Ultimo tango a Parigi

Ultimo tango a Parigi è un film del 1972 diretto da Bernardo Bertolucci.

Trama

 

 

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Dopo il suicidio della moglie Rosa, il quarantacinquenne Paul, un americano trapiantato a Parigi, sembra avere smarrito ogni ragione di vita. Vagando senza meta per la città, incontra la ventenne Jeanne in un appartamento in affitto, che i due casualmente si trovano a visitare insieme: scatta un’attrazione passionale, e i due sconosciuti hanno un amplesso nell’appartamento vuoto, che prendono come pied-à-terre. Tra loro nasce una relazione di sensi nel corso della quale, ignorando tutto dell’altro partner, persino il nome, esplorano a fondo le rispettive sessualità.

Jeanne, figlia d’un colonnello e impegnata sentimentalmente con un giovane regista cinematografico, con il quale sta girando un film artigianale, s’innamora di Paul che non la corrisponde, anzi la lascia. Paul, che con la defunta moglie gestiva un alberghetto di basso livello, riceve nel frattempo la visita della suocera, venuta a seppellire la figlia, e approfondisce la conoscenza di Marcel, garbato amante della moglie e pensionante dell’hotel, che ha una vestaglia uguale alla sua. Si scopre quindi innamorato di Jeanne, e tempo dopo l’intercetta e l’insegue sino a una sala da ballo in cui è in corso una gara di tango.

Qui i due bevono sino a ubriacarsi, mentre Paul racconta a Jeanne i dettagli sulla sua vita, tralasciando il suo nome, proponendole di vivere insieme; ma per Jeanne ormai è finita. Quando lei fugge a casa sua, Paul, ubriaco, l’insegue e lei, terrorizzata, dietro sua richiesta gli rivela il proprio nome, uccidendolo, però, con la pistola d’ordinanza del padre.

Recensione

 

 

Il film è un requiem per un amore non corrisposto, e una testimonianza della propensione degli umani a surrogare l’amore con la lussuria quando intrappolati in un vortice di sconforto, dispiacere e compunzione. Lo scopo di Bertolucci non è quello di glorificare la carnalità come una virtù o di disprezzarla come un vizio, ma di usarla come strumento per autenticare la vera esistenza di un lato oscuro, brutto e bestiale dell’umanità, che è spesso soppresso e ipocritamente negato in opere simili sull’argomento.

La propensione per l’arte di Bertolucci è illimitata e la usa a pieno effetto per dare al film un tocco estetico e allo stesso tempo soddisfare i motivi esplorativi e anticonformisti del film. Bertolucci usa i suoi personaggi misteriosamente come un mezzo per un incursione in regni inesplorati della psiche umana, proiettandoli senza posa come oggetti del desiderio, del disgusto e della depravazione. Bertolucci spinge Brando e Schneider a un limite in cui non solo sono costretti a compromettere il loro ego ma anche a rinunciare al loro orgoglio.

Marlon Brando crea del personaggio un’esibizione feroce come Paul, un americano di mezza età espatriato  e tormentato dalla moglie, affronta il recente suicidio di Rosa, le sue infedeltà e la sua incapacità di capire la loro relazione. Nell’incontrare una ragazza di 20 anni, Jeanne, interpretata da Maria Schneider, in un appartamento vuoto, Paul spera di formare una relazione puramente alle sue condizioni e al suo ritmo, cioè una che può capire pienamente. Insiste su una nuova forma di relazione, così fondamentale che persino i loro nomi sono stati tenuti segreti l’uno dall’altra, dove si è sottomessa a ogni suo desiderio, dove può punire se stesso e alleviare la sua disperazione e rabbia nei confronti della moglie punendo Jeanne. L’unico interesse di Paul è Marcel (Massimo Girotti), l’amante di Rosa, per il quale nutre un curioso rispetto e forse il desiderio di ottenere attraverso di lui una migliore comprensione della propria moglie.

Nonostante il suo talento opprimente, Marlon Brando ha spesso mostrato scarsa capacità di giudizio nella sua scelta di progetti e ha spesso arrancato attraverso film senza apparente impegno o interesse. Nell’ultimo tango a Parigi dà tutto sè stesso e produce una prestazione di forza senza rivali. Sfortunatamente, l’ovvia improvvisazione nel film impedisce al personaggio di Paul di rimanere sotto controllo mentre gradualmente diventa troppo simile a Marlon Brando nella seconda parte del film. Nondimeno, quando Brando è fuori campo, il film diventa vuoto nel confronto e viene sostituito dal rapporto di Jeanne con il suo fidanzato, un regista televisivo fastidiosamente pretenzioso (Jean-Pierre Leaud).

