Milano trema: la polizia vuole giustizia

Milano trema: la polizia vuole giustizia è un film poliziottesco del 1973 diretto da Sergio Martino, scritto da Ernesto Gastaldi.

Giorgio Caneparo è un commissario di polizia dai metodi piuttosto spicci: proprio a causa del suo modo di comportarsi è stato appena trasferito da Milano a Novara. Una mattina, rientrando dal servizio notturno, viene chiamato per intervenire nella cattura di due detenuti evasi dal treno durante una traduzione e che hanno assassinato i carabinieri della scorta. I fuggiaschi si rifugiano in un’area rurale ma vengono presto individuati dalle forze dell’ordine; quando si arrendono alzando le mani in segno di resa, Caneparo li uccide comunque entrambi.

Rispedito a Milano, Caneparo viene accolto con una serie di ammonimenti dal suo collega e amico commissario Del Buono, che gli rivela anche la sua indagine in corso su una serie di rapine in tutto il nord Italia, dietro le quali sospetta che si nasconda una misteriosa organizzazione. Di lì a poco, mentre rientra a casa, Del Buono viene freddato da un killer. A causa dell’omicidio dei due detenuti Caneparo è stato sospeso dal servizio, ma decide di indagare autonomamente sull’omicidio del collega.
Luc Merenda e Richard Conte interpretano il commissario Caneparo e il Padulo.

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Milano trema – La polizia vuole giustizia

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Per condurre le sue indagini Caneparo decide di infiltrarsi nella malavita, dapprima ingraziandosi le simpatie di una prostituta, così da far credere agli altri di essere un magnaccia. Si fa raccomandare poi da un delinquente detto Monsùmerda alla banda di criminali che organizza le rapine. Conosce così il Padulo, l’organizzatore dei vari colpi, al quale si propone come autista, ma che, sospettoso, rifiuta. Stringe amicizia anche con una ragazza disadattata di nome Maria (da lui chiamata Maria Ex), che ha una relazione con un uomo legato all’organizzazione.

Il Padulo organizza una rapina in banca, affidandola a tre dei suoi uomini su una Citroën DS nera. Caneparo intercetta le radio della polizia facendo intervenire alcune volanti sul posto, mandando così a monte il colpo. Parte un inseguimento durante il quale i tre rapinatori perdono la vita. Successivamente il Padulo decide di concedere una prova di guida al poliziotto sulla sua Iso Grifo. Stupitosi della sua bravura, lo recluta immediatamente. Effettuano così un’altra rapina in banca, che riesce perfettamente. Anche in questo caso scatta l’inseguimento, con Caneparo alla guida di una BMW 1800. Una volta seminati i poliziotti, il commissario decide di portare i suoi tre complici direttamente in questura, rivelando così la sua identità di poliziotto. Il capo dei rapinatori viene ucciso da alcuni agenti, mentre gli altri due vengono arrestati. Riconosciuta la sua eroica azione viene reintegrato in servizio.

Continuando ad indagare scopre che il Padulo è in realtà il dottor Salussoglia, noto professionista di Bergamo, e cerca in tutti i modi di fare venire a galla la sua identità criminale ma senza fortuna.
Caneparo, furibondo, rintraccia Salussoglia e i due incominciano a picchiarsi: durante la rissa Salussoglia cade sbattendo violentemente la testa. In ospedale viene dichiarata la morte cerebrale e Caneparo diventa ufficialmente ricercato per tentato omicidio. Il commissario, accortosi della presenza di un sigaro identico a quelli che fumava Salussoglia in casa di Viviani dove si era rifugiato, capisce il suo coinvolgimento e gli fa credere che Salussoglia sia ancora vivo e che la sua morte cerebrale sia soltanto un trucco per tranquillizzare l’organizzazione in attesa di interrogarlo.

Viviani cade nel tranello e manda in ospedale un killer che uccide Salussoglia, prima di essere a sua volta ucciso da Caneparo, che rimane ferito nella sparatoria. Acclamato come un eroe, il commissario riceve la visita di Viviani che gli accenna sia la sua partecipazione all’organizzazione che i suoi scopi, ossia quelli di seminare il terrore in tutta Italia, con l’obiettivo di attuare un golpe: Viviani gli propone di farne parte, ricevendo l’assenso di Caneparo. Dopo essere stato dimesso dall’ospedale raggiunge Viviani, comunicandogli che in realtà non vuole fare parte dell’organizzazione e che intende vendicare i tanti morti: l’ex collega fugge in automobile e nell’inseguimento cade in una scarpata morendo. Caneparo, sapendo di avere agito al di fuori della legge, si consegna nelle mani degli agenti arrivati sul posto.

Curiosita’

 

 

 

Claudio Morabito, famoso operatore di moltissimi film, appare nella parte di un agente in centrale.

Le scene iniziali del film sono state girate a Novara, si riconoscono chiaramente il duomo ed i porticati del centro della città.

