Milano odia: la polizia non può sparare

Milano odia: la polizia non può sparare è un film del 1974, diretto da Umberto Lenzi. È considerato uno dei più violenti noir italiani. Negli Stati Uniti uscì come Almost Human.

In Italia uscì l’8 agosto 1974, mentre negli Stati Uniti uscì nel novembre 1975

Trama

Milano, metà anni settanta. Giulio Sacchi è un delinquente sadico, vigliacco e sessualmente ambiguo. Egli manda a monte una rapina, perché non riesce a mantenere i nervi saldi e uccide a bruciapelo un vigile urbano che vuole multarlo per divieto di sosta. Sacchi passa le giornate al bar, con i suoi amici Carmine e Vittorio, o con la fidanzata Ione in casa sua, alla quale chiede continuamente dei soldi.

 

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Almost Human

 

Ma Sacchi è anche ambizioso, e desidera diventare ricco e importante e far carriera nel mondo della malavita. Per ottenere questo, insieme a Carmine e Vittorio, decide di rapire Marilù, figlia del commendatore Porrino, il principale di Ione.

Rubata l’auto a Ione, il trio si reca da un commerciante di armi e chiede 3 sten, che avrebbero dovuto pagare 1.200.000 ₤, invece uccide il commerciante e la di lui compagna – una ex prostituta; poi segue l’auto sulla quale stanno viaggiando Marilù e il suo fidanzato Gianni. La coppietta si apparta nel bosco. Sacchi fa ingurgitare a Carmine delle anfetamine, quindi i tre sorprendono la coppia. Sacchi inizia a fare delle boccacce sul finestrino della macchina, spaventando Marilù e Gianni, mentre Carmine e Vittorio bloccano Marilù. Gianni reagisce, ma viene ucciso dai colpi di mitraglietta sparati da Carmine. Marilù riesce poi a fuggire, inseguita da Sacchi, e raggiunge una villa dove, ancora sotto shock, chiede aiuto.

Tuttavia i ricchi borghesi che abitano la villa non capiscono subito la situazione, poiché Marilù è in uno stato confusionale e non riesce a spiegarsi bene, e i tre banditi irrompono a sorpresa nell’abitazione. Comincia allora una serie di sevizie perpetrate dai tre con efferata violenza; Sacchi, imbottito di alcool obbliga l’uomo a praticargli del fellatio, quindi appende al lampadario le due donne e l’uomo, e inizia a seviziarli. Infine, quasi impazzito li uccide a colpi di mitraglietta e uccide anche una bambina, che stava dormendo al piano superiore della villa.

Il commissario Walter Grandi, accorso su tutte le scene dei delitti perpetrati da Sacchi e la sua banda, realizza di avere a che fare con uno psicopatico, quindi si ricorda il volto di Sacchi, intravisto tra la folla raccolta attorno al cadavere di un metronotte che Sacchi aveva ucciso dopo essere stato sorpreso a scassinare un distributore di sigarette.

Intanto Sacchi contatta il padre di Marilù, e fissa il prezzo del riscatto. Porrino, preoccupato, si rivolge al commissario Grandi, che dice all’uomo di non cedere ai ricatti di Sacchi. Ma Porrino si prepara immediatamente a consegnare la cifra pattuita. Intanto la stampa riporta la notizia del rapimento di Marilù, e della tremenda strage accaduta nella villa.

Sacchi riesce a crearsi un alibi, con l’aiuto di Ugo Maione, proprietario di un bar, già complice di Sacchi in una rapina. Maione, nonostante l’odio che nutre verso Sacchi, si convince a dichiarare alla polizia, qualora lo interrogasse, che Sacchi si trovava nel suo locale la notte del rapimento di Marilù.