Maria Schneider è innocente, affascinante, voluttuosa e pietosa nel suo ritratto di Jeanne, una ragazza parigina la cui vita è priva di vero amore. Schneider, essendo pienamente consapevole dei suoi limiti come attrice, riesce incredibilmente a dare una performance singolare ed efficace da non essere adombrata dalla sublime e superba rappresentazione di Brando.

La fotografia del film del genio Vittorio Storaro è vivida, elaborativa ed espressiva ed è ben integrata dalla colonna sonora sensualmente evocativa del film.

Questo è un film davvero unico e Bertolucci evidenzia con successo la storia d’amore in un affare fondamentalmente distruttivo. La performance di Brando è straordinariamente potente e intensa, eclissa ogni altro giocatore e domina l’intero film.

Curiosità

 

 

Il film era stato inizialmente pensato per Jean-Louis Trintignant e Dominique Sanda, che avevano già lavorato con Bertolucci ne Il conformista, e con i quali il regista voleva proseguire la florida collaborazione avviata. Quando Trintignant lesse lo script, quasi piangendo, rifiutò la parte perché non riusciva a mettersi nudo davanti alla macchina da presa; la Sanda, che aveva partecipato con il regista allo sviluppo dell’idea originale, era incinta e, dopo il rifiuto di Trintignant, decise di non parteciparvi. Bertolucci allora andò a Parigi per incontrare Jean-Paul Belmondo e Alain Delon, due attori di cui era grande ammiratore: Belmondo una volta letta la sceneggiatura si rifiutò persino d’incontrare il regista considerando il film pornografico; Delon invece avrebbe accettato ma a condizione di produrre egli stesso il film.

Il nome di Marlon Brando saltò fuori quasi per caso e, attraverso Christian Ferry che lavorava per la Paramount, si riuscì a combinare un incontro all’Hotel Raphael di Parigi. Brando ascoltò con interesse l’inglese stentato del regista, ma prima d’accettare chiese di vedere Il conformista e propose a Bertolucci di andare da lui a Los Angeles per un mese per parlare del film a settembre, visto che fino ad agosto sarebbe stato impegnato a New York con le riprese de Il padrino. La United Artists offrì a Brando 250.000 dollari e il 10% degli incassi.

Interpretato da Marlon Brando assieme a Maria Schneider, Jean-Pierre Léaud, Maria Michi e Massimo Girotti. La sceneggiatura fu scritta da Bernardo Bertolucci, Franco Arcalli e Agnès Varda (dialoghi aggiuntivi), e adattata da Robert Alley. La fotografia è di Vittorio Storaro. Le musiche jazz del film furono composte da Gato Barbieri, arrangiate e condotte da Oliver Nelson.

Questa trama nacque dalle fantasie sessuali di Bernardo Bertolucci, che affermò di aver sognato di incontrare una bellissima donna sconosciuta per strada e d’aver fatto l’amore con lei senza sapere chi fosse.

Il progetto partì all’inizio del 1971 quando, dopo il discreto successo de Il conformista, Bertolucci organizzò un incontro con la Paramount, che aveva prodotto il film, per proporgli la sceneggiatura della sua nuova pellicola. Alberto Grimaldi, produttore dei western di successo della trilogia del dollaro diretti da Sergio Leone, dopo aver assistito a una proiezione de Il conformista a Roma, contattò Bertolucci dicendogli che, nel caso in cui la Paramount avesse rifiutato di produrre il film, lui si sarebbe reso disponibile a realizzarlo.

Quando la Paramount declinò l’offerta, Bertolucci si rivolse allora a Grimaldi, proponendogli le sceneggiature di Ultimo tango a Parigi e Novecento, l’altro progetto a cui stava lavorando. Grimaldi scelse la prima opera e, dopo aver risarcito la Paramount con una cifra di 40.000 dollari, insieme a Bertolucci diedero il via alla fase di casting. Per realizzare la pellicola Grimaldi scelse la United Artists.

