Un maledetto imbroglio

Un maledetto imbroglio è un film del 1959 diretto e interpretato dal regista italiano Pietro Germi. La trama è una rielaborazionedel romanzo Quer pasticciaccio brutto de via Merulana di Carlo Emilio Gadda.

Il film inizia con l’inquadratura della fontana di Piazza Farnese con in sottofondo la canzone Sinnò me moro, scritta dallo stesso Germi con la collaborazione di Rustichelli, e cantata da Alida Chelli. In questo modo lo spettatore verrà introdotto subito nell’ambiente popolare romano e capirà di stare per assistere ad un dramma sentimentale di sangue e passione. La successiva scena ha come nucleo focale il condominio dove un caos di voci ripropone grottescamente il “pasticciaccio”, l’imbroglio del romanzo.

Nell’antico palazzo di Piazza Farnese, il commissario Ingravallo sta interrogando il commendatore Anzaloni, collezionista d’arte, che ha subito un furto in casa. Il derubato si mostra stranamente reticente nel rispondere alle domande del commissario che, preso da istintiva antipatia per il personaggio, che appare effeminato ed equivoco, incomincia a sospettare qualcosa di poco chiaro nel furto.

Durante l’interrogazione il maresciallo Saro trova sul pavimento della casa dell’Anzaloni un biglietto del treno per i Castelli romani. Sospettando che sia un biglietto della domestica Assuntina la interrogano arrivando al suo fidanzato, Diomede. Il commissario sospetta che il furto sia stato attuato da Diomede e procede ad interrogarlo. Questi rivela il suo alibi in quanto confessa che rimpolpa i suoi guadagni facendosi pagare per le sue prestazioni a ricche turiste americane. Di questo lavoro straordinario l’ingenua ragazza, prossima alle nozze, non sa niente e Ingravallo spontaneamente sente di doverla proteggere. La turista con cui Diomede confessa di essere stato, nega tutto, per cui il suo alibi cade.

Il commendatore Anzaloni nel frattempo appare sempre più ambiguo in quanto prima chiede di non divulgare il furto ai giornali e poi si dà per malato per non presentarsi al commissariato.

Dopo qualche tempo nello stesso palazzo la vicina di casa del commendatore Anzaloni, la bella signora Liliana Banducci, presso cui lavorava Assuntina, viene scoperta morta dal cugino della vittima, Massimo Valdarena. Ingravallo viene incaricato di indagare e tutto appare strano sia nel comportamento del marito sia in quello del cugino che appaiono come se volessero nascondere qualcosa. Alla lettura del testamento della vittima si scopre che la signora Banducci ha escluso dall’eredità il marito che manifesta una forte contrarietà. Il commissario scopre anche che il cugino si fa falsamente passare per medico, che conosce bene il marito della Banducci contrariamente a quello che invece loro stessi avevano affermato, che dirige un centro estetico che sembra essere piuttosto una casa d’appuntamenti mascherata dove si scopre che una giovane possiede un anello che faceva parte dei gioielli rubati al commendatore Anzaloni che vengono recuperati da un ricettatore ben conosciuto dalla polizia.

Dalle indagini sull’omicidio viene alla luce che sia il cugino che il marito della vittima si spartiscono i favori di un’ex cameriera di casa: Virginia. I sospetti convergono proprio su questi ultimi personaggi ritenuti complici dell’assassinio.

Tuttavia Ingravallo scopre casualmente che la chiave, che la cameriera gli ha dato per entrare a compiere i rilievi di polizia nella casa della vittima, in realtà è una copia, [2] mentre l’originale è nelle mani di Diomede che confessa di essere stato sorpreso durante un tentativo di furto in casa della Banducci e, riconosciuto da questa, di averla uccisa preso dal panico e afferma che Assuntina non sapeva niente di quanto è accaduto.

Il commissario farà arrestare l’assassino ma salverà Assuntina dall’accusa di complicità, impietosito di lei e del figlio che sta aspettando.

