I tre volti della paura

I tre volti della paura (pubblicato all’estero con il titolo Black Sabbath) è un film horror a episodi del 1963, diretto da Mario Bava con lo pseudonimo di John Old.

Trama

Il film è costituito da tre episodi del terrore basati su altrettanti racconti di famosi scrittori.
Il telefono

L’episodio è tratto da un racconto di F.G. Snyder (benché nei titoli di testa sia erroneamente accreditato a Maupassant).

Una donna, Rosy, si trova da sola nella sua abitazione sul far della notte, quando comincia ad essere perseguitata telefonicamente da un misterioso maniaco che la minaccia ripetutamente di morte, asserendo di volersi vendicare.

In realtà dietro al maniaco si cela Mary – reduce da una relazione con Rosy, interrotta proprio da Rosy -, decisa a impaurirla facendole credere che il suo vecchio fidanzato Frank sia evaso dalla prigione. Rosy chiama Mary (credendo che, come le dice il maniaco al telefono, chiamare la polizia sia inutile) per farle compagnia quella notte. Mary arriva, rimanendo sveglia durante il sonno di Rosy, dopo aver posizionato un coltello sotto il cuscino di quest’ultima. Mary decide di mettere fine allo scherzo e scrive una lettera di spiegazioni a Rosy, ma viene interrotta dall’arrivo di Frank, effettivamente evaso e desideroso di vendetta verso colei che lo ha abbandonato; Frank strangola Mary, ma viene ucciso con il coltello da Rosy, svegliatasi nel frattempo. L’episodio finisce con un lungo pianto della donna.

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I Wurdalak

Tratto da un racconto di Aleksej Konstantinovič Tolstoj (Sem’ja vurdalaka, 1839), l’episodio narra della terribile sorte che incombe su una famiglia vittima di una forma di vampirismo.

Un nobile russo, Vladimir D’Urfe, si imbatte in un cadavere acefalo con un pugnale intarsiato conficcato nella schiena. Vladimir carica il corpo sul suo cavallo e raggiunge una piccola casa vicina, ove vivono i fratelli Sdenka, Pietro e Giorgio, la moglie di quest’ultimo Maria e il figlioletto Ivan. Giorgio spiega che suo padre Gorca (interpretato da Boris Karloff) è partito cinque giorni prima per uccidere un wurdulac turco che terrorrizava la zona, ordinando di trafiggergli il cuore se fosse tornato dopo la mezzanotte del quinto giorno.

La mezzanotte suona e Gorca rientra giusto un attimo dopo, accolto dai titubanti familiari. Egli porta con sé la testa del wurdalac, che fa appendere come prova della sua vittoria. Il vecchio tiene però un comportamento strano e nervoso ed ordina a Giorgio di uccidere il cane di famiglia solo perché sta ululando. Vladimir decide di fermarsi e rivela a Sdenka il suo amore per lei. Di notte riceve la visita di Gorca, che è diventato in realtà un wurdulac, poiché ferito al cuore dal turco; il vampiro blocca Vladimir dentro alla stanza, uccide Pietro e rapisce Ivan.

Giorgio insegue Gorca, ma può solo recuperare il cadavere di Ivan. Vladimir decide di fuggire con Sdenka, mentre Giorgio è ucciso dalla moglie (che vuole accogliere in casa Ivan, divenuto un wurdalac) ed ella è uccisa da Gorca. Nel finale Vladimir e Sdenka si fermano in un convento e la ragazza viene uccisa da Gorca. Vladimir torna alla magione, decidendo di diventare a sua volta un wurdalac per vivere con l’amata Sdenka per l’eternità (si fa infatti mordere da lei sul collo).
La goccia d’acqua

In questo episodio tratto da un racconto di Anton Čechov, una donna andrà incontro ad uno spaventoso destino, per aver rubato l’anello di una medium appena morta.

Helen Chester, donna di servizio addetta alla vestizione di cadaveri, viene chiamata d’urgenza per vestire il cadavere di una medium deceduta durante una seduta spiritica e con il volto contratto in una smorfia d’orrore. La Chester decide di rubare, durante la vestizione, un prezioso anello della medium; da allora iniziano a verificarsi fenomeni paranormali (presenza di mosche e tafani, gocce d’acqua che cadono ovunque, cali di tensione negli impianti elettrici). La donna muore infine per autosoffocamento, in seguito all’apparizione dello spirito della medium. Nel finale una vicina di casa ruba l’anello, condannandosi ad essere perseguitata dallo spirito di Helen Chester.

