello scriverla. Inoltre proprio l’autore ha dichiarato che le caratteristiche peculiari della pellicola, sia come contenuto sia come stile visivo, la rendessero talmente insolita ed in controtendenza rispetto alle consuetudini narrative e formali tipiche dell’epoca, come per esempio il fatto di essere ambientata a Roma, al punto di spingerlo ad occuparsi della regia in prima persona, per mancanza di fiducia nei confronti degli altri colleghi.

Le riprese, iniziate nel settembre 1969, si protrassero per sei settimane. Furono caratterizzate da alcuni contrasti tra Argento e l’attore Tony Musante (che non gradiva il modo talvolta improvvisato di Argento nel dirigere il film), dai tentativi di boicottaggio del distributore della Titanus Goffredo Lombardo (scontento del materiale girato dopo appena una settimana di riprese e deciso ad affidare la prosecuzione del film al regista Ferdinando Baldi), dai rischi continui di superare i costi di produzione allungando i tempi di ripresa, dalle attenzioni costanti a non sprecare più pellicola di quella necessaria. Gli esterni vennero girati in gran parte nel quartiere Flaminio di Roma: il palazzo dei Ranieri è in via Donatello a pochi passi da largo Antonio Sarti, dove si trova il palazzo con le scale triangolari relativo alla scena dell’omicidio in ascensore.

Rifacendosi tanto a Mario Bava (in specie, dei due gialli La ragazza che sapeva troppo del 1963 e Sei donne per l’assassino del 1964), quanto ad alcune intuizioni del western all’italiana, l’ex critico cinematografico esordisce dietro la macchina da presa calando nel giallo le sue idee sul linguaggio cinematografico. Tra le innovative sequenze la ripresa in soggettiva della caduta dalla finestra di Alberto Ranieri, simile a quella girata da Antonio Pietrangeli nel suo capolavoro Io la conoscevo bene per riprendere il suicidio finale di Adriana.

Reggie Nalder, nel film l’inseguitore col giubbetto giallo, è soprattutto noto per aver interpretato il ruolo di Rien ne L’uomo che sapeva troppo di Alfred Hitchcock, il killer assoldato per uccidere nel teatro il capo di Stato estero. Inizialmente non era previsto il suo contributo nel film: Argento gli propose il ruolo dopo averlo incontrato per caso a Roma, dove l’attore si trovava in quel periodo per partecipare a un telefilm americano che si girava in parte in Italia.

L’uccello del titolo, l’Hornitus Nevalis (gru delle nevi), non esiste ed è in realtà una comune gru coronata, Balearica pavonina.

Riconoscimenti

1970 – Globo d’oro
Miglior opera prima a Dario Argento
1971 – Edgar Award
Nomination Miglior sceneggiatura a Dario Argento
1970 – Calice d’oro
Miglior regista esordiente a Dario Argento

Dario Argento ha ceduto i diritti sul film per farne realizzare un remake americano. Il progetto rientra nell’ambito di una cessione di diritti operata da Argento su due suoi film, per farne realizzare dei remake statunitensi; l’altro titolo interessato è Suspiria (già entrato in pre-produzione).

Alla sua uscita nelle sale italiane, nel febbraio 1970, il film venne accolto in modo abbastanza freddo nelle sale cinematografiche del nord Italia; andò meglio al centro ed al sud. Poco a poco, il successo raggiunto nelle città centro-meridionali creò anche al settentrione maggiore attenzione intorno al film; L’uccello dalle piume di cristallo iniziò a recuperare spettatori anche al nord, arrivando ad incassare in totale 1 miliardo e 400 milioni di lire dell’epoca, risultando il 13° miglior incasso della stagione cinematografica 1969-70.

Locations

 

 

 

stabilimenti Incir-De Paolis

Viale del Giardino Zoologico, 20.

via Donatello

via di Santa Melania di fronte al civico 18.

l’ippodromo di Agnano, a Napoli!

 

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FOTO E POSTERS

 

 

Titolo originale     L’uccello dalle piume di cristallo
Paese di produzione     Italia, Germania Ovest
Anno     1970
Durata     96 min
Genere     thriller, giallo, orrore
Regia     Dario Argento
Soggetto     Dario Argento
Sceneggiatura     Dario Argento
Produttore     Salvatore Argento
Casa di produzione     Seda Spettacoli, Central Cinema Company Film (CCC)
Distribuzione (Italia)     Titanus
Fotografia     Vittorio Storaro
Montaggio     Franco Fraticelli
Musiche     Ennio Morricone
Scenografia     Dario Micheli
Costumi     Dario Micheli
Trucco     Pino Ferrante

Interpreti e personaggi

Tony Musante: Sam Dalmas
Suzy Kendall: Giulia
Enrico Maria Salerno: comm. Morosini
Eva Renzi: Monica Ranieri
Umberto Raho: Alberto Ranieri
Renato Romano: prof. Carlo Dover
Giuseppe Castellano: Monti
Mario Adorf: Berto Consalvi
Pino Patti: Filagna
Gildo Di Marco: Garullo/Addio
Fulvio Mingozzi: poliziotto
Omar Bonaro: poliziotto
Bruno Erba: poliziotto
Annamaria Spogli: Sandra Roversi, terza vittima
Rosita Toros: quarta vittima
Karen Valenti: Tina, quinta vittima
Werner Peters: antiquario
Reggie Nalder: inseguitore col giubbetto giallo
Maria Tedeschi: anziana nella nebbia
Carla Mancini: ragazza che guarda la TV
Giovanni Di Benedetto: prof. Rinaldi

Doppiatori originali

Gigi Pirarba: Sam Dalmas
Anna Teresa Eugeni: Giulia
Cristina Grado: Monica Ranieri
Silvano Tranquilli: prof. Carlo Dover
Adriano Micantoni: Berto Consalvi

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