Da un’intervista allo sceneggiatore Alfredo Giannetti risulta lo scontro stilistico e caratteriale tra Germi e Gadda: «Le devo dire la verità, che non si è mai detta. “Un maledetto imbroglio” non è nato né da Germi né da me, è nato da Peppino Amato, il produttore, che – siccome questo libro di Gadda, il “Pasticciaccio” aveva avuto, insolitamente in Italia, un successo editoriale importante (poche migliaia di copie, ma in Italia era già tanto) – propose a Germi di trarne un film. (Aveva questo pregio, Peppino Amato: era un uomo ignorante, ma con un senso pratico sbalorditivo, un istinto…) Germi ne lesse metà e poi gli disse: «Senti, ma chi è l’assassino? Io non sono riuscito a capire, sono arrivato a metà. Pieno di parole complicate…» Non l’ha mai letto. Ma la cosa abbastanza curiosa è che per il Pasticciaccio noi abbiamo avuto due Nastri d’Argento, di cui uno per il soggetto originale. Cosa incredibile, ma giusta. E ricordo che Gadda (un uomo timidissimo e simpaticissimo, straordinario) aveva una gran soggezione di Germi, e Germi aveva una gran soggezione di lui. Per cui, mi ricordo, Gadda veniva, vedeva delle scene, e a un certo punto diceva: «Senta Giannetti, che nome avete dato a quel personaggio?» Adesso non mi ricordo che nome era. E lui: «Ah, non si potrebbe cambiare, non so, in Carpedoni?» Lui aveva questa cosa di fare sempre delle associazioni con gli animali. «Perché sembra una carpa. Carpedoni…» E io: «Sì, sì, dopo glielo dico a Germi. Sì, sì, in doppiaggio si può cambiare».

Titolo originale Un maledetto imbroglio
Paese di produzione Italia
Anno 1959
Durata 120 min
Colore B/N
Audio sonoro
Genere noir
Regia Pietro Germi
Soggetto Carlo Emilio Gadda
Sceneggiatura Alfredo Giannetti, Ennio De Concini, Pietro Germi
Produttore Giuseppe Amato
Distribuzione (Italia) Cineriz
Fotografia Leonida Barboni
Montaggio Roberto Cinquini
Musiche Carlo Rustichelli
Costumi Bona Magrini
Trucco Raffaele Cristini, Leandro Marini

Interpreti e personaggi
Pietro Germi: commissario Ingravallo
Claudia Cardinale: Assuntina
Franco Fabrizi: Valdarena
Cristina Gaioni: Virginia
Claudio Gora: Remo Banducci
Eleonora Rossi Drago: Liliana Banducci
Saro Urzì: maresciallo Saro
Nino Castelnuovo: Diomede
Ildebrando Santafe: Anzaloni
Peppino De Martino: il dottor Fumi
Silla Bettini: il brigadiere Oreste
Rosolino Bua: il Parroco dei 4 Santi
Loretta Capitoli: Camilla la beduina
Nanda De Santis: Zamira la sdentata
Gianni Musy: 1° ladro – Retalli
Toni Ucci: 2° ladro – Er Patata
Vincenzo Tocci: 3° ladro – Filone
Pietro Tordi: direttore cottage Verbania
Antonio Acqua: Generale Pomilia
Maria Saccenti: signora Pomilia
April Hennessy: la ragazza americana
Rina Mascetti: la cassiera che telefona a Banducci
Antonio Gradoli: maresciallo Mariano

Doppiatori originali
Rita Savagnone: Assuntina
Giuseppe Rinaldi: Valdarena
Maria Pia Di Meo: Virginia
Lydia Simoneschi: Liliana Banducci; Zamira la sdentata
Massimo Turci: Diomede
Wanda Tettoni: anziana vicina dei Banducci
Manlio Busoni: il reverendo dei 4 santi
Cesare Fantoni: il maresciallo dei Carabinieri

Premi
2 Nastri d’Argento 1960: migliore sceneggiatura, migliore attore non protagonista (Claudio Gora)
Globo d’oro (1960) al Miglior film

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