Commento

Tre episodi paradigmatici del gotico italiano e del talento baviano, che si caratterizza subito per l’eclettismo e l’uso di una splendida fotografia policroma. Il primo è un thriller la cui suspense è data dalla donna bella e sola perseguitata dal telefono; nel secondo si reinterpreta il vampirismo; nel terzo, il più baviano e innovativo, entra in gioco lo spiritismo e in un paio di occasioni si sobbalza sulla sedia. Ogni segmento è affidato a interpreti perfetti per l’atmosfera: Mercier, Karloff, Pierreux. Coraggioso finale autoironico.

Capolavoro di Mario Bava (e del cinema horror italiano), questo indimenticabile film composto da tre incisivi episodi (La Goccia d’Acqua resta il migliore) rappresenta assieme ad Operazione Paura il punto di non-ritorno del cinema gotico italiano (difficile raggiungerne l’intensità visiva e narrativa). Omaggiato in tutto il mondo (il complesso dei Black Sabbath prese nome dal titolo americano del film), meglio rappresenta l’ironia (macabra) e lo spirito modesto (il finale) di un grande Artista.

Curiosità

Distribuito all’estero con il titolo in lingua inglese Black Sabbath, ha ispirato il nome dell’omonima heavy metal band inglese, che lo prese proprio da questo film.

La versione destinata al mercato USA differisce da quella internazionale. Le differenze sono significative: il chiaro riferimento al rapporto lesbo delle due protagoniste del primo episodio, ad esempio, alle anteprime americane è stato considerato troppo esplicito in termini di erotismo ed è stato convertito in una storia di fantasmi, offuscando e rendendo in tal modo poco chiara la natura del rapporto delle due donne. La versione statunitense, inoltre, presenta un diverso ordine degli episodi e una presenza più massiccia di Boris Karloff che introduce ogni episodio.

La struttura della trama ha influenzato Quentin Tarantino nella realizzazione di Pulp Fiction e Roman Polanski nella realizzazione di L’inquilino del terzo piano.

La “voce alterata” di Mary (Lydia Alfonsi) al telefono, quando la donna chiama l’ex-amante Rosy (Michèle Mercier) – con la quale ha un rapporto lesbico – per spaventarla affinché quest’ultima abbia bisogno di lei e la chiami, ebbene, in realtà, è quella di Elio Pandolfi!

Altre “voci” (doppiaggio SAS):

*Lucia Catullo: Michéle Mercier
*Aldo Silvani: Boris Karloff
*Gabriella Genta: Suzy Andersen
*Ugo Pagliai: Mark Damon
*Adriana De Roberto: Jacqueline Pierreux

Locations

 

 

 

Monterano (Roma)

 

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FOTO E POSTERS

 

 

Titolo originale     I tre volti della paura
Paese di produzione     Italia, Francia
Anno     1963
Durata     90 min
Genere     orrore
Regia     John Old (Mario Bava)
Soggetto     F.G. Snyder, Aleksej Tolstoj, Anton Čechov
Sceneggiatura     Alberto Bevilacqua, Mario Bava, Marcello Fondato
Casa di produzione     Emmepi Cinematografica, Lyre Cinematographique, Galatea S.p.A.
Fotografia     Ubaldo Terzano, Mario Bava
Montaggio     Mario Serandrei
Musiche     Roberto Nicolosi
Scenografia     Giorgio Giovannini, Riccardo Domenici
Costumi     Tina Grani

Interpreti e personaggi

Il telefono

Michèle Mercier: Rosy
Lydia Alfonsi: Mary

I Wurdalak

Boris Karloff: Gorca
Mark Damon: Vladimir D’Urfe
Susy Andersen: Sdenka
Massimo Righi: Pietro
Glauco Onorato: Giorgio
Rika Dialina: Maria

La goccia d’acqua

Jacqueline Pierreux: Helen Chester
Milly Monti: l’infermiera
Herriet Medin: miss Perkins
Gustavo De Nardo: ispettore di polizia

Doppiatori italiani

Lucia Catullo: Rosy
Elio Pandolfi: voce alterata di Mary al telefono
Aldo Silvani: Gorca
Ugo Pagliai: Vladimir D’Urfe
Gabriella Genta: Sdenka
Adriana De Roberto: Helen Chester

Episodi

Il telefono
I Wurdulak
La goccia d’acqua

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