Roma a mano armata

Roma a mano armata è un film del 1976, diretto da Umberto Lenzi.

Ebbe un gran successo di pubblico e lanciò Lenzi come specialista del genere poliziottesco.[1]

Il film fu girato a Roma per bissare il successo di Roma violenta, diretto da Marino Girolami nel 1975. Roma a mano armata, infatti, riprende da quel film lo schema narrativo a mosaico e il protagonista Maurizio Merli, che richiama molto il precedente commissario (là chiamato Betti invece che Tanzi).

 

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Il film uscì nel Regno Unito come Brutal Justice (tra l’altro la copia che circola in TV in Italia comprende proprio i crediti in inglese per il mercato anglosassone) e in Francia come Brigade spéciale.

Trama

Il commissario Tanzi, dopo aver ricevuto una soffiata, fa irruzione con i suoi uomini in una bisca clandestina, gestita dai marsigliesi di Ferrender. Sul posto però non c’è nulla di illegale. Tanzi comunque riconosce Savelli, un uomo di Ferrender, e lo arresta. In commissariato Tanzi lo pesta, per farlo parlare, ma Savelli non dice nulla, e il suo avvocato lo fa rilasciare grazie ad un cavillo.

Il giorno dopo, durante una rapina, Savelli e altri uomini uccidono una guardia. Tanzi cerca l’omicida e si reca al mattatoio, dove lavora Moretto, detto “Il Gobbo”. Questi è il cognato di Savelli, ma si rifiuta di dare informazioni a Tanzi, che lo incastra facendo trovare della droga nella sua auto. In commissariato il Gobbo si rifiuta ancora di parlare, e Tanzi lo picchia selvaggiamente. Andato con una scusa in bagno, il Gobbo si taglia le vene con l’aiuto di un orologio. Uscito dal commissariato, mette in cattiva luce Tanzi, svelando i suoi metodi maneschi. A causa di questo il vicequestore declassa Tanzi all’Ufficio Licenze Pubblici Esercizi.

Il Gobbo intanto organizza il sequestro di Anna, la compagna di Tanzi che lavora come magistrato. Anna viene rinchiusa in un’auto e quasi stritolata dallo sfasciacarrozze. Tanzi venuto a conoscenza del fatto che Anna è ricoverata in ospedale, si reca da lei, ma la ragazza a causa del forte stress non sa dar indicazioni su chi possa essere stato. Il medico alla fine della visita, consegna al commissario un proiettile che la fidanzata stringeva in una mano al momento del ricovero. Quindi compreso chi sia il colpevole, si reca a casa del Gobbo e lo obbliga ad ingoiare quel proiettile. Il Gobbo compie l’operazione senza batter ciglio, e replica spavaldamente con un rutto.

Di notte un gruppo di ragazzi di buona famiglia importuna una coppietta ferma dentro una macchina, pesta il ragazzo, quindi lo chiude dentro il bagagliaio e violenta la ragazza. Il ragazzo riesce a liberarsi e incontra Tanzi, portandolo sul luogo della violenza. Tanzi parte alla caccia dei violentatori, che trova in un circolo monarchico. Ne picchia alcuni, poi li insegue con l’auto, provocando la morte di uno di essi.

Il giorno successivo il vice commissario Caputo scagiona Tanzi da ogni colpa. Poco dopo una donna chiede il suo aiuto per aiutare la figlia Marta, caduta nel tunnel della droga. Il commissario scopre che la ragazza è stata circuita dallo spacciatore Tony Parenzo. Riesce a localizzare la casa dove è stata portata la ragazza, ma al suo arrivo ella è già in overdose e Parenzo è fuggito. Tanzi lo riacciuffa e lo minaccia per avere delle informazioni su Ferrender. Ma, quando sta per parlare, Parenzo viene ucciso da un colpo di pistola sparato da una macchina.