Sacchi continua a mostrarsi come un pericoloso psicopatico, uccidendo anche Ione, dopo averle confessato che la strage nella villa è stata opera sua. Con una scusa la porta con la macchina su uno strapiombo e la getta in un lago insieme all’auto.
Henry Silva nel ruolo del commissario Walter Grandi.
In un barcone abbandonato, intanto, Marilù è legata e spaventata. A nulla servono i tentativi di tranquillizzarla, da parte di Carmine, che sembra il più “umano” dei tre sequestratori. Sacchi irrompe nel relitto e insulta Marilù, che reagisce. Sacchi si scatena e ordina a Vittorio di violentarla. Alla fine, incassato il riscatto, Sacchi uccide Marilù, e Carmine lo assale furioso; Sacchi, ormai impazzito, lo uccide. Vittorio va a recuperare le valigette con dentro il riscatto, e quando torna al casolare trova Carmine ucciso. Si scaglia quindi contro Sacchi, ma viene ucciso.

Avendo esaurito tutti i caricatori degli sten, usa una pistola. Aveva deciso fin dal principio di uccidere i due compagni. Sacchi si impossessa di metà del riscatto – scappando dalla Polizia, gli cade un pesante borsone con 250 milioni, che viene recuperato dagli Agenti, ma, ormai, sembra aver vinto la sua folle battaglia contro l’intera società.

Alcuni giorni dopo è seduto al tavolino di un bar a bere Champagne, e racconta ad altri ragazzi le sue imprese. Ma ad un tratto arriva il commissario Grandi, claudicante a causa di Sacchi, che gli ha precedentemente sparato alle gambe, deciso a fare una volta per tutte giustizia. Gli amici di Sacchi si allontanano e lui rimane solo di fronte al commissario, iniziando a perdere la sua spavalderia, e a scappare, ma viene inseguito dal commissario che, raggiuntolo, gli spara e lo uccide senza pietà facendolo cadere su un cumulo di rifiuti.

Umberto Lenzi era reduce dai suoi gialli erotici, con protagonista Carroll Baker, ma aveva intuito che il filone si stava esaurendo. Luciano Martino, produttore fratello del regista Sergio, cominciò a investire sul poliziottesco, genere che rispecchiava i tempi (terrorismo, rapine, violenze sessuali), e commissionò una sceneggiatura a Ernesto Gastaldi, proponendo a Lenzi di dirigere il film. Lenzi accettò e accentuò la connotazione sociale di Giulio Sacchi.

Lenzi si era già cimentato con il genere poliziottesco, nel 1973 diresse infatti Milano rovente, ambientato nel mondo della prostituzione.

Per interpretare la parte dei sequestratori furono scelti Richard Conte e Gino Santercole, mentre per la parte del commissario fu scelto Ray Lovelock. Mancava solo il ruolo del terzo sequestratore, fino a quando fu scelto Tomas Milian, che però quando lesse il copione scelse di interpretare Giulio Sacchi, il sadico protagonista. Così Ray Lovelock interpretò l’altro sequestratore, quello “buono”, l’alter ego di Giulio Sacchi.
Ray Lovelock interpreta Carmine, deuteragonista di Giulio Sacchi
Henry Silva, inoltre, si ritrovò a interpretare il commissario, che fu il suo primo ruolo da “buono”, dato che fino ad allora aveva interpretato sempre ruoli da antagonista.

Durante la lavorazione del film, per interpretare meglio il personaggio, Tomas Milian faceva uso di alcolici e stupefacenti, come ammesso da lui stesso.

Alcune scene di inseguimento in auto provengono da Milano trema: la polizia vuole giustizia, diretto da Sergio Martino nel 1973 che verranno riutilizzate in Roma a mano armata, sempre di Umberto Lenzi, uscito due anni dopo.

Il film è considerato da molti un poliziottesco, ma in realtà i legami col genere allora emergente sono marginali: l’inseguimento iniziale e il commissario tutto d’un pezzo, dal volto inespressivo, interpretato da Silva, che però rimane in secondo piano. Il film ha anche echi horror, nella scena delle sevizie nella villa, ed è piuttosto un noir metropolitano.

Il messaggio del film è considerato molto ambiguo, o addirittura nichilista, poiché sembra voler affermare che a violenza risponde necessariamente altra violenza. Allo stesso tempo nella scena finale del film la violenza sembra avere una valenza catartica, dove il pubblico trova una soluzione all’efferatezza della vicenda.

