Un borghese piccolo piccolo

Un borghese piccolo piccolo è un film del 1977 diretto da Mario Monicelli, tratto dall’omonimo romanzo di Vincenzo Cerami, pubblicato nel 1976.

Ritenuto tra i migliori film di Monicelli. Fu presentato in concorso al 30º Festival di Cannes e si aggiudicò 3 David di Donatello e 4 Nastri d’argento.

Trama

Giovanni Vivaldi è un modesto impiegato alla soglia della pensione in un ufficio pubblico della capitale. La sua vita si divide tra lavoro e famiglia. Con la moglie condivide grandi aspettative per il figlio Mario, neo-diplomato ragioniere, un ragazzo non molto brillante che asseconda volentieri gli sforzi che il padre compie per impiegarlo nello stesso ufficio del suo Ministero. Il giovane conserva ancora una certa ingenuità e fiducia nel prossimo ma segue la morale del padre che è quella della piccola borghesia italiana di quel tempo:

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« Pensa a te, Mario, pensa solo a te! Ricordati che in questo mondo basta fare sì con gli occhi e no con la testa, che c’è sempre uno pronto che ti pugnala nella schiena. D’altronde io e tua madre siamo soddisfatti: abbiamo un figlio ragioniere, che vogliamo di più? Per noi gli altri non esistono. Tu ormai sei sistemato, noi siamo vecchi: non c’abbiamo altre ambizioni. Tutto quello che vogliamo è morire in pace, con la coscienza a posto. »

Giovanni si espone nel tentativo di aiutare a tutti i costi il figlio, fino al punto di umiliarsi nei confronti dei suoi superiori e arrivando, lui convinto cattolico, ad iscriversi a una loggia massonica che gli consente di acquisire amicizie e favoritismi ai quali prima non avrebbe mai potuto accedere. Attraverso la complicità del suo capoufficio massone, ha così in anticipo il testo del tema della prova scritta del bando di concorso per i posti di lavoro al Ministero.

Il giorno della prova scritta prevista dal bando di concorso, il figlio Mario rimane ucciso colpito da una pallottola vagante esplosa nel corso di una sparatoria successiva a una rapina a una banca nella quale padre e figlio si trovano accidentalmente coinvolti.

L’evento tragico e le sofferenze che ne conseguono stravolgono la vita, le convinzioni e la morale dei coniugi Vivaldi. La moglie di Giovanni, saputa la notizia della morte del figlio, viene colpita da malore, perde la voce e rimane gravemente invalida; Giovanni, accecato dal dolore e dall’odio, si getta a capofitto in un’impresa solitaria e disperata, che lo porta dapprima a individuare l’assassino del figlio ma a fingere di non riconoscerlo in un confronto all’americana e quindi a sottrarlo alla cattura della polizia poiché teme che possa sfuggire a una “giusta” condanna. Dopo averlo seguito e pedinato, riesce a farlo suo prigioniero, legandolo ad un sedia, nel capanno dove andava a pesca con il figlio. Nel capanno segue ferocemente la sua agonia e impreca perché la sua morte è giunta troppo presto: terribile spettacolo a cui ha fatto assistere anche la moglie perché ne ricavasse consolazione per la vendetta.

Per Giovanni arriva nel frattempo il momento della desiderata pensione celebrata tra l’ipocrisia e l’indifferenza dei colleghi e, dopo nemmeno un giorno, la moglie muore, oramai gravemente segnata dall’invalidità. Giovanni si prepara con amara rassegnazione a vivere la propria vecchiaia, ma uno scontro verbale involontario con un giovane sfaccendato gli fa rivivere quel ruolo di carnefice che lo ha già portato e, che probabilmente, lo porterà ancora a farsi giustizia da solo.

Commento

Anziano impiegato sconvolto per l’omicidio del figlio si trasforma in giustiziere. Un capolavoro del cinema classico “all’italiana” dove la commedia si sposa con la tragica rappresentazione di una quotidianità di sopraffazione (massonica o criminale), toccando le corde più intime di un’umanità dolente. Monicelli ci conduce saldamente negli anditi riposti delle nostre aspirazioni e crudeltà, e Sordi è grandissimo nel passare dalla maschera realista del borghese alla complessità barbara del lato oscuro della psiche.

Un borghese piccolo piccolo segna una sorta di resa, di sconfitta. Monicelli comprende che ridere dei vizi degli italiani, ridicolizzarli e sbeffeggiarli, equivaleva ad una manifestazione di fiducia, ad un atto d’amore e ad una speranza sincera nelle loro capacità umane. Dinanzi alla trasformazione della società, rappresentata dalla trasformazione subita da Giovanni Vivaldi, il regista però getta la spugna e afferma l’«irrappresentabilità degli italiani, per perdita irreversibile di tutti i caratteri positivi». In sostanza, non c’è più nulla da sperare, da credere, da ridere. Questo giudizio, insieme al caustico anticlericalismo del regista, è ben rappresentato dalla scena della omelia funebre del prete, nel corso del funerale della moglie del protagonista, ove egli afferma che per chi è “costretto” a conoscere tutte le miserie umane, l’unico giudizio possibile è un decreto di “morte generale”.