All’uscita nelle sale nel 1973, il film ebbe una tiepida accoglienza dalla critica, perché apparve essere lo stereotipo dai tratti assai banali del genere poliziesco dei primi anni settanta, mentre invece ebbe un buon risultato commerciale.

Alcune scene di inseguimento sono state riutilizzate in Milano odia: la polizia non può sparare, di Umberto Lenzi, uscito un anno dopo e che verranno riutilizzate in Roma a mano armata, sempre di Umberto Lenzi, uscito tre anni dopo.

La sceneggiatura (di Ernesto Gastaldi), venne fortemente modificata su esplicita richiesta di Goffredo Lombardo -che avrebbe dovuto produrlo con la Titanus- a causa di contenuti “reazionari” piuttosto spinti e per allusioni chiare (e poco gradevoli) a personaggi legati al PCI.
In seguito, nonostante le modifiche, Lombardo si rifiutò comunque di portare a compimento la produzione, per via delle allusioni evidenti (e “fortemente verosimili”, aggiungiamo noi, dati i fatti susseguenti della Uno Bianca in quel di Bologna) ai servizi segreti “deviati” e al piano di destabilizzazione di una “destra” estrema e terrorista infiltrata tra le fila della polizia.
Così Luciano Martino (fratello del regista) con il supporto di Carlo Ponti, decide di produrre la pellicola e si accorda con Gastaldi: al posto del pattuito in lire, allo sceneggiatore viene stipulato un contratto di compartecipazione (il 2% sugli incassi del titolo). In questo modo, dato l’enorme riscontro di pubblico al botteghino, Gastaldi incasserà una cifra inattesa.

La presenza, nel cast, di Carlo Alighiero (nel ruolo del commissario Nicastro) viene ritenuta da Sergio Martino come foriera di buona fortuna. A detta del regista, ogni titolo sino ad allora girato, che presentava tra gli attori il caratterista, aveva ottenuto un buon riscontro commerciale.

Sergio Martino compare (sul finale) nei panni di un “infermiere”.

L’auto usata da Luc Merenda nella spericolata prova di guida è una rara Iso Rivolta Grifo

 

 

 

 

Commento

Ottimo poliziesco italiano. Un film molto avvincente con un commissario, sfacciato ed insolente, pronto a fingersi malfattore pur di vendicare un suo collega. Inseguimenti e violenza belluina con un tocco di perfida ironia. Per finire l’intrigo fantapolitico che annovera personaggi rispettabili nella vita comune.  Legnoso ma perfetto per la parte Luc Merenda, ottimi Silvano Tranquilli e Richard Conte; abbastanza curati i dialoghi e memorabile quello che apre il film; veloce e dinamica la regia di Martino e ottima le scene d’azione; assolutamente straordinaria la colonna sonora dei fratelli De Angelis.

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FOTO E POSTERS

 

Titolo originale     Milano trema: la polizia vuole giustizia
Lingua originale     Italiano
Paese di produzione     Italia
Anno     1973
Durata     104 min
Colore     colore
Audio     sonoro
Genere     poliziesco
Regia     Sergio Martino
Soggetto     Ernesto Gastaldi
Sceneggiatura     Ernesto Gastaldi
Casa di produzione     Dania Champion
Distribuzione (Italia)     Interfilm
Fotografia     Giancarlo Ferrando
Montaggio     Eugenio Alabiso
Effetti speciali     Cataldo Galliano
Musiche     Maurizio De Angelis, Guido De Angelis
Scenografia     Giantito Burchiellaro
Costumi     Rosalba Menichelli

Interpreti e personaggi

Luc Merenda: commissario Giorgio Caneparo
Richard Conte: Padulo / Dr. Salussoglia
Silvano Tranquilli: vicecommissario Gianni Viviani
Carlo Alighiero: Questore Nicastro
Martine Brochard: Maria Ex
Steffen Zacharias: Monsùmerda
Lia Tanzi: prostituta
Bruno Corazzari: uomo del Padulo
Luciano Bartoli: Giacomo, il ragazzo di Maria Ex
Chris Avram: commissario Del Buono
Valeria Sabel: moglie del commissario Del Buono
Ezio Sancrotti: Giuliani, poliziotto sul treno
Antonio Casale: Casardi, un carcerato sul treno
Luciano Rossi: Cruciani, un altro carcerato sul treno
Susanna Melandri: bambina uccisa
Claudio Morabito: Agente in centrale

Doppiatori italiani

Michele Gammino: commissario Giorgio Caneparo
Luciano De Ambrosis: Padulo / Dr. Salussoglia
Pino Colizzi: vicecommissario Gianni Viviani
Vittoria Febbi: Maria Ex
Sergio Fiorentini: Monsùmerda
Roberto Chevalier: Giacomo, il ragazzo di Maria Ex
Cesare Barbetti: commissario Del Buono

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