Il film, inoltre, offre un disincantato ritratto dell’Italia degli anni settanta, lacerata da scontri di classe e pervasa da un clima di insicurezza e disordine. La figura del commissario Grandi, che, seguendo l’esempio di Clint Eastwood in Ispettore Callaghan: il caso Scorpio è tuo, decide di fare giustizia fuori dalla legalità, pone l’accento sulla difficoltà che la polizia aveva in quegli anni nel fermare l’ondata di violenza, secondo una parte dell’opinione pubblica a causa di leggi troppo permissive e garantiste. Rimane celebre la frase pronunciata da Sacchi a tale proposito: “Ci vogliono prove grandi come il grattacielo della Pirelli per mandare uno all’ergastolo. Credetemi qua si può fare di tutto, quando c’è questo”. Anche su questo punto però il film è ambiguo, in quanto la figura del commissario, interpretato da Silva, non emerge chiaramente come quella dell’eroe, anche a causa dell’incisività con cui è rappresentato l'”antieroe” Sacchi.

Recensione

Sporco, livido e violento come, forse, non accadrà mai più, purtroppo, nel nostro paese. Con questo film Lenzi gira il suo film migliore oltre che uno dei più straordinari noir all’italiana di sempre. Merito non solo della splendida regia ma anche della perfetta miscela di ingredienti assolutamente esplosivi a partire dalla bella, tesa e coinvolgente sceneggiatura che crea un clima di violenza che non lascia tregua allo spettatore. Stratosferiche le musiche di Morricone. Milian è sublime nella sua follia sanguinaria e un granitico Silva, che offre una piacevole alternativa ai coevi e futuri commissari del tipo Nero-Merli.

C’è un’energia maniacale nell ‘attore di culto Thomas Milian che si riflette nel ritmo di ogni personaggio. L’azione è incessante, fino al punto in cui il montaggio sembra essere stata una considerazione secondaria. Le scene scivolano l’una all’altra ad un ritmo sconnesso, come se fossero state gettate sullo schermo e l’accuratezza cronologica fosse stata semplicemente una coincidenza fortunata. Freneticamente guidano la trama in avanti, aggiungendo profondità ai suoi personaggi. Apprendiamo presto che Sacchi è un pazzo sadico, e siamo ripetutamente forniti di prove per confermare questa valutazione più e più volte. Milian dà una performance divertente, scherzosa, con la torsione della bocca in modo che, impiegando lo stile del metodo di agire ad un livello esagerato,  ti lascia ipnotizzare. Henry Silva interpreta il poliziotto investigatore della polizia sulle tracce di Sacchi – o forse nella sua scia sarebbe una descrizione più appropriata.  Silva decise saggiamente di non tentare di copiare il metodo di Milian, scegliendo invece di offrire una prestazione molto più contenutaa e si ha l’impressione che fosse rassegnato al fatto che sarebbe stato comunque oscurato dall’ interpretazione di Milian.

Il regista Umberto Lenzi,  con questa seconda incursione nel cinema criminale italiano,  è probabilmente al suo miglior film, offrendo un sacco di azione e scene stupende quando Milian e Silva gareggiano tra di loro per dimostrare chi e’ il piu’ bravo.

Curiosità

 

 

A Marc Porel fu originariamente offerto il ruolo di Giulio Sacchi. Umberto Lenzi ebbe un incontro con l’ a ttore ed avverti’ che lui era inaffidabile da ogni punto di vista. Lenzi disse al produttore O lui od io. Il produttore chiese a Lenzi se Tomas Milian era OK. Le richieste di Milian erano ragionevoli e cosi’ ebbe la parte.

Director Umberto Lenzi disse che il primo incontro con Milian fu veramente difficile perche’ sentiva che Milian non aveva fiducia in lui. Milian aveva sentito che Lenzi era impulsivo, ed una testa calda come regista, ma alla fine Milian senti’ che Lenzi era il regista giusto per il film. Questo film fu la base di partenza per una relazione di amore odio tra Milian e Lenzi che porto’ a 7 films col regista e l’ attore insieme.