Nel frattempo è in corso l’ennesima rapina: questa volta Tanzi riesce ad intervenire in tempo. Fa irruzione, spara e libera gli ostaggi. Un benzinaio intanto identifica il Gobbo. Tanzi scopre un dossier su Ferdinando Gerace, personaggio che il commissario aveva conosciuto in precedenza per questioni legate a una licenza d’esercizio.

Gerace è l’intestatario del capannone dove il Gobbo si rifugia con i suoi complici. Tanzi si reca sul luogo, trova l’auto usata per uccidere Parenzo, ma viene sopraffatto dal Gobbo, che gli confessa di aver ucciso Ferrender. Caputo, appostato fuori dal capannone, interviene e intima al Gobbo di arrendersi, ma questi lo uccide. Tanzi spara al Gobbo, eliminandolo.

Curiosità

Roma a mano armata nasce dal desiderio del produttore Luciano Martino di sfruttare il filone del poliziottesco, allora all’apice del suo successo di pubblico (non di critica). Per far questo Martino chiamò i due attori di maggior successo di allora nel genere, vale a dire Maurizio Merli e Tomás Milián. Ma Milian chiese molti più soldi di Merli, così Martino decise di far fare a Milian una “partecipazione straordinaria”, vale a dire che pagò l’attore cubano per pochi giorni di lavoro, ma il suo nome venne inserito nei cartelloni accanto a quello di Maurizio Merli.

Dopo Milano odia: la polizia non può sparare, più un noir che un poliziottesco, Umberto Lenzi tornò al poliziesco classico, del quale diventerà uno dei maestri.

In origine il film si doveva intitolare Roma ha un segreto ed era una storia di spionaggio ambientata a Trastevere.

Lenzi però rifiutò la sceneggiatura, in quanto riteneva che una storia di spionaggio a Roma non sarebbe stata credibile e propose a Martino di fare un film spezzettato, sulla violenza della Roma dell’epoca. La proposta del regista venne accettata e dopo una settimana Dardano Sacchetti scrisse la sceneggiatura.

Lenzi ha raccontato che il personaggio del Gobbo gli è stato ispirato da un macellaio conosciuto nell’infanzia. Inoltre a Roma è esistito davvero il cosiddetto gobbo del Quarticciolo (il cui vero nome era Giuseppe Albano).

Per il personaggio di Ferrender il regista si è ispirato a un gangster che all’epoca fece parlare molto di sé: tale Jacques Berenguer, appartenente al clan dei marsigliesi.

La rivalità tra Maurizio Merli e Tomas Milian era molto forte («Dire che tra Tomas e Maurizio ci fosse rivalità, nonostante fosse stato proprio Tomas a volerlo come protagonista, è ancora un eufemismo», ha dichiarato il regista). Nella scena finale, quando il Gobbo, dopo aver ucciso l’altro poliziotto disarma Merli e lo prende a calci quando è a terra, Milian tempestò realmente di calci Merli, tanto che quest’ultimo s’infuriò e il regista fu costretto ad interrompere le riprese, continuandole il giorno successivo.

Le riprese fatte in un centro di autodemolizioni sono state fatte allo scasso per le auto che allora si trovava in via dei Monti Tiburtini e che attualmente è stato dismesso da più di una ventina di anni.

Quando Tanzi attende l’arrivo di Pogliana al bar dietro casa della sorella del gobbo, si può udire il brano in sottofondo, “Roma parlaje tu”, de i Vianella.

Il personaggio del Gobbo torna in La banda del gobbo (1977), sempre diretto da Umberto Lenzi e interpretato da Milian. Lì è il protagonista assoluto del film, e incontra il fratello, Er Monnezza.

Nel film c’è un’autocitazione da Milano odia: la polizia non può sparare, diretto da Lenzi nel 1974, quando il giovane monarchico spaventa la coppietta proletaria in auto e fa le boccacce al finestrino come Tomas Milian prima di rapire Marilù. Questa scena è tra l’altro ispirata ai terribili fatti del Circeo.

Il film ha avuto un sequel nel 1977, Il cinico, l’infame, il violento.