Interamente ambientato in una cupa Parigi degli anni ’70 il film vanta una trama particolare: un uomo di mezz’età, disilluso e lacerato interiormente, incontra una giovane donna in un appartamento vuoto, con la quale ha un improvviso rapporto amoroso. I due a quel punto decidono di dare il via a una relazione surreale fatta soltanto di rapporti intimi, ignorando tutto dell’altro partner compresi i nomi e i dati anagrafici, e trovando nel sesso l’unica risposta possibile anche se non definitiva al conformismo del mondo circostante. La relazione diverrà via via sempre più inverosimile fino a terminare in tragedia.

Fu la pellicola che diede notorietà a Bernardo Bertolucci, a seguito di film come Prima della rivoluzione e Il conformista, oltre ad essere stata un’opera molto discussa. Considerato oggi un classico del cinema erotico, Ultimo tango suscitò scandalo alla sua uscita, a causa del forte impatto emotivo causato dalle numerose scene erotiche; la censura avviò un procedimento penale contro la pellicola che sfociò nella condanna al rogo del film, decretata il 29 gennaio 1976, per poi essere riabilitata nel 1987.

Ultimo tango a Parigi, nonostante le numerose noie censorie, ebbe un enorme successo di pubblico, che portò il film a piazzarsi secondo negli incassi della stagione 1972-1973 in Italia e poi, una volta riabilitato nel 1987, a divenire il più grande incasso di sempre per il cinema italiano con circa 87 miliardi di lire incassati, record detenuto fino al 1997 con l’uscita nelle sale de La vita è bella di Roberto Benigni. Al 2016 il film di Bertolucci risulta essere il film italiano di maggior successo della storia in Italia per numero di biglietti staccati con ben 15.623.773 spettatori paganti. .

Nel 2002 l’American Film Institute lo ha inserito al 48º posto della lista dei “100 migliori film sentimentali di tutti i tempi”.

A 46 anni dalla sua realizzazione, il film è tornato nelle sale cinematografiche nel maggio 2018 nella versione in lingua originale restaurata in 4K a cura della Cineteca Nazionale del Centro Sperimentale di Cinematografia, con la supervisione di Vittorio Storaro per l’immagine e di Federico Savina per il suono. La prima ha avuto luogo a Bari nel corso del Bari International Film Festival (Bif&st) alla presenza del regista Bernardo Bertolucci.

Il film causò in Italia un forte scandalo, per le numerose scene di sesso e in particolare per una scena di sesso anale nella quale il personaggio di Brando sodomizza la Schneider dopo averle lubrificato il retto con del burro. La sequenza in cui Brando e la Schneider consumano il loro primo rapporto include otto secondi, che vennero censurati, nei quali la Schneider “sembra abbia un orgasmo”.[senza fonte] La famosa scena di nudo che ha scatenato la ferocia della censura

Il 30 dicembre 1972 il film fu sequestrato per “esasperato pansessualismo fine a se stesso”, e successivamente cominciò un iter giudiziario che portò il 2 febbraio 1973 a una sentenza d’assoluzione in primo grado; a seguito di ciò il film venne dissequestrato e proiettato nelle sale italiane e internazionali. Una prima condanna s’ebbe nel secondo processo d’appello (il primo, sempre con sentenza di condanna nel giugno del 1973, era stato annullato per un vizio di forma) il 20 novembre 1974, e il 29 gennaio 1976 la sentenza della Cassazione, condannò la pellicola alla distruzione; nella sentenza lo sceneggiatore Franco Arcalli, il produttore Alberto Grimaldi, il regista Bernardo Bertolucci e Marlon Brando vennero condannati a due mesi di prigione con la condizionale (pena poi sospesa). Furono salvate fortunosamente alcune copie che oggi sono conservate presso la Cineteca Nazionale, da conservare come corpo del reato. Per il regista ci fu una sentenza definitiva per offesa al comune senso del pudore, reato per il quale fu privato dei diritti politici per cinque anni e fu condannato a quattro mesi di detenzione (pena poi sospesa).

Nell’ottobre del 1982 la pellicola fu proiettata a Roma durante una rassegna cinematografica dal titolo “Ladri di cinema”. Il fatto costò agli organizzatori una denuncia. Questi, però, furono assolti nel processo penale che li vide imputati, e l’opera non fu più considerata proibita. Con il trascorrere del tempo e l’evolversi dei criteri di giudizio, le scene considerate inaccettabili persero peso nelle valutazioni della critica e del pubblico, mentre emerse e assunse importanza la sostanziale drammaticità dell’opera. Nel 1987, a distanza di undici anni dalla condanna della Cassazione, la censura riabilitò il film, permettendone la distribuzione nelle sale (Bertolucci stesso ne aveva conservato clandestinamente una copia) e in seguito anche il passaggio in TV.