Dello humour nero e del tono sardonico e beffardo tipico del regista resta la memorabile scena della stanza di sepoltura comune, dove le bare, alcune delle quali addirittura esplodono, sono ammassate in un paradossale disordine, i parenti pregano davanti ai tumuli sbagliati ed una vedova, dopo che il protagonista, per aiutarla, lancia il mazzo di fiori sulla bara sbagliata, si allontana graziosamente commentando “tanto è lo stesso”.

Il film segna anche una grande interpretazione di Alberto Sordi ed un punto di svolta per la carriera cinematografica dell’attore romano, che per la prima volta scinde il comico dal tragico. Da questo momento in poi infatti si atrofizza la qualità delle sue interpretazioni ispirate alla società italiana, a riprova del fatto che la commedia all’italiana muore anche per l’esaurirsi dei suoi interpreti e delle sue maschere, alle quali era intimamente legata.

È nel contesto storico-politico generale degli anni settanta che Mario Monicelli, confermando la profonda vena politica che permea tutto il suo cinema, abbandona la satira sociale della commedia all’italiana e confeziona un puro film drammatico, attingendo dai problemi della società italiana di quel periodo. Per certi aspetti si potrebbe definire Un borghese piccolo piccolo come l’atto conclusivo della commedia che a partire dalla metà degli anni settanta aveva già intrapreso la sua parabola discendente.

Curiosità

 

 

Il film è stato selezionato tra i 100 film italiani da salvare.

1977 – Festival di Cannes
Nomination Palma d’oro a Mario Monicelli
1977 – David di Donatello
Miglior film
Miglior regista a Mario Monicelli
Miglior attore protagonista a Alberto Sordi
David Speciale a Vincenzo Crocitti
David Speciale a Shelley Winters

1977 – Nastro d’Argento
Migliore sceneggiatura a Sergio Amidei e Mario Monicelli
Miglior attore protagonista a Alberto Sordi
Migliore attore non protagonista a Romolo Valli
Migliore attore esordiente a Vincenzo Crocitti
Nomination Regista del miglior film a Mario Monicelli
1979 – Efebo d’oro
Efebo d’oro a Mario Monicelli

Date di uscita all’ estero

Italy 17 March 1977
Italy 6 May 1977 (Angelo Rizzoli Film Festival)
France 22 May 1977 (Cannes Film Festival)
France 31 August 1977
Belgium 11 January 1979 (Gent)
Colombia 15 August 1979
Hungary 14 February 1980
Portugal 27 January 1981
Greece 10 October 2004 (Panorama of European Cinema)
Argentina 17 April 2015 (Buenos Aires International Festival of Independent Cinema)

Titoli all’ estero

A Very Little Man
Argentina Un burgués pequeño pequeño
Belgium (Flemish title) Hij was een fatsoenlijke burger
Bulgaria (Bulgarian title) Един дребен, дребен буржоа
Brazil Um Burguês Muito Pequeno
Spain Un burgués pequeño, muy pequeño
France Un bourgeois tout petit, petit
Greece (transliterated ISO-LATIN-1 title) O anthropakos
Hungary Egy egészen kicsi kispolgár
Poland Szalenstwo malego czlowieka
Portugal O Pequeno Burguês
Soviet Union (Russian title) Мелкий-мелкий буржуа
World-wide (English title) An Average Little Man

Locations

 

 

Roma

Palude sotto Nazzano

Piazzale Prenestino.

Palazzo Uffici, nel Salone delle Fontane all’Eur, in via Ciro il Grande 10.

via Cavour.

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Titolo originale Un borghese piccolo piccolo
Paese di produzione Italia
Anno 1977
Durata 118 min
Genere drammatico
Regia Mario Monicelli
Soggetto Vincenzo Cerami (omonimo romanzo)
Sceneggiatura Sergio Amidei, Mario Monicelli
Produttore Luigi e Aurelio De Laurentiis
Casa di produzione Auro Cinematografica
Distribuzione (Italia) Cineriz
Fotografia Mario Vulpiani
Montaggio Ruggero Mastroianni
Musiche Giancarlo Chiaramello
Scenografia Lorenzo Baraldi
Costumi Gitt Magrini

Interpreti e personaggi

Alberto Sordi: Giovanni Vivaldi
Shelley Winters: Amalia Vivaldi
Romolo Valli: Dott. Spaziani
Vincenzo Crocitti: Mario Vivaldi
Renzo Carboni: Assassino
Enrico Beruschi: Cameriere
Renato Scarpa: Prete

Doppiatori originali

Isa Bellini: Amalia Vivaldi

FOTO E POSTERS

 

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