Nessun collegamento vi è invece tra la pellicola ed altri due film: il contemporaneo Genova a mano armata ed il successivo Italia a mano armata: era infatti uso comune in questo genere dare ai film un titolo che facesse sembrare che vi fossero dei legami con poliziotteschi precedenti, che avevano avuto grande successo di pubblico, per richiamare la gente nelle sale (tale espediente ad esempio fu usato per i film Milano violenta, Torino violenta e Provincia violenta per sfruttare il successo di Roma violenta e Napoli violenta).

Tra gli extra del dvd , in una bella intervista, il regista Lenzi fà un parallelo tra la il suo film e Heat di Mann. In entrambe le pellicole i due protagonisti (Merli/Milian De Niro/Pacino) sbirro e criminale si incontrano solo brevemente e prevalentemente alla resa dei conti. Entrambe le coppie si dice avessero problemi di sopportazione reciproca.

Locations

 

 

 

Largo Girolamo Rainaldi a Roma.

Via Rosa Garibaldi Raimondi

Ospedale San Filippo Neri

 

Commento

Eccezionale manifesto del poliziottesco all’italiana. Merli, Milian, Lenzi: il trio vincente in questo capolavoro di violenza urbana anni ’70. Non c’è una cosa fuori posto in questo classico del genere: musiche grandiose, regia solida e serrata, interpreti che più in parte non si può, scene memorabili, violenza e ritmo over-the-top. Cosa si può chiedere di più da un poliziottesco all’italiana? Forse solo Napoli Violenta… Grandissimo esempio di cinema. Una idea di poliziottesco ben definita, fuori dal noir e dal thriller, ma azione a tutto spiano: grezza, veloce, e uno scenario romano che sembra una New york della mala vita. Dall’incontro tra un regista come Lenzi e un cast del genere non poteva che uscire uno dei capisaldi del poliziottesco.

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FOTO E POSTERS

 

Titolo originale     Roma a mano armata
Paese di produzione     Italia
Anno     1976
Durata     95 min
Colore     colore
Audio     sonoro
Rapporto     2.35:1
Genere     poliziesco, drammatico, thriller
Regia     Umberto Lenzi
Soggetto     Umberto Lenzi
Sceneggiatura     Dardano Sacchetti
Produttore     Luciano Martino
Fotografia     Federico Zanni
Montaggio     Daniele Alabiso
Musiche     Franco Micalizzi

Interpreti e personaggi

Maurizio Merli: Commissario Leonardo Tanzi
Tomás Milián: Vincenzo Moretto detto il Gobbo
Maria Rosaria Omaggio: Anna
Ivan Rassimov: Tony Parenzo
Arthur Kennedy: Vice Questore Ruini
Giampiero Albertini: Commissario Caputo
Biagio Pelligra: Savelli
Aldo Barberito: maresciallo Pogliana
Stefano Patrizi: Stefano
Luciano Catenacci: Ferdinando Gerace
Carlo Alighiero: Avvocato di Savelli
Carlo Gaddi: Autista dell’ambulanza
Claudio Nicastro: ricettatore
Valentino Macchi: Franco
Alessandra Cardini: Sandra Savelli
Gabriella Lepori: Marta Assante
Maria Rosaria Riuzzi: Paola
Corrado Solari: Albino
Mara Mariani: Vedova di Assante
Fulvio Mingozzi: Colantuoni
Filippo De Gara: Informatore della Polizia
Dante Cleri: appuntato ufficio licenze

Doppiatori italiani

Pino Locchi: Commissario Leonardo Tanzi
Ferruccio Amendola: Vincenzo Moretto, detto il Gobbo
Vittoria Febbi: Anna
Cesare Barbetti: Tony Parenzo
Giorgio Piazza: vice questore Ruini
Luciano De Ambrosis: Ferdinando Gerace
Arturo Dominici: ricettatore
Flora Carosello: Sandra Savelli
Germana Dominici: Marta Assante
Mario Mastria: appuntato ufficio licenze

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