Maria Schneider ha dichiarato in più di un’occasione che la famosa “scena della sodomizzazione” non era nel copione, ma fu un’improvvisazione di Brando con la complicità di Bertolucci, il quale non disse niente all’attrice per avere una reazione più realistica. La Schneider potendo tornare indietro non avrebbe girato quella scena considerandola un’umiliazione. Lo stesso Bertolucci, a distanza di molti anni, nel 2013 ha confessato di sentirsi in un certo modo colpevole per quello che era successo alla Schneider dichiarando: «Forse sono stato colpevole per Maria Schneider, ma non potranno condannarmi per questo»

Uscite all’estero

USA     14 October 1972     (New York Film Festival)
Italy     13 December 1972     (Milan) (premiere)
France     15 December 1972
Italy     15 December 1972     (Rome) (premiere)
Italy     16 December 1972
USA     27 January 1973     (New York City, New York)
USA     7 February 1973
Netherlands     8 February 1973
Finland     9 March 1973
UK     15 March 1973
Sweden     17 March 1973
Norway     19 March 1973
Greece     29 March 1973
West Germany     29 March 1973
Argentina     5 April 1973
Australia     13 April 1973
Denmark     14 April 1973
Belgium     20 April 1973     (Gent)
Japan     2 June 1973
Turkey     October 1973
Portugal     30 April 1974
Mexico     7 September 1976
Colombia     6 October 1976
Spain     23 December 1977     (Madrid) (premiere)
Spain     16 January 1978     (Barcelona)
Brazil     26 November 1979
Hong Kong     16 August 1980
Peru     30 October 1980
Italy     5 March 1987     (re-release)

Titoli all’ estero

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USA     Last Tango in Paris
West Germany     Der letzte Tango in Paris
World-wide (English title)     Last Tango in Paris

Locations

 

 

Paris, France

1 Rue de l’Alboni, Passy, Paris 16, Paris, France
(apartment: tryst)

Kennedy Eiffel Bar – 16 Avenue du President Kennedy, Paris 16, Paris, France

Paris 16, Paris, France

Paris 17, Paris, France

Passy, Paris 16, Paris, France

Pont de Bir-Hakeim, Paris 15, Paris, France

Salle Wagram – 39 avenue de Wagram, Paris 17, Paris, France

26 rue Vavin, Paris 6, Paris, France

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Titolo originale    Ultimo tango a Parigi
Paese di produzione    Italia, Francia
Anno    1972
Durata    136 min (versione cinematografica)
129 min (versione italiana)
Rapporto    1.75: 1
Genere    drammatico, erotico
Regia    Bernardo Bertolucci
Soggetto    Bernardo Bertolucci
Sceneggiatura    Bernardo Bertolucci,
Franco Arcalli
Produttore    Alberto Grimaldi
Casa di produzione    PEA,
Artistes Associés
Distribuzione (Italia)    United Artists
Fotografia    Vittorio Storaro
Montaggio    Franco Arcalli,
Roberto Perpignani
Musiche    Gato Barbieri
Scenografia    Ferdinando Scarfiotti
Costumi    Gitt Magrini

Interpreti e personaggi

Marlon Brando: Paul
Maria Schneider: Jeanne
Jean-Pierre Léaud: Tom
Massimo Girotti: Marcel
Maria Michi: madre di Rosa
Giovanna Galletti: prostituta
Catherine Allégret: Catherine
Darling Legitimus: portinaia
Marie-Hélène Breillat: Mouchette
Veronica Lazar: Rosa
Luce Marquand: Olimpia
Gitt Magrini: madre di Jeanne
Rachel Kesterber: Christine
Armand Ablanalp: cliente della prostituta
Mimi Pinson: presidente della giuria alla gara di tango
Susan Sontag: fioraia ambulante
Catherine Breillat: Mouchette

Doppiatori italiani

Giuseppe Rinaldi: Paul
Maria Pia Di Meo: Jeanne
Massimo Turci: Tom

 

FOTO E POSTERS

 

 

 

 

 

 

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