L’attore americano Richard Conte era originariamente nel cast nella parte del Commissario Walter Grandi. Conte tuttavia mori’ poco prima l’inizio delle riprese. Il primo attore disponibile per la parte fu Henry Silva. Silva al tempo era noto per impersonare banditi e killers, cosi’ il regista Umberto Lenzi ebbe da lavorarci sopra per trovare un tipo di poliziotto che potesse impersonare adeguatamente.


Uscite all’estero

Italy     8 August 1974
Spain     18 September 1974
France     21 February 1975
USA     14 November 1975
Mexico     2 April 1976
USA     15 June 1978     (re-release)
USA     22 June 1979     (re-release)
USA     28 September 1979     (re-release)
West Germany     1982     (video premiere)

Titoli all’ estero

Canada (English title) (new title)     The Death Dealer
France (video title)     La rançon de la peur
Greece (transliterated ISO-LATIN-1 title)     Gennimenos katharma
Greece (reissue title)     Skylia tou ypokosmou
Netherlands (video title)     The Executioner
Poland     Ludzki odruch
Sweden (video title)     The Executioner
Soviet Union (Russian title)     Почти человек
Turkey (Turkish title)     Kanunsuzlar sehri
USA (reissue title)     Almost Human
USA     Almost Human
USA (DVD title)     Almost Human
USA (reissue title)     The Death Dealer
USA (alternative title)     The Kidnap of Mary Lou
West Germany     Der Berserker
World-wide (English title) (dubbed version)     The Executioner

Locations

 

 

Rome, Lazio, Italy

Fara in Sabina, Rieti, Lazio, Italy

Lake Iseo, Lombardia, Italy

Ponte Chiasso, Como, Lombardia, Italy

Milan, Lombardia, Italy

 

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Titolo originale Milano odia: la polizia non può sparare
Paese di produzione Italia
Anno 1974
Durata 100 min
Colore colore
Audio sonoro
Genere thriller, poliziesco, noir
Regia Umberto Lenzi
Sceneggiatura Ernesto Gastaldi
Produttore Luciano Martino
Fotografia Federico Zanni
Montaggio Daniele Alabiso
Effetti speciali Giuseppe Carozza
Musiche Ennio Morricone
Costumi Luciano Sagoni
Trucco Fausto De Lisio

Interpreti e personaggi
Tomas Milian: Giulio Sacchi
Henry Silva: commissario Walter Grandi
Laura Belli: Marilù Porrino
Anita Strindberg: Iole Tucci
Guido Alberti: Commendator Porrino
Ray Lovelock: Carmine
Gino Santercole: Vittorio
Mario Piave: Poliziotto
Luciano Catenacci: Ugo Maione
Pippo Starnazza: “Papà” il trafficante d’armi
Lorenzo Piani: Gianni
Mariano Laurenti: L’avvocato di Sacchi
Rosita Toros: Marta, una delle vittime alla villa
Franco Ferrari: Brambilla, un’altra vittima alla villa
Francesco D’Adda: Romano, un’altra vittima alla villa
Annie Carol Edel: La compagna di Brambilla, un’altra vittima alla villa
Giuseppe Castellano: Ispettore
Tom Felleghy: Il procuratore della Repubblica Rossi
Elsa Boni: Moglie di “Papà”
Vittorio Pinelli: Uomo di Maione
Tony Raccosta: Uomo di Maione
Vittorio Sancisi: Uomo di Maione

Doppiatori italiani
Ferruccio Amendola: Giulio Sacchi
Nando Gazzolo: Walter Grandi
Paila Pavese: Ione Tucci
Carlo Romano: Commendator Porrino
Massimo Turci: Carmine
Michele Gammino: Vittorio
Cesare Barbetti: poliziotto
Carlo Alighiero: vigile urbano
Antonio Guidi: “Papà”
Sergio Fiorentini: Ugo Maione
Luciano De Ambrosis: Ispettore
Sergio Tedesco: L’avvocato di Sacchi
Giorgio Piazza: Il procuratore della Repubblica Rossi

 

FOTO E POSTERS

 

 

 

 

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